Persone transgender e mondo del lavoro – Corso di formazione e orientamento al lavoro

Sei una persona transgender/ gender non conforming / non binary alla ricerca di lavoro?

Oppure ne hai già uno, ma vorresti cambiare occupazione?
Ti piacerebbe districarti meglio nel mondo del lavoro, conoscere i tuoi diritti, capire come scrivere un CV efficace, come gestire un colloquio?
Abbiamo il laboratorio che fa per te!
Sat Pink APS organizza un Webinar rivolto a persone transgender, non-binary e gender non-conforming disoccupate, inoccupate e in cerca di lavoro.

Chi è la docente?

Monica J. Romano è laureata in Scienze Politiche con specializzazione in Relazioni Industriali e Gestione delle Risorse Umane e una tesi dedicata alla discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro. Dal 2007 collabora con studi di consulenza del lavoro a Milano.
Donna transgender e attivista, è presidente dell’Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere di Milano. Ha pubblicato “Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione” (2008, Costa & Nolan), “Trans. Storie di ragazze XY” (Mursia, 2015) e “Gender (R)Evolution (Mursia, 2017).
Tiene formazioni sul tema della variabilità di genere – anche in qualità di testimonial per la Diversity & Inclusion – presso aziende, associazioni, scuole superiori e università.

Quali sono i contenuti del laboratorio?
🔹Transgenerità, lavoro e diritti:
-La ricerca di lavoro di una persona transgender, non-binary e gender non-conforming
-La gestione del nome anagrafico in sede di colloquio
-Le barriere all’ingresso del mercato del lavoro
-I percorsi di affermazione di genere sul posto di lavoro
-Il coming out sul posto di lavoro
-Il mobbing orizzontale e verticale
-Le tutele contro le discriminazioni previste dal nostro ordinamento
-Diversity & Inclusion: le aziende che attuano le policy migliori per le persone transgender e non-binary a lavoro
-Le tutele del lavoro dopo il Jobs Act
Come rivolgersi a un sindacato e far valere i propri diritti
🔹La ricerca del lavoro nell’era digitale:
-Il bilancio delle competenze
-Il curriculum, il video curriculum e la lettera di presentazione
-Il mercato del lavoro e le professioni più richieste
-I motori di ricerca di lavoro e i siti che pubblicano annunci di lavoro
-Gli ATS – Appliance Tracking System e i social recruiter
-L’importanza della nostra identità digitale, della reputazione digitale e del personal branding
-L’uso strategico di LinkedIn
-L’importanza delle autocandidature
-Perché i concorsi pubblici rappresentano oggi una concreta opportunità per trovare un lavoro
-L’importanza della formazione permanente
🔹Il colloquio di lavoro:
-Prepararsi al meglio per un colloquio di lavoro
-Perché studiare l’azienda è fondamentale
-Tu non sei il problema, ma la soluzione ai loro problemi
-La RAL – Retribuzione Annuale Lorda
-Lordo/Netto: saper leggere un CCNL, una lettera di assunzione e una busta paga
✨ Dove si tiene il laboratorio?
Il laboratorio si terrà online, sulla piattaforma Zoom.
✨ Quando si tiene il laboratorio?
Il laboratorio si terrà nelle seguenti giornate: 6 marzo, 20 marzo, 10 aprile 2021.
Il laboratorio ha la durata di 6 ore e si conclude nell’arco della giornata. Verrà dunque ripetuto, con la stessa formula, nelle giornate sopra indicate. La partecipazione massima è di 15 persone a giornata, così da permettere un’interazione attiva, efficace e partecipata con la docente.
Nel caso in cui i laboratori raggiungessero la partecipazione massima di 15 persone, verrà proposta una data ulteriore, il 24 aprile.
Orari: Il laboratorio si terrà negli orari 8.30-13.00 (con 30 minuti di pausa) e 14.00-16.00.
✨Chi può partecipare?
La partecipazione è rivolta a persone transgender, non-binary e gender non-conforming e verrà data priorità a quelle residenti nel Veneto.
Verranno rilasciati dei materiali?
Sì, riceverai le dispense del laboratorio in formato digitale qualche giorno prima del suo inizio.
Devo rifare la tessera, se l’ho già fatta?
No, al momento dell’iscrizione ti verrà chiesto di inserire nel modulo il tuo numero di tessera.
✨Come posso iscrivermi?
Devi compilare il seguente questionario entro il 26/02/2021.
✨ Ho alcune domande, a chi posso rivolgermi?
Puoi scriverci una mail a satpinklavoro@gmail.com

Transiti riguardanti l’appartenenza di genere

Avrò il piacere e l'onore di partecipare come relatrice al ciclo di seminari Transiti riguardanti l'appartenenza di genere, 
coorganizzato dall'Università degli Studi Milano Bicocca e ACET- Associazione per la Cultura e l'Etica Transgenere. 

Seminari sulle transizioni di genere – 2020

Ciclo di cinque seminari sulle transizioni riguardanti l’appartenenza di genere, edizione di Dicembre 2020 nel corso dell’insegnamento di Educazione degli adulti e degli anziani, tenuto dalla Prof.ssa Micaela Castiglioni, con la partecipazione di: Daniele Brattoli, Monica Romano, Laura Caruso, Raffaele Bellandi.

Lunedì 14 Dicembre, ore 12:00 – 14:00 – Incontro introduttivo, a cura di Daniele Brattoli;
Martedì 15 Dicembre, ore 10:00 – 12:00 – La storia del movimento transgender, a cura di Monica Romano;
Lunedì 21 Dicembre, ore 09:00 – 11:00 – Il percorso di transizione, a cura di Laura Caruso;
Lunedì 21 Dicembre, ore 11:00 – 13:00 – L’esperienza dell’auto mutuo aiuto, a cura di Raffaele Bellandi;
Martedì 22 Dicembre, ore 12:00 – 14:00 – Incontro conclusivo, Daniele Brattoli.

I seminari si svolgeranno da remoto su piattaforma Zoom, sono aperti anche agli studenti di altri Atenei/Dipartimenti, fino a esaurimento disponibilità.

Per iscriversi, inviare un’e-mail a: e.crenca@campus.unimib.it

Il mio discorso per il Transgender Day of Remembrance 2020

In occasione del TDOR on-line organizzato da ACET- Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere (è possibile vedere il video: VIDEO TDOR ACET ), ho scritto queste parole:

 

“Ogni anno, il 20 novembre, si celebra la Giornata della Memoria Transgender, Transgender Day Of RIMEMBRANCE o TDOR, una ricorrenza nata nel 1999 per commemorare le vittime di transfobia in Italia e nel mondo.

Venne introdotta da Gwendolyn Ann Smith, attivista transgender, in ricordo di Rita Hester, una donna trans assassinata nel 1998, attraverso lo svolgimento di una veglia a San Francisco. Da allora l’evento ha preso piede in centinaia di città di tutto il mondo, attraverso eventi e appuntamenti, sia fisici che online, per ricordare le vittime di transfobia e aumentare la visibilità su una problematica ancora molto presente ma spesso sottovalutata.

A Milano le associazioni transgender hanno iniziato a organizzare commemorazioni ed eventi per il TDOR a partire dal 2003.

In anni recenti, il TDOR milanese è passato dall’essere una celebrazione promossa dalle associazioni transgender e gender non-conforming, al diventare un evento costruito, promosso e condiviso da tutte le realtà LGBTIQIA+ rappresentate dal Coordinamento Arcobaleno, che in questi giorni come noi sta celebrando il TDOR con un’iniziativa, e che salutiamo e ringraziamo.

Oggi, a distanza di 17 anni, il TDOR diventa finalmente un evento della città di Milano. Infatti, questa mattina, la bandiera transgender è stata esposta fuori da Palazzo Marino. Accogliamo questa notizia con gioia perché finalmente anni di veglie e commemorazioni hanno portato a un riconoscimento istituzionale da parte di Milano, la nostra città.

Tuttavia

Tuttavia, quest’anno sono aumentati gli episodi di violenza nei confronti delle persone transgender e gender non-conforming, registrando ben 430 persone decedute nel mondo, di cui 350 morte ammazzate. Numeri ampiamente sottostimati, dato che non tutte arrivano ai giornali locali a causa dello scarso interesse nei confronti della nostra comunità.

Quest’anno la pandemia ci ha privati della possibilità di abbracciarci di persona in una veglia nelle piazze cittadine e di raccontare ad alta voce le storie delle nostre vittime e dei nostri morti.

Rivolgiamo un messaggio alle persone in ascolto della nostra comunità: il momento è difficile, vivere in una società che ci discrimina e marginalizza è molto duro, ma vivere in un mondo che è ostile e che contemporaneamente è scosso da una pandemia, può essere insopportabile. Rompete il guscio e cercate le associazioni, i gruppi e le realtà collettive transgender: cercateci, scriveteci, telefonateci, non restate sol*, noi ci siamo.

Siamo qui questa sera per celebrare e commemorare chi non ha più voce e per condividere il nostro cordoglio. Ma siamo anche qui perché ogni nostra lacrima è accompagnata da una rabbia profonda, perché ad ogni celebrazione si accompagni la lotta. Non vogliamo la compassione, non ci interessa il pietismo di una società cisconforme e cisnormata. Noi esigiamo diritti, noi reclamiamo il diritto alla piena cittadinanza nella società civile, noi pretendiamo una legge che punisca severamente chi ci fa del male. E non ci basta questo. Vogliamo una società, vogliamo un mondo dove ogni persona transgender e di genere non conforme abbia pari diritti, pari opportunità e pari dignità.

Vogliamo una società nella quale chi veicola transfobia denigrando i nostri corpi e le nostre vite su giornali, blog e media in generale, o presso Università e luoghi istituzionali, venga sanzionato. Vogliamo una comunità scientifica che smetta di somministrarci test e questionari come se fossimo animali esotici da studiare. Vogliamo che le persone smettano di fare domande sui nostri corpi per capire come siamo fatti. Vogliamo che le persone cisgender smettano di appropriarsi delle nostre istanze politiche e di movimento o delle nostre elaborazioni culturali, vogliamo essere noi a parlare per noi, vogliamo una “presa di parola trans”.

Vogliamo autodeterminazione. Piena autodeterminazione. Vogliamo smettere di pagare migliaia di euro a psichiatri e avvocati per poter decidere dei nostri corpi e dei nostri nomi sui documenti. Vogliamo uscire dai tribunali, perché nessun giudice sa meglio di noi cosa è meglio per noi. Non abbiamo bisogno di servizi a pagamento o di esperti che, pagati profumatamente, ci vengano a dire chi siamo, perché noi chi siamo lo sappiamo bene. Vogliamo un Paese in cui autodeterminarsi sia facile e completamente gratuito.

Vogliamo giornalisti che sappiano utilizzare asterischi, “U” o “SCHWA” senza frignare e senza ogni volta fare un caso di Stato, perché anche il linguaggio possa diventare realmente inclusivo e andare oltre quel binarismo fatto di “A” e di “O” di cui siamo stanchi.

Vogliamo non dover mai più celebrare una Giornata della Memoria Transgender, vedere sorgere il sole nel giorno in cui non avremo più notizia di nostre sorelle e fratelli barbaramente uccisi per mano di uomini cisgender.”

 

 

Finalmente esposta la bandiera transgender a Palazzo Marino!

Oggi, per i nostri movimenti, è una giornata importante perché a #Milano, a Palazzo Marino, è stata finalmente esposta la bandiera #transgender.
Essere lì stamattina, oltre che un grande onore, è stato a dir poco emozionante.
Un gesto simbolico che purtroppo non può riportare in vita nessuna delle vittime di transfobia che oggi piangiamo, ma che è comunque molto importante e potente perché sancisce la vicinanza delle istituzioni comunali alla comunità #transgender milanese.
Da oggi il nostro movimento non è più solo nella sua battaglia contro la #transfobia perché il Comune di Milano è con noi.
Ho contribuito all’organizzazione delle prime veglie commemorative per il 20 novembre a Milano, a partire dal lontano 2003.  Allora agli eventi eravamo pochissim*, e prevalentemente persone transgender.
Oggi il 20 novembre è diventata una data della città.
Oggi, dopo aver ricordato ed espresso il nostro cordoglio per le vittime, avremo un traguardo da festeggiare.
Un ringraziamento al Coordinamento Arcobaleno che ha fatto proprie le nostre istanze e che è al nostro fianco nelle nostre battaglie.
Un grazie a Diana de Marchi e ad Angelo Turco, promotori dell’iniziativa.
Un abbraccio ai tant* – sempre più numerosi – che in questi anni hanno silenziosamente partecipato alle nostre veglie e portato affetto e umanità.

Spazi e tempi nella transizione di genere: il bisogno di autenticità

SPAZI E TEMPI DELLA TRANSIZIONE DI GENERE: IL BISOGNO DI AUTENTICITÀ
introduce Barbara Mapelli
Intervengono: Laura Caruso, Monica Romano
coordina Micaela Castiglioni
4° incontro del ciclo
NEL FRATTEMPO. TRANSITI NELL’ETÀ ADULTA
a cura del Gruppo di Ricerca NUSA-Nuove Soggettività Adulte-Università di Milano Bicocca
(Responsabile scientifica: Micaela Castiglioni)
in collaborazione con
Pedagogika.it – Trimestrale di Educazione, Formazione e Cultura
(recupero dell’incontro in programma lunedì 30 marzo 2020 e annullato per Coronavirus))
Le traiettorie di vita non seguono da tempo l’andamento lineare che traghettava l’individuo adulto all’assunzione di un’identità univocamente e stabilmente definita una volta per tutte e a una vita intima, professionale e sociale tracciata secondo parametri di prevedibilità e sicurezza secondo la definizione di ruoli identitari e sociali ben precisi e di fasi della vita ben scandite e distinte.
Il contesto sociale e relazionale – il lavoro, il reddito, la comunicazione, i meticciati culturali, la precarietà, la debolezza delle appartenenze, la mobilità dei ruoli nella vita privata e professionale, ecc., – concorrono a questo continuo processo di rinascita reiterata, in una oscillazione fatta sia di coazione e necessità di adattamento o, viceversa, di resistenza/difesa, sia di potenziali opportunità di progressiva autonomia, emancipazione e libertà nel cambiamento. L’evanescenza dei modelli identitari, sociali ecc., se per un verso, espone all’incertezza, al dis-equilibrio e allo smarrimento, dall’altro, offre spazi di critica, di libertà e di auto-progettualità, prima impensabili.
Se questo è lo scenario ordinario delle soggettività e delle storie adulte, di oggi, interrogarsi sulle sfide dell’educazione degli adulti in transizione, o più precisamente, in transito, a partire da alcuni luoghi/contesti-limite, o di confine, dove il transito è strutturato, normato, definito e situato, appare promettente sotto il profilo formativo e di cura: proprio come accade che i luoghi di confine riescano a gettare luce sulle terre di cui sono periferie e insieme ponte.

Preso l’assassino di Emanuela De Cassia

Hanno preso l’assassino di Manuela De Cassia.
Un bancario “sposato” e che viveva una vita “normale”, hanno tenuto subito a precisare i giornali, mentre nel modo più squallido pubblicano informazioni discordanti sull’effettivo numero di coltellate che hanno portato la donna alla morte.
Gli organi di informazione non hanno esitato a rendere pubbliche le generalità di Manuela, rivelando il suo nome anagrafico e altre informazioni legate al suo lavoro e alla sua vita, incluso il fatto che vivesse con “regolare contratto di affitto” (e allora?).
Ancora una volta non è lui ad essere finito sotto i potenti e deformanti riflettori dell’informazione – lui che è un assassino accusato di omicidio e strage di cui si tutela il diritto alla privacy – ma lei.
E se è vero che molte testate hanno appellato Manuela al femminile concedendo un “la transessuale”, siamo ancora lontani ANNI LUCE dal rispetto e dal cordoglio che si dovrebbero a una donna ammazzata in quel modo!
Resta soltanto tanta rabbia e commozione nel guardare le fotografie di Manuela pensando alla vita che avrebbe potuto vivere in un mondo diverso.
Resta soltanto il momento della veglia, quello in cui onoreremo la memoria de* nostr* mort* al prossimo #transgender #day #of #remembrance.

Difendiamo la legge Zan dal negazionismo dell’identità di genere

È molto importante che nel testo della #legge di Alessandro Zan contro l’#omotransfobia che sarà discussa in #Parlamento sia menzionata e DIFESA l’espressione “identità di genere”:

1) Perché più inclusiva di tutto lo spettro della variabilità di genere.
Non soltanto le persone #transessuali e #transgender che hanno optato per percorsi di transizione medicalizzati e riconosciuti, ma anche le persone #gender #nonconforming e non binarie devono essere protette dall’odio omotransfobico;

2) Perché è più che mai urgente contrastare e delegittimare il #negazionismo dell’identità di genere portato avanti da frange minoritarie, ideologiche ed estremiste: le femministe trans-escludenti o #TERF (Arcilesbica, le firmatarie della “Declaration on Women’s Sex-Based Rights”) e il fondamentalismo cattolico (Sentinelle in Piedi, Pro Vita, Adinolfi).

A parlare per noi vorremmo essere noi: la presa di parola trans

Io non ho un utero e lascio che sull’interruzione di gravidanza si esprima chi un utero ce l’ha.
Allo stesso modo mi aspetto che quando si parla di transgenerità mi si lasci la parola in quanto donna trans.
Nei dibattiti focalizzati sulle donne transgender, le grandi assenti siamo sempre noi.
C’è sempre chi scrive al nostro posto e o parla per noi, prevalentemente uomini cisgender (ma non soltanto).
Vi ringraziamo, ma a parlare per noi vorremmo essere noi.
Troppo spesso veniamo usate per le battaglie di altr*, scavalcate, non consultate sui temi che ci riguardano.
Troppo spesso le nostre rivendicazioni vengono sfruttate e collocate su barricate costruite da altri.
Troppo spesso vediamo altri attivismi e prese di parola toglierci spazio e voce.
Teniamo la nostra rotta per l’autodeterminazione non solo dei corpi, ma anche culturale e politica.

Contro J.K. Rowling e il femminismo trans-escludente

 

Nel 2016 mi candidai alle elezioni per il Consiglio Comunale di Milano.
Grazie alla #doppia #preferenza di genere, chi votò per me, ebbe la possibilità di esprimere una seconda preferenza per un candidato uomo (o, viceversa, chi votò per un candidato uomo ebbe la possibilità di esprimere una seconda preferenza per me).
C’è chi oggi vorrebbe farci credere che un fatto come questo metterebbe in pericolo i diritti delle donne, a partire da una JK #Rowling – autrice del perdibile (mai piaciuto, che vi devo dire?  ) Harry Potter – e arrivando a sedicenti femministe italiane che cercano di portare in Parlamento la questione (sic!).

Le cose sono due: o ignorano del tutto che cosa significa essere una donna transgender o – peggio – lo fanno in mala fede, distorcendo la realtà e approfittando del fatto che la maggior parte delle persone di queste tematiche nulla sa. Si fa leva sulla paura, che da sempre produce esclusione, marginalizzazione e facili capri espiatori.

La nostra vita non è un gioco, uno “svegliarsi una mattina” e decidere che genere incarnare, o una boutade. L’idea che le donne debbano avere determinate caratteristiche fisiche e cromosomiche mi ricorda il “Manifesto della Razza” e non vorrei mai svegliarmi in un paese che non sa in quale bagno o spogliatoio mandarmi o nel quale trovano terreno proposte che ci ricordano i tempi dell’apartheid in Sudafrica, con bagni riservati a persone transgender o altri orrori.
Respingiamo ogni manipolazione e distorcimento della nostra realtà, dei nostri corpi e del significato delle nostre vite.

Una “traditrice del patriarcato” (cit. Lohana Berkins)

Milano 12/06/2020