Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+

Su Il Giorno di oggi, il commento di Mario Consani sul libro a cura di Gegia Celotti per l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia “Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+”, per il quale ho scritto anch’io un piccolo contributo.
Il libro è scaricabile gratuitamente dal sito www.odg.mi.it
Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+

Parole o-stili di vita. Media e persone LGBTQIA+

“Parole o-stili di vita. Media e persone Lgbtqia+”

Molto soddisfatta del panel on-line di questa mattina per il Festival Glocal, partito da una pubblicazione a cura di Gegia Celotti
per l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia – “Parole o-stili di vita. Media e persone Lgbtqia+”.
Hanno partecipato Franco Grillini, Barbara Mapelli, Paolo Pozzi, Ilaria Li Vigni.
Un’importante occasione di discussione e confronto su come i linguaggi e la scelta delle parole risultino determinanti in un’ottica di inclusione e rispetto.
Grazie a tuttǝ!

Teenager transgender | La storia di Jazz Jennings

Chi è Jazz Jennings?

 

Jazz Jennings, teenager transgender

Jazz Jennings è uno dei primi casi di transizione MTF (Male to Female, da uomo a donna) documentati in età infantile nella storia del mondo.

Ha intrapreso, con il sostegno della famiglia, la sua transizione a soli cinque anni. A undici ha iniziato ad assumere farmaci bloccanti della pubertà, ma aveva soltanto sei anni quando nel 2007 la sua storia fu resa pubblica da Barbara Walters, celebre conduttrice televisiva statunitense. Attivista per i diritti LGBT, è nota per le sue battaglie per l’istituzione del genere neutro in scuole e bagni pubblici, ed è co-fondatrice onoraria della fondazione TransKids Purple Rainbow, che supporta le famiglie di bambini e adolescenti transgender e si dedica alla sensibilizzazione sulla variabilità di genere nelle scuole.

Nel 2015 diventa la protagonista di I am Jazz, il primo reality show dedicato a una teenager transgender, trasmesso dal canale TLC di Discovery Communications. Il programma è arrivato anche in Italia con il titolo Io sono Jazz sul canale Real Time. Divenuta diciottenne, oggi lei racconta ai media l’esperienza dell’intervento di riattribuzione di genere (“gender confirmation surgery”, chirurgia di conferma del genere) cui si è sottoposta lo scorso giugno. “Ѐ stato come un sogno” ha dichiarato. “Questa è davvero l’ultima cosa che validerà la mia identità di donna” dice durante la sua intervista per il canale ABC News, “Non ci sarà nient’altro dopo questo”.

 

Si può essere transgender da bambini o adolescenti? È giusto avviare un blocco della pubertà a soli 11 anni?

 

“TransKids”: bambini transgender

 

La storia di questa ragazza colpisce e suscita in me interrogativi di natura etica: è giusto esporre una bambina così piccola e gettarla in pasto al tritacarne mediatico, trasformandola in una star? Quanto il business legato ai servizi per i percorsi di transizione e la loro spettacolarizzazione attraverso i mezzi d’informazione contribuiscono all’affermazione dei diritti LGBT nella società civile americana e nel mondo occidentale? Quanto siamo sdoganati nella misura in cui i nostri sudati e sacrosanti diritti alimentano un business? Quanto i mass media danno alla causa, rendendo la realtà transgender mainstream e alla portata di tutti, e quanto invece ci tolgono cannibalizzando le nostre vite?

A chi accusa la madre e il padre di Jazz di averla in qualche modo indotta a essere transgender per assecondare un loro desiderio, lei risponde con fermezza: “Io odio quando le persone insinuano che i miei genitori mi hanno convinto di essere transgender solo perché loro volevano una ragazza, e non un ragazzo. […] Loro hanno soltanto accolto e amato me per ciò che io ero. Loro non mi hanno forzato a fare nulla. Non mi hanno mai forzato a fare nulla. […] Io sono una ragazza. Una ragazza.”

 

Perché si parla di “sfruttamento e spettacolarizzazione delle vite delle persone trans”?

 

 

Non ho mai conosciuto un’altra persona transgender, pubblicamente visibile in Italia, che non abbia ricevuto proposte per interviste, comparsate a un qualche programma televisivo o articoli per la carta stampata. Molte persone transgender, negli anni, hanno accettato di esporsi facendo qualcosa di positivo per se stesse e per l’avanzamento di un immaginario collettivo positivo legato alla nostra condizione. Molte, invece, si sono poi pentite amaramente, abbagliate dalle luci della ribalta e consapevoli soltanto a posteriori della bieca strumentalizzazione delle loro vite a tutto vantaggio di altri. E se è vero che tanto dipende dalla serietà dell’emittente o della testata che realizza il contributo, a giocare grandemente è anche l’equilibrio della persona, che in un momento di fragilità potrebbe più facilmente cedere al “canto delle sirene” della vanagloria.

 

Qual è l’importanza dei “role model” per le persone transgender e per le loro famiglie?

 

Al di là di ogni considerazione critica sulle strumentalizzazioni che possono aver avuto luogo e dei soldi che ne possono essere stati ricavati, rileva il fatto che Jazz Jennings è oggi un modello di riferimento che ha aiutato moltissime famiglie che, fra le atre cose, possono oggi disporre di spazi e iniziative a loro dedicate come i libri di favole rivolti ai bambini transgender del sito transkids.biz. Mentre Donald Trump sostiene che le persone transgender “non esistono, il sesso è determinato da elementi biologici”, annunciando un giro di vite sui diritti già acquisiti, sotto la precedente amministrazione Obama il dibattito sulla liceità dei percorsi di transizione di bambini e adolescenti transgender ha preso forza. Da Stati Uniti, Nord Europa e Regno Unito la sua eco dilaga ormai nel resto del mondo occidentale Italia compresa, ultimo in ordine di tempo un articolo uscito su Corriere.it. Il tema è stato affrontato con molta intelligenza anche nel film belga “Girl” di Lukas Dhont, che racconta la tenacia, l’impazienza ma anche l’incoscienza e la determinazione di Lara, studentessa di danza classica che a soli quindici anni battaglia per fare sì che il suo corpo le somigli il più in fretta possibile.

 

Qual è la situazione in Italia?

 

Le richieste di accesso ai percorsi di transizione da parte delle famiglie interessate sono in aumento, e alimentano un vero e proprio fenomeno di rilevanza internazionale che necessiterebbe, nell’approccio da parte delle istituzioni di competenze trasversali (mediche, giuridiche, sociali, culturali, politiche); visioni non dogmatiche; esperienze dirette e documentate con la realtà delle persone transgender; grande onestà intellettuale e capacità di sospendere giudizi e pregiudizi. Non si può e non si deve essere ideologici e rigidamente “pro o contro” il blocco della pubertà, o pensare di imporre dall’alto un limite di età in modo del tutto arbitrario. Ogni caso richiede un’attenta valutazione da parte dell’adolescente, della famiglia, dei medici e di professionisti adeguatamente formati e competenti, senza dimenticare l’importanza rivestita dalle scuole e dagli insegnanti.

 

Non posso non guardare Jazz Jennings con affetto e grande immedesimazione. Io stessa iniziai ufficialmente la mia transizione a soli 19 anni, rivolgendomi a un ospedale pubblico milanese dopo aver iniziato a vivere come ragazza (con un vestiario e un look femminili) a 17, ancora minorenne ma con il sostegno della mia famiglia. Era la fine degli anni ’90, prima dell’arrivo di internet e dei social network. Ero quindi immersa in una dimensione completamente diversa da quella odierna.

A distanza di quasi vent’anni, posso dire con fermezza che se allora ci fosse stata la possibilità di accedere prima alla mia transizione la mia vita sarebbe stata migliore, perché mi sarei risparmiata anni di sofferenze e certamente le avrei risparmiate a chi mi stava vicino. Per questo oggi, pur con tutta la prudenza e la cautela necessarie nella valutazione del percorso, e ribadendo che i percorsi di transizione devono essere intrapresi solo sotto controllo medico e in strutture legalmente riconosciute e accreditate, sostengo la possibilità per gli adolescenti di accedere ai percorsi di transizione. Li invito al contempo a tutelarsi da ogni strumentalizzazione e dalla tentazione di rendere pubblico sotto qualsiasi forma il loro percorso senza avere prima ben riflettuto su tutte le conseguenze possibili, che possono sfuggire di mano senza via di scampo.

Formazione su transessualismo e variabilità di genere presso State Street Bank

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Transessualismo

L’incontro con la dott.ssa Monica Romano sarà un momento prezioso per conoscere aspetti legati alla
identità di genere e alla transessualità nel mondo del lavoro.
La dott.ssa Monica Romano consegue la Laurea magistrale in Scienze Politiche, indirizzo sulle relazioni
industriali e la gestione delle risorse umane, con una tesi dedicata alla transessualità nella società e nel
lavoro. L’anno successivo l’editore Silvio Mursia trasformerà la tesi in un saggio: “Diurna. La transessualità
come oggetto di discriminazione” (2008, Costa & Nolan).
Pubblica altri due libri: il romanzo di formazione “Trans. Storie di ragazze XY” (2015) – nel quale ha
raccontato la sua esperienza autobiografica in un’ottica sociale, culturale e divulgativa – e il memoir
militante “Gender (R)Evolution” (2017), entrambi pubblicati per i tipi di Ugo Mursia editore. Negli anni dal
2016 al 2019 ha organizzato numerose presentazioni in tutta Italia.

LGBT e Diversity. Formazione presso Discovery Italia

 

 LGBT e Diversity: dalla rappresentazione all’inclusione.

L’incontro formativo si terrà giovedì 28 giugno alle 16.30 presso Discovery Italia, Via Uberto Visconti di Modrone, 11, Milano.

 

LGBT Flag Button with Business Concept Stick Figures

 

 

Discovery ha fatto della “capacità di raccontare il mondo attraverso le storie delle persone” la sua mission, individuando nel “real life entertainment” un efficace strumento di intrattenimento intelligente e divulgazione.

Come il racconto di vita delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) può cambiare l’immaginario collettivo e la gestione delle relazioni aziendali, favorendo una maggiore inclusione? Quanto il linguaggio e la scelta delle parole plasmano e modificano la realtà – a partire dai luoghi di lavoro – e risultano determinanti per una  rappresentazione corretta e rispettosa delle differenze anche a livello comunicativo e mediatico? Perché l’inclusione migliora  il team working ed è una pratica virtuosa a tutti i livelli aziendali?

L’incontro sarà tenuto dalla dott.ssa Monica Romano, HR Administrator, attivista per i diritti LGBT e scrittrice.

Hande Kader, la transgender uccisa dal regime di Erdogan – Estratto dal libro “Gender (R)Evolution”

“Due fanciulle contro un gippone che avanzava, Hande e la sua amica, sedute al centro di una strada
di Istanbul. Un’immagine improvvisamente resa più nitida, come messa a fuoco, dal silenzio e dalla tensione: le ragazze stavano impedendo il passaggio della camionetta e bloccando le operazioni di sgombero.
Attorno a loro altri dimostranti che esorcizzavano la paura gridando slogan a ripetizione, sventolando
bandiere rainbow e battendo le mani a sostegno di quelle pasionarie che facevano la Storia.
Un getto violento sparato da un idrante colpiva la compagna di Hande, che rispondeva lanciando una
scarpa contro la camionetta in un confronto impari.
Ammiravo la determinazione di quella giovane donna, pensando che lei fosse un’altra Sylvia Rae Rivera,
la sua incarnazione. Partivano poi le schioppettate di gas lacrimogeno su Hande che – mentre gli altri manifestanti fuggivano veloci – tentava di resistere con il braccio davanti al naso e alla bocca, per poi abbandonare il campo in cerca di aria.


«So che i morti non parlano, ma io sono te e tu sei me! E quando sentirai il mio silenzio, fai che la nostra voce diventi più forte!»


Hande non rinunciava alla sua lotta. Affiancata dalla fedele amica, ritornava in campo imprecando e
zoppicando, contro un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa. Lei si dimenava, gridava, ormai allo
stremo delle forze, visibilmente frustrata e impotente contro quel branco di maschi, caschi bianchi e divise
nere che non si contavano, contro quel muro invalicabile di scudi e disprezzo, contro l’insostenibilità di
quel confronto senza alcuna possibilità di vittoria.
Lei non poteva nulla, era lampante, e gli sguardi divertiti dei suoi nemici assieme alle sue lacrime mi provocarono un singhiozzo. La sua alleata veniva portata via da altre attiviste e lei – questa volta sola – dopo essersi guardata attorno, indomita, si rimetteva a terra.
Ormai scarmigliata, con il trucco disfatto e il fiato corto, si asciugava il viso, rimettendosi le scarpe e
aspettando, con lo sguardo lucido ma disorientato, l’inevitabile esito della sua azione.


«Ho avuto la sfortuna di vivere in un mondo molto ingiusto e di combattere in un paese che vuole togliermi
la voce»


Due agenti iniziavano a marciare verso di lei in modo deciso. Uno dei due la indicava con l’antenna
della ricetrasmittente senza nemmeno guardarla, come si farebbe con una cosa abbandonata in strada.
L’altro sbirro impugnò il fucile e, mentre Hande si faceva scudo con le braccia, iniziò a spararle addosso,
sulle gambe, gas lacrimogeno.
In quei momenti drammatici la ragazza non poteva sapere che il suo volto, la sua bellezza fiera, le onde
di capelli castani illuminate da bagliori ramati, le sue lacrime piene di astio, la sua disperata opposizione
a quegli stupidi idranti, ai lacrimogeni, al maledetto regime che stritolava vite e libertà, avrebbero fatto
il giro del mondo.”

Estratto dal libro Gender R- Evolution di Monica Romano per Ugo Mursia Editore, 2017.

La retorica del “razzismo al contrario”

Tutta l’insopportabile retorica del #RazzismoAlContrario non è altro che una pratica dialettica – vecchia quanto la discriminazione – utilizzata per tappare la bocca delle #minoranze.

Sei una donna e denunci le diseguaglianze di #genere?
Vieni accusata di odiare gli uomini.
Denunci lo sfruttamento nel lavoro dei #migranti?
Ce l’hai con gli italiani.
Sei #LGBT e chiedi il matrimonio egualitario?
Vuoi demolire la famiglia eterosessuale.
Sei #transgender e denunci meccanismi di oppressione legati alla tua condizione? Ce l’hai con le persone #cisgender.

Così il problema diventi tu e non il fenomeno discriminatorio e oppressivo in sè, che è invece il problema reale.

Si chiama colpevolizzazione del vittima, ed è un meccanismo insidiosissimo e dal quale proteggersi, soprattutto quando si fa politica e attivismo per i diritti e l’identità personale di una minoranza.