Transiti riguardanti l’appartenenza di genere

Avrò il piacere e l'onore di partecipare come relatrice al ciclo di seminari Transiti riguardanti l'appartenenza di genere, 
coorganizzato dall'Università degli Studi Milano Bicocca e ACET- Associazione per la Cultura e l'Etica Transgenere. 

Seminari sulle transizioni di genere – 2020

Ciclo di cinque seminari sulle transizioni riguardanti l’appartenenza di genere, edizione di Dicembre 2020 nel corso dell’insegnamento di Educazione degli adulti e degli anziani, tenuto dalla Prof.ssa Micaela Castiglioni, con la partecipazione di: Daniele Brattoli, Monica Romano, Laura Caruso, Raffaele Bellandi.

Lunedì 14 Dicembre, ore 12:00 – 14:00 – Incontro introduttivo, a cura di Daniele Brattoli;
Martedì 15 Dicembre, ore 10:00 – 12:00 – La storia del movimento transgender, a cura di Monica Romano;
Lunedì 21 Dicembre, ore 09:00 – 11:00 – Il percorso di transizione, a cura di Laura Caruso;
Lunedì 21 Dicembre, ore 11:00 – 13:00 – L’esperienza dell’auto mutuo aiuto, a cura di Raffaele Bellandi;
Martedì 22 Dicembre, ore 12:00 – 14:00 – Incontro conclusivo, Daniele Brattoli.

I seminari si svolgeranno da remoto su piattaforma Zoom, sono aperti anche agli studenti di altri Atenei/Dipartimenti, fino a esaurimento disponibilità.

Per iscriversi, inviare un’e-mail a: e.crenca@campus.unimib.it

Il mio discorso per il Transgender Day of Remembrance 2020

In occasione del TDOR on-line organizzato da ACET- Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere (è possibile vedere il video: VIDEO TDOR ACET ), ho scritto queste parole:

 

“Ogni anno, il 20 novembre, si celebra la Giornata della Memoria Transgender, Transgender Day Of RIMEMBRANCE o TDOR, una ricorrenza nata nel 1999 per commemorare le vittime di transfobia in Italia e nel mondo.

Venne introdotta da Gwendolyn Ann Smith, attivista transgender, in ricordo di Rita Hester, una donna trans assassinata nel 1998, attraverso lo svolgimento di una veglia a San Francisco. Da allora l’evento ha preso piede in centinaia di città di tutto il mondo, attraverso eventi e appuntamenti, sia fisici che online, per ricordare le vittime di transfobia e aumentare la visibilità su una problematica ancora molto presente ma spesso sottovalutata.

A Milano le associazioni transgender hanno iniziato a organizzare commemorazioni ed eventi per il TDOR a partire dal 2003.

In anni recenti, il TDOR milanese è passato dall’essere una celebrazione promossa dalle associazioni transgender e gender non-conforming, al diventare un evento costruito, promosso e condiviso da tutte le realtà LGBTIQIA+ rappresentate dal Coordinamento Arcobaleno, che in questi giorni come noi sta celebrando il TDOR con un’iniziativa, e che salutiamo e ringraziamo.

Oggi, a distanza di 17 anni, il TDOR diventa finalmente un evento della città di Milano. Infatti, questa mattina, la bandiera transgender è stata esposta fuori da Palazzo Marino. Accogliamo questa notizia con gioia perché finalmente anni di veglie e commemorazioni hanno portato a un riconoscimento istituzionale da parte di Milano, la nostra città.

Tuttavia

Tuttavia, quest’anno sono aumentati gli episodi di violenza nei confronti delle persone transgender e gender non-conforming, registrando ben 430 persone decedute nel mondo, di cui 350 morte ammazzate. Numeri ampiamente sottostimati, dato che non tutte arrivano ai giornali locali a causa dello scarso interesse nei confronti della nostra comunità.

Quest’anno la pandemia ci ha privati della possibilità di abbracciarci di persona in una veglia nelle piazze cittadine e di raccontare ad alta voce le storie delle nostre vittime e dei nostri morti.

Rivolgiamo un messaggio alle persone in ascolto della nostra comunità: il momento è difficile, vivere in una società che ci discrimina e marginalizza è molto duro, ma vivere in un mondo che è ostile e che contemporaneamente è scosso da una pandemia, può essere insopportabile. Rompete il guscio e cercate le associazioni, i gruppi e le realtà collettive transgender: cercateci, scriveteci, telefonateci, non restate sol*, noi ci siamo.

Siamo qui questa sera per celebrare e commemorare chi non ha più voce e per condividere il nostro cordoglio. Ma siamo anche qui perché ogni nostra lacrima è accompagnata da una rabbia profonda, perché ad ogni celebrazione si accompagni la lotta. Non vogliamo la compassione, non ci interessa il pietismo di una società cisconforme e cisnormata. Noi esigiamo diritti, noi reclamiamo il diritto alla piena cittadinanza nella società civile, noi pretendiamo una legge che punisca severamente chi ci fa del male. E non ci basta questo. Vogliamo una società, vogliamo un mondo dove ogni persona transgender e di genere non conforme abbia pari diritti, pari opportunità e pari dignità.

Vogliamo una società nella quale chi veicola transfobia denigrando i nostri corpi e le nostre vite su giornali, blog e media in generale, o presso Università e luoghi istituzionali, venga sanzionato. Vogliamo una comunità scientifica che smetta di somministrarci test e questionari come se fossimo animali esotici da studiare. Vogliamo che le persone smettano di fare domande sui nostri corpi per capire come siamo fatti. Vogliamo che le persone cisgender smettano di appropriarsi delle nostre istanze politiche e di movimento o delle nostre elaborazioni culturali, vogliamo essere noi a parlare per noi, vogliamo una “presa di parola trans”.

Vogliamo autodeterminazione. Piena autodeterminazione. Vogliamo smettere di pagare migliaia di euro a psichiatri e avvocati per poter decidere dei nostri corpi e dei nostri nomi sui documenti. Vogliamo uscire dai tribunali, perché nessun giudice sa meglio di noi cosa è meglio per noi. Non abbiamo bisogno di servizi a pagamento o di esperti che, pagati profumatamente, ci vengano a dire chi siamo, perché noi chi siamo lo sappiamo bene. Vogliamo un Paese in cui autodeterminarsi sia facile e completamente gratuito.

Vogliamo giornalisti che sappiano utilizzare asterischi, “U” o “SCHWA” senza frignare e senza ogni volta fare un caso di Stato, perché anche il linguaggio possa diventare realmente inclusivo e andare oltre quel binarismo fatto di “A” e di “O” di cui siamo stanchi.

Vogliamo non dover mai più celebrare una Giornata della Memoria Transgender, vedere sorgere il sole nel giorno in cui non avremo più notizia di nostre sorelle e fratelli barbaramente uccisi per mano di uomini cisgender.”

 

 

Finalmente esposta la bandiera transgender a Palazzo Marino!

Oggi, per i nostri movimenti, è una giornata importante perché a #Milano, a Palazzo Marino, è stata finalmente esposta la bandiera #transgender.
Essere lì stamattina, oltre che un grande onore, è stato a dir poco emozionante.
Un gesto simbolico che purtroppo non può riportare in vita nessuna delle vittime di transfobia che oggi piangiamo, ma che è comunque molto importante e potente perché sancisce la vicinanza delle istituzioni comunali alla comunità #transgender milanese.
Da oggi il nostro movimento non è più solo nella sua battaglia contro la #transfobia perché il Comune di Milano è con noi.
Ho contribuito all’organizzazione delle prime veglie commemorative per il 20 novembre a Milano, a partire dal lontano 2003.  Allora agli eventi eravamo pochissim*, e prevalentemente persone transgender.
Oggi il 20 novembre è diventata una data della città.
Oggi, dopo aver ricordato ed espresso il nostro cordoglio per le vittime, avremo un traguardo da festeggiare.
Un ringraziamento al Coordinamento Arcobaleno che ha fatto proprie le nostre istanze e che è al nostro fianco nelle nostre battaglie.
Un grazie a Diana de Marchi e ad Angelo Turco, promotori dell’iniziativa.
Un abbraccio ai tant* – sempre più numerosi – che in questi anni hanno silenziosamente partecipato alle nostre veglie e portato affetto e umanità.

Spazi e tempi nella transizione di genere: il bisogno di autenticità

SPAZI E TEMPI DELLA TRANSIZIONE DI GENERE: IL BISOGNO DI AUTENTICITÀ
introduce Barbara Mapelli
Intervengono: Laura Caruso, Monica Romano
coordina Micaela Castiglioni
4° incontro del ciclo
NEL FRATTEMPO. TRANSITI NELL’ETÀ ADULTA
a cura del Gruppo di Ricerca NUSA-Nuove Soggettività Adulte-Università di Milano Bicocca
(Responsabile scientifica: Micaela Castiglioni)
in collaborazione con
Pedagogika.it – Trimestrale di Educazione, Formazione e Cultura
(recupero dell’incontro in programma lunedì 30 marzo 2020 e annullato per Coronavirus))
Le traiettorie di vita non seguono da tempo l’andamento lineare che traghettava l’individuo adulto all’assunzione di un’identità univocamente e stabilmente definita una volta per tutte e a una vita intima, professionale e sociale tracciata secondo parametri di prevedibilità e sicurezza secondo la definizione di ruoli identitari e sociali ben precisi e di fasi della vita ben scandite e distinte.
Il contesto sociale e relazionale – il lavoro, il reddito, la comunicazione, i meticciati culturali, la precarietà, la debolezza delle appartenenze, la mobilità dei ruoli nella vita privata e professionale, ecc., – concorrono a questo continuo processo di rinascita reiterata, in una oscillazione fatta sia di coazione e necessità di adattamento o, viceversa, di resistenza/difesa, sia di potenziali opportunità di progressiva autonomia, emancipazione e libertà nel cambiamento. L’evanescenza dei modelli identitari, sociali ecc., se per un verso, espone all’incertezza, al dis-equilibrio e allo smarrimento, dall’altro, offre spazi di critica, di libertà e di auto-progettualità, prima impensabili.
Se questo è lo scenario ordinario delle soggettività e delle storie adulte, di oggi, interrogarsi sulle sfide dell’educazione degli adulti in transizione, o più precisamente, in transito, a partire da alcuni luoghi/contesti-limite, o di confine, dove il transito è strutturato, normato, definito e situato, appare promettente sotto il profilo formativo e di cura: proprio come accade che i luoghi di confine riescano a gettare luce sulle terre di cui sono periferie e insieme ponte.

Preso l’assassino di Emanuela De Cassia

Hanno preso l’assassino di Manuela De Cassia.
Un bancario “sposato” e che viveva una vita “normale”, hanno tenuto subito a precisare i giornali, mentre nel modo più squallido pubblicano informazioni discordanti sull’effettivo numero di coltellate che hanno portato la donna alla morte.
Gli organi di informazione non hanno esitato a rendere pubbliche le generalità di Manuela, rivelando il suo nome anagrafico e altre informazioni legate al suo lavoro e alla sua vita, incluso il fatto che vivesse con “regolare contratto di affitto” (e allora?).
Ancora una volta non è lui ad essere finito sotto i potenti e deformanti riflettori dell’informazione – lui che è un assassino accusato di omicidio e strage di cui si tutela il diritto alla privacy – ma lei.
E se è vero che molte testate hanno appellato Manuela al femminile concedendo un “la transessuale”, siamo ancora lontani ANNI LUCE dal rispetto e dal cordoglio che si dovrebbero a una donna ammazzata in quel modo!
Resta soltanto tanta rabbia e commozione nel guardare le fotografie di Manuela pensando alla vita che avrebbe potuto vivere in un mondo diverso.
Resta soltanto il momento della veglia, quello in cui onoreremo la memoria de* nostr* mort* al prossimo #transgender #day #of #remembrance.

Difendiamo la legge Zan dal negazionismo dell’identità di genere

È molto importante che nel testo della #legge di Alessandro Zan contro l’#omotransfobia che sarà discussa in #Parlamento sia menzionata e DIFESA l’espressione “identità di genere”:

1) Perché più inclusiva di tutto lo spettro della variabilità di genere.
Non soltanto le persone #transessuali e #transgender che hanno optato per percorsi di transizione medicalizzati e riconosciuti, ma anche le persone #gender #nonconforming e non binarie devono essere protette dall’odio omotransfobico;

2) Perché è più che mai urgente contrastare e delegittimare il #negazionismo dell’identità di genere portato avanti da frange minoritarie, ideologiche ed estremiste: le femministe trans-escludenti o #TERF (Arcilesbica, le firmatarie della “Declaration on Women’s Sex-Based Rights”) e il fondamentalismo cattolico (Sentinelle in Piedi, Pro Vita, Adinolfi).

A parlare per noi vorremmo essere noi: la presa di parola trans

Io non ho un utero e lascio che sull’interruzione di gravidanza si esprima chi un utero ce l’ha.
Allo stesso modo mi aspetto che quando si parla di transgenerità mi si lasci la parola in quanto donna trans.
Nei dibattiti focalizzati sulle donne transgender, le grandi assenti siamo sempre noi.
C’è sempre chi scrive al nostro posto e o parla per noi, prevalentemente uomini cisgender (ma non soltanto).
Vi ringraziamo, ma a parlare per noi vorremmo essere noi.
Troppo spesso veniamo usate per le battaglie di altr*, scavalcate, non consultate sui temi che ci riguardano.
Troppo spesso le nostre rivendicazioni vengono sfruttate e collocate su barricate costruite da altri.
Troppo spesso vediamo altri attivismi e prese di parola toglierci spazio e voce.
Teniamo la nostra rotta per l’autodeterminazione non solo dei corpi, ma anche culturale e politica.

Transessualismo: chi sono le persone transessuali?

Qual è l’origine del termine “transessuale”?

Il termine transessuale (da cui deriva transessualismo, che definisce la condizione transessuale) fu coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1857-1959) e con la pubblicazione del libro Il fenomeno transessuale del dottor Harry Benjamin, pubblicato nel 1966, entrò nel linguaggio comune. La parola ha quindi un’origine medicalizzata.

Harry Benjamin

La letteratura scientifica definisce transessuale la persona portatrice di un disagio cronico rispetto alle caratteristiche primarie e secondarie derivanti dal sesso di nascita, disagio risolvibile soltanto modificando tali caratteristiche attraverso gli strumenti che la scienza e la medicina mettono a disposizione.

Che cos’è la “transizione”? Come si compie un percorso di transizione?

Il percorso di transizione, che consiste nel cambiare le caratteristiche sessuali primarie e secondarie (attraverso terapie ormonali e interventi chirurgici) così come quelle legate al genere sociale d’appartenenza (adeguando l’abbigliamento e il comportamento alle aspettative sociali legate al genere nella società di riferimento), ha lo scopo di permettere alla persona transessuale di vivere la sua identità di genere reale, quella definita “d’elezione”.

Che cosa significano gli acronimi “MTF” e “FTM”?

Assumendo come punto di riferimento l’impostazione binaria dei generi culturalmente dominante, la transizione può percorrere due direzioni. Esistono pertanto persone biologicamente maschi che adeguano il corpo, l’esteriorità e l’identità sociale alla propria psiche, andando verso una femminilità fisico-estetica-genitale, internazionalmente identificate con l’acronimo MTF (Male to Female, da maschio a femmina) e persone biologicamente femmine che intraprendono un percorso in senso opposto, internazionalmente identificate come FTM (Female to Male, da femmina a maschio). Le persone MTF oggi si definiscono donne transgender, mentre le persone FTM uomini transgender.

Laverne Cox, donna transgender

Gabriele Dario Belli, uomo transgender

Che cosa dice la legge italiana sul transessualismo?

La legge italiana (legge n°164 del 1982) prevede che, successivamente all’iter di transizione, alla persona transessuale venga riconosciuto il cambiamento anagrafico e del sesso, riconoscendo la piena appartenenza al genere d’elezione sul piano legale.

La giurisprudenza italiana ha interpretato la legge 164/82 restrittivamente per più di trent’anni, non concedendo la rettificazione anagrafica alle persone in transizione che sceglievano di non sottoporsi a interventi chirurgici demolitivi sui genitali.

Solo recentemente, con la sentenze della Corte di Cassazione n. 15138/2015 e della Corte Costituzionale n. 221, i tribunali hanno iniziato a cambiare orientamento, concedendo la rettificazione di sesso anche a persone in transizione che hanno rifiutato l’intervento demolitivo agli organi genitali, mettendo in discussione una prassi giurisprudenziale che le associazioni LGBT di riferimento hanno definito “sterilizzazione forzata”.

 

 

 

Transgender: qual è il significato di questa parola?

  • «”Transgender“, qual è l’esatto significato di questo termine? Ho fatto molte ricerche ma le fonti danno risposte poco chiare.»
  • «Chi ha coniato la parola “transgender”? Chi l’ha diffusa?»
  • «Come la parola “transgender” ha acquisito un significato politico?»
  • «Quali sono le rivendicazioni del movimento transgender
  • «Perché la comunità trans* preferisce la parola “transgender” a “transessuale“?»
  • Vuoi saperne di più? Iscriviti al Corso on-line “Transessualismo, transgender e identità di genere.”

 

Chi sono le persone transgender?

 

 

Le persone transgender transgenere sono individui che hanno un’identità e/o un’espressione  che si discosta dal genere assegnato alla nascita.

Il movimento transgender mondiale sta gradualmente abbandonando il termine transessuale in favore di transgender.

Questa scelta ha diverse motivazioni:

  • la maggiore inclusività e rappresentatività della parola.

Se il termine transessuale porta semanticamente con sé il concetto di sesso biologico e la visione duale (o binaria) dei generi, indicando il passaggio da un sesso all’altro  e risulta legato all’esperienza di medicalizzazione dei corpi iniziata nel secolo scorso, la parola transgender riporta l’attenzione sul genere, divenendo nel tempo un termine ombrello che ha raccolto sotto di sé esperienze anche molto differenti. Molte persone trans, ad esempio, rifiutano di sottoporsi ad interventi agli organi genitali, altre rigettano in toto terapie ormonali e interventi chirurgici, mettendo in atto una transizione solo “sociale”. Transgender definisce quindi non soltanto le persone trans che intraprendono un iter di transizione medicalizzato e legalmente riconosciuto (MTF ed FTM) ma, più in generale, tutte quelle persone che non si riconoscono nella visione duale dei generi, chiamate di genere non conforme.

  • il rifiuto dell’inquadramento della condizione trans nella patologia, in particolare dal punto di vista psichiatrico, e la conseguente scelta di un termine veicolato e reso popolare dal movimento transgender e non dalla classe medica.

La condizione transgender è anche chiamata transgenderismo transgenerità.

 

Transgender è un termine “ombrello”, che comprende molte diverse sfumature nel gender spectrum

 

Qual’è l’origine del termine transgender?

Il termine ha un’origine medicalizzata, essendo stato coniato nel 1965 da John F. Oliven, psichiatra della Columbia University, ma divenne popolare grazie a diverse persone transessuali, transgender e cross dresser che iniziarono a farne uso, come l’attivista Virginia Prince, che nel dicembre del 1969 lo utilizzò nel numero della sua rivista Transvestia, magazine nazionale per persone cross dresser.

Virginia Prince

 

 

Come nasce il movimento transgender?

Dalla metà degli anni ’80, si sviluppa il concetto di comunità transgender e la parola inizia ad essere utilizzata come un termine ombrello che ricomprende sotto di sé le persone transessuali, transgender e crossdresser.

Nel 1992, l‘International Conference on Transgender Law and Employement Policy definisce la parola “expansive umbrella term”, quindi un termine includente tutte le forme di non conformità di genere.

Nello stesso anno, nel pamphlet “Transgender Liberation: A Movement Whose Time has Come”, anche l’attivista Leslie Feinberg identifica transgender come la parola che raccoglie sotto di sé tutte le forme di non conformità di genere.

Leslie Feinberg

 

Il termine ha quindi un significato originariamente politico.

Quando e come il termine transgender arriva in Italia?

La cantante e scrittrice transgender Helena Velena fu tra le prime a portare la parola in Italia, con la pubblicazione del saggio Dal cybersex al transgender: tecnologie, identità e politiche di liberazione edito da Castelvecchi nel 1998.

Helena Velena

“Il transgender si basa quindi sull’idea che la totalità dell’esistente non sia ascrivibile a una logica binaria, contrapponendosi a quelle teorie di mantenimento dello status sociale, che vorrebbero invece una semplificazione del livello intepretativo che veda solamente i concetti dualistici, come positivo/negativo, giusto/sbagliato, buono/cattivo, bianco/nero e, appunto, maschio/femmina e uomo/donna.”

(Helena Velena, Manifesto del transgender, 1994).

Il termine indica quindi un movimento politico e culturale che contesta e decostruisce la visione eterosessista e duale (o binaria) dei generi, secondo la quale le identità di genere nell’essere umano sarebbero soltanto due, sarebbero immutabili e scaturirebbero del sesso genetico degli individui.

Vladimir Luxuria, divenendo la prima parlamentare transgender in Europa nel 2006ha infine reso il termine popolare e mediaticamente utilizzato anche in Italia.

 

Vladimir Luxuria