Le persone transgender scrivono a Beppe Sala

Lettera aperta al Sindaco Beppe Sala
Le persone transgender a Milano: quale prospettiva di dialogo con le istituzioni della città?

Alla cortese attenzione degli Assessori Filippo del Corno, Laura Galimberti, Lorenzo Lipparini, Gabriele Rabaiotti, Cristina Tajani, Roberta Cocco

Gentilissimo Sindaco,
gentilissimi Assessori,

vogliamo anzitutto ringraziarvi per il vostro sostegno al Milano Pride – manifestazione alla quale il nostro circolo ha contribuito assieme a tante altre sigle e soggettività – che sempre più diventa evento della città tutta e non di un solo gruppo o di una categoria di persone. Abbiamo accolto con gioia quegli Assessori che hanno deciso di marciare al nostro fianco dietro lo striscione che quest’anno ha aperto la manifestazione con uno slogan significativo: “La prima volta fu rivolta!”. Nel ricordare il cinquantennale della nostra storia politica, quest’anno abbiamo voluto riconoscere l’importanza che la “T” ha avuto e ha tutt’oggi nell’acronimo “LGBTIQIA+”, ricordando che le persone transgender ebbero e hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro movimento.
Dal 2013, presso la nostra associazione, il Circolo culturale Alessandro Rizzo Lari, abbiamo avviato uno spazio denominato “Progetto Identità di Genere”, che offre supporto, orientamento e accoglienza a centinaia di persone transgender e gender non conforming a titolo del tutto gratuito e basandosi esclusivamente sul lavoro di volontari e sulle modestissime quote di tesseramento del Circolo per il pagamento degli spazi. Lavoriamo e operiamo presso la sede dello storico gruppo di cristiani omosessuali “Il Guado” in via Soperga 36.
Come realtà di persone che ogni anno segue e supporta concretamente la popolazione transgender, intendiamo avviare un dialogo con le istituzioni e con il Comune di Milano, sicuri di trovare ascolto. Riteniamo infatti che i tempi siano maturi perché Milano dialoghi istituzionalmente con quelle persone transgender che sono, prima di tutto, cittadine e cittadini.
Crediamo fermamente che l’integrazione della persone transgender passi primariamente dal lavoro. Le persone transgender restano infatti le più colpite dalle discriminazioni, perché più visibili e identificabili: le barriere all’ingresso del mercato del lavoro – a dispetto della sempre maggiore mediatizzazione della realtà transgender – esistono e resistono. In parole semplici, le persone trans vengono ancora scartate ai colloqui di selezione a causa dei pregiudizi e subiscono mobbing sul posto di lavoro.
Ancor più complessa e non semplice è la gestione di rapporti di lavoro autonomo e lo svolgimento di libere professioni, dove è il rapporto con i clienti a presentare criticità, anche se le cause alla radice dei problemi sono note: pregiudizio e stereotipi ancora radicati, diffusissimi e duri a morire. Riteniamo che una città come Milano debba promuovere politiche attive per la ricerca del lavoro – in un’ottica di Diversity & Inclusion ma anche sindacale – perché il lavoro è il primo motore dell’integrazione sociale delle persone transgender (e non solo) e il primo diritto fondamentale negato ad una buona fetta della comunità trans.
Riteniamo inoltre essenziale operare in scuole e università, favorendo in ogni modo i percorsi scolastici delle persone transgender che – troppo spesso, ancora oggi – abbandonano gli studi a causa del bullismo e dell’impreparazione del personale della scuola. Riteniamo essenziale promuovere cultura, perché per troppo tempo la condizione transgender è stata chiusa nella bolla della medicalizzazione e della patologicizzazione, oltre che di un controproducente pietismo.
Oggi, finalmente, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che la condizione transgender e gender non conforming non è una malattia mentale e occorre che i governi di tutto il mondo diano seguito a questa importante decisione storica. Insomma, più libri e meno medici, nelle vite delle persone transgender.
Non ci piace l’idea – sostenuta da alcuni – di creare a Milano un consultorio o servizio “dedicato” alle persone transgender finanziato con soldi pubblici, idea di spazio, a nostro avviso, troppo ghettizzante: si farebbe un favore ai benpensanti che preferiscono le persone transgender relegate dietro a rassicuranti quanto anacronistici steccati.Spazio che peraltro, potenzialmente, potrebbe favorire conflitti di interesse dannosi. Ad esempio, non riteniamo virtuosa la possibile dinamica per la quale potrebbero ricevere più finanziamenti i consultori che tengono per più tempo le persone all’interno dei loro servizi perché, di fatto, andrebbe a penalizzare l’utente finale che negli intenti si vorrebbe tutelare: la persona transgender che oggi, a ragione, chiede percorsi snelli, veloci e al passo con i tempi. Riteniamo invece urgente e imprescindibile la formazione del personale sanitario in ASL e ospedali, nei luoghi dove la cittadinanza tutta viene assistita e curata, e – pur comprendendo che la competenza in ambito sanitario è regionale – siamo sicuri che una città come Milano potrà fare la differenza nell’avviare delle buone prassi.
Riteniamo che si debba guardare al futuro e ragionare di conseguenza: ormai in molti paesi del mondo, le persone transgender ottengono il cambio di nome e di genere senza passare da medici e tribunali. Auspichiamo e ci aspettiamo che molto presto anche l’Italia riveda l’ormai datata legge n° 164/82 recependo i nuovi orientamenti che sempre più – in Europa ma non soltanto – stanno rendendo l’agibilità al genere di elezione un diritto e non più una concessione, e che si adeguino, come già sta accadendo grazie alle sentenze degli ultimi anni della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, le prassi giurisprudenziali. Milano può e dovrà essere il faro italiano di questa evoluzione. In un futuro non lontano, a chi deciderà di accedere a percorsi che prevedono la medicalizzazione del corpo (non tutte le persone transgender scelgono la medicalizzazione, va ricordato), occorreranno semplicemente buoni e competenti medici endocrinologi e una buona équipe di medici chirurghi. Tutti le altre professionalità – psicologi, psichiatri, counselor e avvocati – saranno presto obsolete e anacronistiche in relazione alle persone transgender che – sempre di più – otterranno il giusto diritto all’autodeterminazione. Questo processo porterà non solo a non notevole snellimento degli iter di transizione, ma anche a un risparmio notevole per la persona transgender e per la collettività in termini di spese da sostenere.
Riteniamo che si debba lavorare a buone e trasparenti convenzioni che premino i professionisti che praticano tariffe calmierate, che lavorano in modo etico e i cui curricula siano attentamente esaminati, perché a Milano esiste il problema di un business che sui percorsi di transizione – nel privato – si è venuto a creare. Non vogliamo fare ingiuste generalizzazioni, esistono molti professionisti validi ed etici, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a un problema che certamente a Milano esiste.
Vale la pena di ricordare che l’Assessorato alle Politiche Sociali non è il solo destinatario della nostra lettera aperta, ma che abbiamo coinvolto anche l’Assessorato alle Politiche del Lavoro, quello alla Cultura e quello all’Istruzione. Questo perché, per rendere effettivo il godimento dei diritti civili, occorre un lavoro il più possibile trasversale. Il passo successivo sarà per noi la disintermediazione della gestione politica delle questioni che riguardano le persone transgender, modificando il mix a vantaggio del lavoro e della cultura, invece che della “cura di una patologia” che non è mai stata tale e che finalmente l’OMS ha inquadrato nella giusta luce. Vorremmo passare dal ruolo di “operatori” a quello di “interlocutori”, vorremmo eliminare filtri e satelliti e sappiamo che questo porterà importanti risultati.
Crediamo che la nostra città potrà e vorrà confermare la sua meritata fama di capitale dei diritti civili e restiamo a disposizione del Sindaco e della Giunta per tutti i chiarimenti che dovessero rendersi necessari.

Monica Romano – Donna transgender, attivista, scrittrice, candidata nel 2016 per il Consiglio Comunale a sostegno di Beppe Sala Sindaco

Circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk)

Nathan Bonnì, Laura Caruso e Daniele Brattoli per il Progetto Identità di Genere

Presentazione di Gender (R)Evolution a Piacenza

Il 17 maggio – in occasione dell’IDAHO International Day Against Homophobia, Transphobia & Biphobia – ci vediamo alla Camera del Lavoro di Piacenza – CGIL per la presentazione del mio ultimo libro Gender (R)Evolution per Ugo Mursia Editore.
Con me relazionerà il professor Antonio Prunas, Sessuologo, Psicoterapeuta.
Ringrazio Agedo Nazionale per l’invito e per l’organizzazione dell’evento.

Presentazione del libro “Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione”

Sabato 23 marzo 2019 alle 18:30 presso Il Guado – Via Soperga 36

Evento Facebook

Sarà presente l’autrice Monica J. Romano.
Presenta e modera Nathan Bonnì.
Intervengono Rosaria Guacci, Silvia Molè e Laura Caruso.

In una stagione che vede i movimenti LGBT e femministi attraversati e animati da accesi confronti su temi sensibili e divisivi (pensiamo in particolare a GPA, sex working e genitorialità), le persone transgender risultano troppo spesso essere oggetto di (spesso disinformate) discussioni in atto ma (quasi) mai soggetti ascoltati che esprimono e definiscono uno sguardo sul mondo.
Il Circolo culturale Rizzo Lari, da anni promotore a Milano di visioni e comunità sovversive di norme/ teologie e simpaticamente (ma autenticamente) controcorrente, sceglie di ribaltare la prospettiva e di trasformare gli oggetti delle disinformate narrazioni in soggetti narranti, restituendo la parola alle pensatrici e ai pensatori transgender.

Ripartiamo da una delle nostre teoriche, Monica J. Romano, donna transgender e attivista, responsabile del Progetto Identità di Genere e consigliera onoraria dell’associazione e dal suo saggio “Diurna”, pubblicato nel lontano aprile 2008 da un coraggioso piccolo editore milanese.

Nel considerare le cause della marginalizzazione delle persone trans* nella società occidentale, il saggio si sofferma sui temi che seguono, che saranno oggetto della discussione che seguirà la presentazione:

* il fenomeno della discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro, sia per ciò che concerne la ricerca di un lavoro (la discriminazione all’ingresso del mercato del lavoro), sia per il mantenimento del posto di lavoro (il fenoneno del mobbing);

* il fenomeno della discriminazione presso le agenzie di socializzazione, come la scuola e l’università;

* il distorcimento e l’alterazione della realtà transgender nell’immaginario collettivo ad opera principalmente dei mass media, che per anni hanno promosso un’idea delle persone trans* ad uso e consumo della morbosità di lettori e telespettatori e tralasciato invece, fatte salve rare eccezioni, un’informazione corretta sulle tematiche legate all’identità di genere;

* il binomio “transgender = prostituta” presente nell’immaginario collettivo, le sue origini e le ricadute sulla vita quotidiana delle persone transgender;

* il tema della transfobia e l’elevatissimo tasso di omicidi di persone transgender, soprattutto donne, silenzioso massacro che ogni anno raggiunge numeri impressionanti;

* l’importanza dell’esistenza di associazioni e gruppi transgender dove le persone possano confrontarsi e interagire;

* l’istanza di depsichiatrizzazione della condizione trans*;

* l’elaborazione di una cultura transgender, di nuove visioni e linguaggi, in un’ottica di decostruzione del sistema culturale e di significati binario nel quale siamo immersi;

* la transfobia interiorizzata e la ricerca dell’invisibilità sociale da parte di molte persone transgender;

* l’analisi dell’apporto che ci viene offerto dalla storia e dall’antropologia, di quelle culture anche millenarie che prevedevano generi alternativi al binomio uomo/donna, dell’esistenza quindi di persone e culture “transgender ante litteram”;

* l’elaborazione di un manifesto politico, il “Manifesto per la libertà di genere”, che concludeva il libro auspicando una rivoluzione delle coscienze e, conseguentemente, del sistema sociale e culturale.

8 marzo: presentazione di “Dolore Minimo” di Cristina Vivinetto

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere il muro del silenzioso tabù culturale. 
La giovane autrice Giovanna Cristina Vivinetto racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di un caso letterario.

Dialoga con l’autrice la scrittrice Monica Romano

Gender (R)Evolution: incontro al liceo classico Berchet di Milano

In data 7 febbraio 2019 Monica J. Romano è stata ospite degli studenti del liceo classico Berchet di Milano per un confronto/ dibattito sui temi affrontati nel suo ultimo libro Gender (R)Evolution per Mursia.

L’incontro è stato molto positivo. Prevalentemente ragazze (un dato che deve farci riflettere), presente un giovane professore di inglese, età dai 14 ai 16/17 anni, molte domande ragionate e interessanti.

Il dialogo con i ragazzi rappresenta una delle sfide più importanti e ambiziose, quella per un futuro senza esclusioni e discriminazioni.

Presentazione della rivista “Leggendaria” (n° 132)

Sabato 2 febbraio alle ore 18:30 presso la Libreria Antigone di Milano presentazione del numero 132 della rivista Leggendaria.Con Giuliana Misserville, curatrice del numero 132 di Leggendaria, dialogheranno Barbara Mapelli e Monica J. Romano.

Barbara Mapelli da tempo si occupa di tematiche legate alle culture e pratiche di genere, in particolare legate al’ambito educativo e sociale. Da alcuni anni si è avvicinata alle realtà lgbtqia poichè ritiene che le riflessioni sulle identità sessuali (anche per rifiutarne la definizione) siano centrali per una trasformazione positiva che coinvolga tutte e tutti. Monica J. Romano, scrittrice e attivista, ha recentemente pubblicato “Gender (R)Evolution“.


Trans/Scritture
Il Tema di questo numero, curato da Giuliana Misserville, è dedicato alle “Trans/Scritture”: come figure, vite concrete e narrate stanno cambiando l’immaginario del nostro presente attraverso la letteratura, il cinema, la Tv e il teatro. Questioni da mettere in agenda non solo per comprendere fenomeni che tuttora in Italia sono generalmente considerati marginali – oltre che fortemente osteggiati – ma anche per riposizionarsi sul fronte delle molte identità in gioco. Al Tema hanno contribuito Lidia Curti, Liana Borghi, Federica Fabbiani, Luisa Ricaldone, Gabriella Musetti, Paola Bono, Serena Guarracino, Monica Luongo e Cristina Giudice. Con un’intervista di Elisa Coco a Porpora Marcasciano.
Leggendaria celebra poi il centesimo anniversario della morte di Rosa Luxemburg e dedica ampio spazio alla figura della pittrice Artemisia Gentileschi. Alcune grandi scrittici (Antonella Anedda, Michela Murgia, Muriel Spark, Ali Smith) vengono messe sotto i riflettori. E poi ci sono le Strenne per gli Under-15, le Letture e le imperdibili Rubriche.
Ma questo è un numero doppio, anzi ben di più, perché alla rivista è allegato un Supplemento di 80 pagine dedicato alla figura e alla scomparsa di Bia Sarasini.






Il femminismo TERF e le “haters” sul web: quando la radicalità diventa violenza

Queste sono le parole con le quali quella che suppongo essere – posso solo supporlo perché il profilo che ha postato il commento è molto probabilmente falso – una (sedicente) femminista mi ha appellato ieri in una discussione pubblica sulla bacheca di un amico:


Assieme a diversi messaggi anonimi, più o meno dello stesso contenuto ma di ben più forte tenore che ho ricevuto nel corso del 2018 e a un hackeraggio del mio sito web (impossibile identificare i responsabili, mi ha detto la mia webmistress Laura Nicolini, che ringrazio… ma in più di dieci anni che sono sul web è la prima volta che mi succede una cosa del genere, peraltro poco dopo la pubblicazione di un articolo sul femminismo trans-escludente #TERF… tutte casualità? Forse sì, forse no), queste parole hanno delineato – a detta di una cara amica che mi aiuta sempre a riflettere in modo più distaccato e meno emozionale – un attacco più o meno sistematico e organizzato, ma certo reiterato, a opera di #haters.

Ora, perché decido di rendere pubblico tutto questo?
Perché con le parole si può fare molto male alle persone, e gli (e le) haters vanno fermati.

Quando dico “fare del male” non penso a me, che da vent’anni ci metto nome, cognome e faccia nella battaglia per i diritti delle persone #transgender e che manco le frotte di bulli – grandi, grossi e cattivi! – da adolescente m’hanno mai abbattuto, figuriamoci quattro #TERF che nemmeno hanno il coraggio di firmarsi e che una risata, un bel giorno, seppellirà… 😉

Mi riferisco a tutte quelle ragazze o donne transgender legittimamente più fragili e meno ciniche/scafandrate della sottoscritta, che nel #femminismopotrebbero – dovrebbero poter! – pensare di trovare una casa.

Credo sia ora di denunciare pubblicamente e a voce alta certe “espressioni” che hanno il solo scopo di umiliare, ferire, intimorire, silenziare, escludere.

Come sempre, una doverosa puntualizzazione: quello a cui io faccio riferimento in questo post non è il femminismo. Queste sono degenerazioni del femminismo veicolate da singole persone, cosa ben diversa.
Certo sarebbe auspicabile, a mio modesto avviso, che il femminismo “ufficiale” prendesse le distanze da queste #haters che minano la possibilità di una dialogo genuino fra soggettività ed esperienze.

Una della battaglie per le quali senz’altro mi spenderò nei prossimi anni, sarà quella dell’inclusione delle donne transgender nel femminismo, come a dire: quando pensate di demolirci offendendoci e denigrandoci, sappiate che ci rendete soltanto più forti e determinate.

Il pensiero transgender riparte dalla sua stessa “presa di parola”: articolo per la rivista Pride

Articolo per la rivista Pride con intervista a Porpora Marcasciano sul seminario “Transiti, tracce e intrecci di rivoluzioni”, tenutosi al MIT di Bologna il 2 dicembre 2017.

Per leggere l’articolo, cliccare sul link sottostante:

Salotto letterario: Monica J. Romano presenta Gender (R)Evolution, Monte San Savino, 12 gennaio 2019 (Festival dei Diritti)

Sabato 12 gennaio, alle ore 18:00, sarà la scrittrice e attivista del movimento per i diritti LGBT Monica J. Romano, a presentare il suo libro “Gender (R)evolution” edito da Mursia. Dalla rivolta di Stonewall all’uccisione dell’attivista Hande Kader, passando per le battaglie del movimento LGBT italiano, Monica J. Romano racconta in prima persona la storia di quel lungo percorso di affermazione delle libertà individuali che ha visto protagonisti il movimento e la comunità transgender italiana e internazionale. Un libro di memorie che invita a riflettere e ad affrontare diffidenze e luoghi comuni, ma anche un testo informativo utile, nel tema del Festival dei Diritti, a chiarire significati e concetti, contro ogni mistificazione e pregiudizio. L’incontro, che sarà moderato da Veronica Vasarri (Chimera Arcobaleno), si svolgerà presso il Cassero di Monte San Savino sempre con ingresso gratuito.
Informazioni presso Officine della Cultura, via Trasimeno, 16. Tel. 0575 27961 – 338 8431111 – http://www.officinedellacultura.org.

Bambini e minori transgender: la storia di Jazz Jennings

Il mio articolo, dedicato a Jazz Jennings e al tema dei minori transgender, per gli amici di PRIDE (www.prideonline.it), tornati nella versione online (visitate il sito, merita davvero).
Un ringraziamento a Frank Semenzi, Marco Albertini e a tutta la redazione, fra i pochissimi ad avermi concretamente sostenuto negli anni con la promozione dei miei libri, ad maiora!

Per leggere l’articolo, cliccate su questo link: https://www.prideonline.it/2017/10/29/all-that-jazz/