Corso on-line “Transessualismo, transgender e identità di genere. Un approccio sociale e culturale”

Corso on-line “Transessualismo, transgender e identità di genere. Un approccio sociale e culturale”

Atteznzione: materiale coperto da copyright e depositato alla S.I.A.E. |  Proprietà intellettuale esclusiva di Studio Romano

Per informazioni su date e costi del corso scrivere a: info@monicaromano.it

 

 

  • Che cosa significa la parola “transessuale”?
  • Qual è il significato del termine “transgender”?
  • Chi sono le persone transessuali, transgender e di “genere non conforme”?
  • Che cos’è l'”identità di genere”?
  • Perché nell’attualità si parla di “gender”?
  • Il “transessualismo” è una malattia psichiatrica?
  • Che cosa significano gli acronimi “MTF” ed “FTM”?
  • Che cosa prevede la legge in Italia?
  • Sono un professionista della salute: come devo relazionarmi a una persona transgender?
  • Sono un datore di lavoro: come devo gestire il coming out di una persona transgender in azienda?
  • Sono una mamma o un papà: perché i teenager transgender e gender-fluid sono così cresciuti negli ultimi anni? Come aiutare e supportare mio figlio nel modo giusto?
  • Sto realizzando la mia tesi di laurea sul tema della “gender variance” e mi servono informazioni.

Potremmo andare avanti per pagine e pagine perché le domande che riceviamo ogni giorno sul tema della variabilità di genere sono molteplici e sempre più frequenti, e questo è certamente positivo: significa che le persone iniziano davvero a interrogarsi sulla tematica.

Per questo lo Studio Romano ha deciso di costruire e di mettere a disposizione il nuovo corso on-line “Transessualismo, transgender e identità di genere. Un approccio sociale e culturale”, che consente di avere un’ampia panoramica su un tema scarsamente trattato e poco conosciuto.  Il corso è tenuto dalla Dott.ssa Monica Romano, donna transgender e, da ormai 20 anni, figura di riferimento nel panorama LGBT+ italiano.

Monica ha al suo attivo una tesi di laurea sulla transessualità, svariate pubblicazioni (libri, articoli, interventi a numerosi seminari), 20 anni di lavoro come peer-supporter e facilitatrice di gruppi di auto muto aiuto presso associazioni e gruppi dedicati alla tutela e al supporto delle persone transessuali, trasngender e di genere non conforme. Ha supportato e accompagnato centinaia di persone transgenere e di genere non conforme lungo un cammino che non ha una meta prestabilita e che per ciascuno è diversa, perché “non si tratta di diventare uomini o donne, ma di andare oltre gli stereotipi, riuscendo nella difficile impresa di compiere dei percorsi di autodeterminazione che ci permettano di somigliarci ed essere noi stess* in un mondo che non ci prevede”.

Insomma, quella di Monica è una “scatola degli attrezzi”estremamente rara e molto preziosa per chi intende approcciarsi in modo serio, etico e rigoroso al vastissimo tema della variabilità di genere, sia esso un medico, uno psicologo, avvocato, familiare, persona transgender a propria volta, studente o semplice persona curiosa di informarsi.

Per informazioni su iscrizioni e costi scrivere a: info@monicaromano.it.

 

Contenuti del corso

 I moduli possono essere acquistati singolarmente. Le lezioni si terranno in diretta e in videoconferenza.
Per informazioni su date e costi scrivere a: info@monicaromano.it

 

 

Transgender Webinar. Corso online di Studio Romano

 

  • I concetti di transessualità, transgenerità, non conformità di genere e la condizione sociale (Modulo 1)

Transessualità. Storia del concetto. | Il quadro normativo di riferimento: norme in materia di attribuzione di sesso | La condizione transessuale in Italia prima dell’approvazione della legge 164/82. | L’iter di approvazione della legge | I 38 anni di applicazione della legge. Un’analisi critica.

  • Modulo 2 – La questione delle cause (Modulo 2)

La transgenerità come patologia psichiatrica | Il lungo cammino verso la depsichiatrizzazione |  La decisione storica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, nell’adottare l’undicesima revisione della classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari connessi (ICD – 11), ha stabilito che transessualità, transgenerità e non conformità di genere non sono più patologie psichiatriche. | Superando gli stereotipi: la variabilità di genere.

  • Modulo 3 – La transgenerità come oggetto di discriminazione nella società e nel lavoro (Modulo 3)

La transgenerità come oggetto di discriminazione nella società e nel mondo del lavoro | Norme antidiscriminatorie e di protezione dei lavoratori e delle lavoratrici trans | Diversity & Inclusion: la variabilità di genere in azienda. Una guida per diversity manager e team HR | Come difendersi dalle discriminazioni nella vita di tutti i giorni? Suggerimenti, buone pratiche e risorse | Storie di persone transgender di successo.

  • Modulo 4 – La condizione umana e sociale (Modulo 4)

Raccolta di storie di vita, racconti e narrazioni di persone transgender.

  • Modulo 5 – Identità di un altro genere nella storia e nell’antropologia (Modulo 5)

Hijra e Sadhin. Terzo e quarto genere in India. | Two Spirit: la variabilità di genere fra i nativi americani | Le “vergini votate nei Balcani

  • Modulo 6 – La libertà di genere (Modulo 6)

La storia del movimento transessuale italiano | Opppressione: che cosa sono il “gender” e la “teoria gender”? Chi sono le femministe trans-escludenti o “TERF”? | Dignità e rivoluzione culturale | Manifesto per la libertà di genere | Personagge, transiti e rivoluzioni nell’immaginario collettivo.

  • Modulo 7 – Il pensiero transgender e il suo apporto ai gender studies (Modulo 7)

L’elaborazione culturale delle soggettività trans* | I libri scritti da persone transgender | La costruzione di una buona bigliografia per una tesi di laurea

Sul potere del linguaggio

***Sul potere del linguaggio***

Fare pressioni per modificare il linguaggio è un’importante pratica politica.
Qui e ora, credo che sia importante sostenere la diffusione della parola transgender come aggettivo in luogo dell’uso – ancora diffusissimo – della parola come sostantivo (penso al terribile “i trans“), che troppo facilmente presta il fianco alla deumanizzazione e alla stigmatizzazione delle nostre vite e dei nostri corpi.
Le parola e i linguaggi non sono – sul piano anche semantico – immutabili. E per nostra fortuna!
Il linguaggio plasma la realtà sociale e culturale. Facciamone quindi buon uso, tenendo come bussola le battaglie dei nostri movimenti.
Iniziamo a dire “le persone transgender” in luogo de “i transgender” o “i trans”, espressione non a caso utilizzatissima da chi i nostri diritti li vorrebbe cancellare.
E facciamo anche una riflessione su “FTM” ed “MTF“, parole iperbinarie e iperbinarizzanti, oltre che medicalizzanti.

E ve lo dice una che per anni ha utilizzato l’espressione “le trans” con orgoglio e provocatoria disinvoltura. Ma era un altro tempo (anni ’90 e primi 2000) e gli scenari erano completamente diversi (non lo erano le istanze).
Il linguaggio è anche, a volte, strategia politica.

Mondo transgender, professioni e conflitto di interessi

I professionisti – anche se transgender – che, legittimamente, svolgono professioni a servizio delle persone transgender (avvocati, chirughi, medici endocrinologi, operatori sociali, psicologi e psichiatri) generando un (comunque legittimo, perché il lavoro si paga) profitto per sé, devono avere l’onestà intellettuale e deontologica di riconoscere un potenziale conflitto di interessi quando decidano di fare attivismo o proporsi come referenti in sede di discussione politica sulle tematiche che riguardano le persone transgender.
La nostra comunità deve crescere ed evolversi: non mi interessa creare classifiche di buoni e cattivi, etici o meno etici, o sterili contrapposizioni.
Essendoci però più interessi (ribadisco, tutti legittimi) in gioco, credo sia arrivato il momento di definire i ruoli nel modo più trasparente possibile, a tutto vantaggio della nostra comunità e nel reciproco rispetto di sfere e competenze.

Gli interessi (legittimi) dei professionisti non sono in discussione. È in discussione il fatto che tali interessi possano compromettere la loro autonomia di pensiero e di posizionamento in sede politica e movimentista, nel momento in cui i professionisti decidono di fare attivismo o politica. La mia dichiarazione è riferita alle figure che in Italia si collocano sul crinale professione/attivismo/politica, che sono moltissime. Dal mio punto di vista, il professionista intellettualmente onesto ammette senza problemi che potrebbe esserci un conflitto di interessi e si confronta nel merito di una questione tanto delicata quanto complessa.

L’Osservatorio Nazionale Identità di Genere deve rivedere i suoi protocolli | Cambi di paradigma

Con l’Osservatorio Nazionale Identità di Genere (N.D.A.: L’ONIG è un’associazione di medici, professionisti e associazioni interessate ai temi di transessualità e transgenerità) e con le realtà mediche, accademiche e di professionisti – forti della decisione storica dell’OMS – occorrerà, secondo me, porsi interlocutoriamente e su un piano paritario, in qualità di cittadini e non di “pazienti”.

È importante articolare un discorso che verta sull’ormai imprescindibile diritto all’autodeterminazione delle persone transgender e sulla necessaria (e urgente) revisione dei protocolli ONIG. L’agibilità all’identità di genere non può più essere codeterminata sulla base di protocolli (peraltro datati e non in linea con i protocolli internazionali della World Association for Transgender Health) sottoscritti da associazioni e professionisti in un’anacronistica logica, quasi contrattuale, che vede associazioni trans da una parte e associazioni di professionisti dall’altra. È di un diritto umano e inalienabile che stiamo parlando e, ora che siamo finalmente fuori dalla patologia psichiatrica, sarebbe auspicabile lavorare insieme a un cambio di paradigma.

Essere transessuali non è una malattia da curare

La lettera di Laura Caruso e mia al Manifesto:
transessualità, transgenerità e variabilità di genere non sono più considerate malattie mentali ed è ora di dirlo e ribadirlo a voce alta.

 

Spettabile Redazione,

si susseguono da qualche tempo articoli sulle persone transgender che mancano completamente della visione e della parola che alla popolazione transgender appartengono.

Il dibattito è condotto da specialisti della psiche e da pensatori che non hanno alcuna conoscenza diretta delle questioni di cui parlano e scrivono, ai quali occorrerà spiegare che transessualità, transgenerità e non conformità/incongruenza di genere non sono più patologie mentali per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Infatti, durante la 72° Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), in corso dal 20-28 maggio di quest’anno, l’OMS ha ufficialmente adottato l’undicesima revisione della classificazionestatistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari connessi (ICD-11), che entrerà in vigore il 1° gennaio 2022.

Ѐ accaduto, insomma, ciò che circa trent’anni fa era avvenuto per l’omosessualità, ma pare che professionisti e intellettuali vogliano continuare ad ignorare l’evoluzione che porterebbe un miglioramento alla vita delle persone transgender.

L’ultimo articolo pubblicato da Il Manifesto in data 13 luglio scorso, a firma di Sarantis Thanopulos, “La «disforia» dell’identità sessuale”, prosegue in un approccio patologizzante e la chiusura del pezzo appare al limite dell’imbarazzo: “Si può rispettare,accogliere i transessuali, senza compatirli, né assecondare la loro visuale. Della loro condizione si può «prendere cura», se sono interessati, a partire dal reciproco lutto che è necessario fare. La dissociazione tra il dato corporeo e la rappresentazione psichica delproprio sesso interferisce con lo sviluppo del corpo erotico e limita seriamente la profondità del coinvolgimento e della soddisfazione sessuale.”

Non c’è nessuna cura da prendersi, poiché noi non siamo malati, e non c’è nessun lutto, perché “l’essere transgender” non è una morte, neppure simbolica.

Oggi che finalmente siamo giunti a eliminare questa condizione da implicazioni “patologiche”, ci aspetteremmo che se ne prendesse atto.

Il riferimento alla nostra soddisfazione sessuale, inoltre, ha un sapore paternalista e voyeuristico davvero sconfortante.

Crediamo sia mancata attenzione nella pubblicazione di questo articolo, che risulta gravemente offensivo nei confronti delle persone transgender, dietro l’apparentemente elegante maschera di un dibattito “alto” che in realtà nasconde una visione semplicemente oscurantista.

Chiediamo la pubblicazione di questa nostra replica perché crediamo che sia corretto consentirci di prendere parola se si parla di noi, tanto più quanto se ne parla in maniera inadeguata e irrispettosa.

Distinti saluti.

Dott.ssa Monica Romano, attivista, saggista e scrittrice

Dott.ssa Laura Caruso, facilitatrice gruppi di auto mutuo aiuto sull’identità di genere

(donne transgender)

Le persone transgender scrivono a Beppe Sala

Lettera aperta al Sindaco Beppe Sala
Le persone transgender a Milano: quale prospettiva di dialogo con le istituzioni della città?

Alla cortese attenzione degli Assessori Filippo del Corno, Laura Galimberti, Lorenzo Lipparini, Gabriele Rabaiotti, Cristina Tajani, Roberta Cocco

Gentilissimo Sindaco,
gentilissimi Assessori,

vogliamo anzitutto ringraziarvi per il vostro sostegno al Milano Pride – manifestazione alla quale il nostro circolo ha contribuito assieme a tante altre sigle e soggettività – che sempre più diventa evento della città tutta e non di un solo gruppo o di una categoria di persone. Abbiamo accolto con gioia quegli Assessori che hanno deciso di marciare al nostro fianco dietro lo striscione che quest’anno ha aperto la manifestazione con uno slogan significativo: “La prima volta fu rivolta!”. Nel ricordare il cinquantennale della nostra storia politica, quest’anno abbiamo voluto riconoscere l’importanza che la “T” ha avuto e ha tutt’oggi nell’acronimo “LGBTIQIA+”, ricordando che le persone transgender ebbero e hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro movimento.
Dal 2013, presso la nostra associazione, il Circolo culturale Alessandro Rizzo Lari, abbiamo avviato uno spazio denominato “Progetto Identità di Genere”, che offre supporto, orientamento e accoglienza a centinaia di persone transgender e gender non conforming a titolo del tutto gratuito e basandosi esclusivamente sul lavoro di volontari e sulle modestissime quote di tesseramento del Circolo per il pagamento degli spazi. Lavoriamo e operiamo presso la sede dello storico gruppo di cristiani omosessuali “Il Guado” in via Soperga 36.
Come realtà di persone che ogni anno segue e supporta concretamente la popolazione transgender, intendiamo avviare un dialogo con le istituzioni e con il Comune di Milano, sicuri di trovare ascolto. Riteniamo infatti che i tempi siano maturi perché Milano dialoghi istituzionalmente con quelle persone transgender che sono, prima di tutto, cittadine e cittadini.
Crediamo fermamente che l’integrazione della persone transgender passi primariamente dal lavoro. Le persone transgender restano infatti le più colpite dalle discriminazioni, perché più visibili e identificabili: le barriere all’ingresso del mercato del lavoro – a dispetto della sempre maggiore mediatizzazione della realtà transgender – esistono e resistono. In parole semplici, le persone trans vengono ancora scartate ai colloqui di selezione a causa dei pregiudizi e subiscono mobbing sul posto di lavoro.
Ancor più complessa e non semplice è la gestione di rapporti di lavoro autonomo e lo svolgimento di libere professioni, dove è il rapporto con i clienti a presentare criticità, anche se le cause alla radice dei problemi sono note: pregiudizio e stereotipi ancora radicati, diffusissimi e duri a morire. Riteniamo che una città come Milano debba promuovere politiche attive per la ricerca del lavoro – in un’ottica di Diversity & Inclusion ma anche sindacale – perché il lavoro è il primo motore dell’integrazione sociale delle persone transgender (e non solo) e il primo diritto fondamentale negato ad una buona fetta della comunità trans.
Riteniamo inoltre essenziale operare in scuole e università, favorendo in ogni modo i percorsi scolastici delle persone transgender che – troppo spesso, ancora oggi – abbandonano gli studi a causa del bullismo e dell’impreparazione del personale della scuola. Riteniamo essenziale promuovere cultura, perché per troppo tempo la condizione transgender è stata chiusa nella bolla della medicalizzazione e della patologicizzazione, oltre che di un controproducente pietismo.
Oggi, finalmente, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che la condizione transgender e gender non conforming non è una malattia mentale e occorre che i governi di tutto il mondo diano seguito a questa importante decisione storica. Insomma, più libri e meno medici, nelle vite delle persone transgender.
Non ci piace l’idea – sostenuta da alcuni – di creare a Milano un consultorio o servizio “dedicato” alle persone transgender finanziato con soldi pubblici, idea di spazio, a nostro avviso, troppo ghettizzante: si farebbe un favore ai benpensanti che preferiscono le persone transgender relegate dietro a rassicuranti quanto anacronistici steccati.Spazio che peraltro, potenzialmente, potrebbe favorire conflitti di interesse dannosi. Ad esempio, non riteniamo virtuosa la possibile dinamica per la quale potrebbero ricevere più finanziamenti i consultori che tengono per più tempo le persone all’interno dei loro servizi perché, di fatto, andrebbe a penalizzare l’utente finale che negli intenti si vorrebbe tutelare: la persona transgender che oggi, a ragione, chiede percorsi snelli, veloci e al passo con i tempi. Riteniamo invece urgente e imprescindibile la formazione del personale sanitario in ASL e ospedali, nei luoghi dove la cittadinanza tutta viene assistita e curata, e – pur comprendendo che la competenza in ambito sanitario è regionale – siamo sicuri che una città come Milano potrà fare la differenza nell’avviare delle buone prassi.
Riteniamo che si debba guardare al futuro e ragionare di conseguenza: ormai in molti paesi del mondo, le persone transgender ottengono il cambio di nome e di genere senza passare da medici e tribunali. Auspichiamo e ci aspettiamo che molto presto anche l’Italia riveda l’ormai datata legge n° 164/82 recependo i nuovi orientamenti che sempre più – in Europa ma non soltanto – stanno rendendo l’agibilità al genere di elezione un diritto e non più una concessione, e che si adeguino, come già sta accadendo grazie alle sentenze degli ultimi anni della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, le prassi giurisprudenziali. Milano può e dovrà essere il faro italiano di questa evoluzione. In un futuro non lontano, a chi deciderà di accedere a percorsi che prevedono la medicalizzazione del corpo (non tutte le persone transgender scelgono la medicalizzazione, va ricordato), occorreranno semplicemente buoni e competenti medici endocrinologi e una buona équipe di medici chirurghi. Tutti le altre professionalità – psicologi, psichiatri, counselor e avvocati – saranno presto obsolete e anacronistiche in relazione alle persone transgender che – sempre di più – otterranno il giusto diritto all’autodeterminazione. Questo processo porterà non solo a non notevole snellimento degli iter di transizione, ma anche a un risparmio notevole per la persona transgender e per la collettività in termini di spese da sostenere.
Riteniamo che si debba lavorare a buone e trasparenti convenzioni che premino i professionisti che praticano tariffe calmierate, che lavorano in modo etico e i cui curricula siano attentamente esaminati, perché a Milano esiste il problema di un business che sui percorsi di transizione – nel privato – si è venuto a creare. Non vogliamo fare ingiuste generalizzazioni, esistono molti professionisti validi ed etici, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a un problema che certamente a Milano esiste.
Vale la pena di ricordare che l’Assessorato alle Politiche Sociali non è il solo destinatario della nostra lettera aperta, ma che abbiamo coinvolto anche l’Assessorato alle Politiche del Lavoro, quello alla Cultura e quello all’Istruzione. Questo perché, per rendere effettivo il godimento dei diritti civili, occorre un lavoro il più possibile trasversale. Il passo successivo sarà per noi la disintermediazione della gestione politica delle questioni che riguardano le persone transgender, modificando il mix a vantaggio del lavoro e della cultura, invece che della “cura di una patologia” che non è mai stata tale e che finalmente l’OMS ha inquadrato nella giusta luce. Vorremmo passare dal ruolo di “operatori” a quello di “interlocutori”, vorremmo eliminare filtri e satelliti e sappiamo che questo porterà importanti risultati.
Crediamo che la nostra città potrà e vorrà confermare la sua meritata fama di capitale dei diritti civili e restiamo a disposizione del Sindaco e della Giunta per tutti i chiarimenti che dovessero rendersi necessari.

Monica Romano – Donna transgender, attivista, scrittrice, candidata nel 2016 per il Consiglio Comunale a sostegno di Beppe Sala Sindaco

Circolo culturale Rizzo Lari (ex Harvey Milk)

Nathan Bonnì, Laura Caruso e Daniele Brattoli per il Progetto Identità di Genere

Presentazione di Gender (R)Evolution a Piacenza

Il 17 maggio – in occasione dell’IDAHO International Day Against Homophobia, Transphobia & Biphobia – ci vediamo alla Camera del Lavoro di Piacenza – CGIL per la presentazione del mio ultimo libro Gender (R)Evolution per Ugo Mursia Editore.
Con me relazionerà il professor Antonio Prunas, Sessuologo, Psicoterapeuta.
Ringrazio Agedo Nazionale per l’invito e per l’organizzazione dell’evento.

Presentazione del libro “Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione”

Sabato 23 marzo 2019 alle 18:30 presso Il Guado – Via Soperga 36

Evento Facebook

Sarà presente l’autrice Monica J. Romano.
Presenta e modera Nathan Bonnì.
Intervengono Rosaria Guacci, Silvia Molè e Laura Caruso.

In una stagione che vede i movimenti LGBT e femministi attraversati e animati da accesi confronti su temi sensibili e divisivi (pensiamo in particolare a GPA, sex working e genitorialità), le persone transgender risultano troppo spesso essere oggetto di (spesso disinformate) discussioni in atto ma (quasi) mai soggetti ascoltati che esprimono e definiscono uno sguardo sul mondo.
Il Circolo culturale Rizzo Lari, da anni promotore a Milano di visioni e comunità sovversive di norme/ teologie e simpaticamente (ma autenticamente) controcorrente, sceglie di ribaltare la prospettiva e di trasformare gli oggetti delle disinformate narrazioni in soggetti narranti, restituendo la parola alle pensatrici e ai pensatori transgender.

Ripartiamo da una delle nostre teoriche, Monica J. Romano, donna transgender e attivista, responsabile del Progetto Identità di Genere e consigliera onoraria dell’associazione e dal suo saggio “Diurna”, pubblicato nel lontano aprile 2008 da un coraggioso piccolo editore milanese.

Nel considerare le cause della marginalizzazione delle persone trans* nella società occidentale, il saggio si sofferma sui temi che seguono, che saranno oggetto della discussione che seguirà la presentazione:

* il fenomeno della discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro, sia per ciò che concerne la ricerca di un lavoro (la discriminazione all’ingresso del mercato del lavoro), sia per il mantenimento del posto di lavoro (il fenoneno del mobbing);

* il fenomeno della discriminazione presso le agenzie di socializzazione, come la scuola e l’università;

* il distorcimento e l’alterazione della realtà transgender nell’immaginario collettivo ad opera principalmente dei mass media, che per anni hanno promosso un’idea delle persone trans* ad uso e consumo della morbosità di lettori e telespettatori e tralasciato invece, fatte salve rare eccezioni, un’informazione corretta sulle tematiche legate all’identità di genere;

* il binomio “transgender = prostituta” presente nell’immaginario collettivo, le sue origini e le ricadute sulla vita quotidiana delle persone transgender;

* il tema della transfobia e l’elevatissimo tasso di omicidi di persone transgender, soprattutto donne, silenzioso massacro che ogni anno raggiunge numeri impressionanti;

* l’importanza dell’esistenza di associazioni e gruppi transgender dove le persone possano confrontarsi e interagire;

* l’istanza di depsichiatrizzazione della condizione trans*;

* l’elaborazione di una cultura transgender, di nuove visioni e linguaggi, in un’ottica di decostruzione del sistema culturale e di significati binario nel quale siamo immersi;

* la transfobia interiorizzata e la ricerca dell’invisibilità sociale da parte di molte persone transgender;

* l’analisi dell’apporto che ci viene offerto dalla storia e dall’antropologia, di quelle culture anche millenarie che prevedevano generi alternativi al binomio uomo/donna, dell’esistenza quindi di persone e culture “transgender ante litteram”;

* l’elaborazione di un manifesto politico, il “Manifesto per la libertà di genere”, che concludeva il libro auspicando una rivoluzione delle coscienze e, conseguentemente, del sistema sociale e culturale.

8 marzo: presentazione di “Dolore Minimo” di Cristina Vivinetto

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere il muro del silenzioso tabù culturale. 
La giovane autrice Giovanna Cristina Vivinetto racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di un caso letterario.

Dialoga con l’autrice la scrittrice Monica Romano