Milano Pride 2019: 50 anni di movimento LGBT

Sul palco del Milano Pride 2019, per i 50 anni del movimento LGBTQIA+ e la lettura del documento politico.Un momento emozionante e indimenticabile. Il rosso del mio vestito era, ça va sans dire, d’obbligo!.

Mai scorderò il pianto che mi ha preso poco prima di salire sul palco e l’applauso di incoraggiamento degli amici del Coordinamento Arcobaleno.
Ora e sempre nello spirito di Stonewall, ricordando Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson!

Presentazione di “Storie di ragazze XY” a Firenze

Questo sabato sarò nella tanto amata Toscana, a Firenze, per la presentazione del mio memoir “Storie di ragazze XY”.
L’evento rientra nella rassegna di appuntamenti culturali in vista del Toscana Pride, che – lasciatemelo dire – ha scelto uno slogan davvero meraviglioso.
Appuntamento quindi sabato con gli amic* di IREOS comunità queer autogestita. Ringrazio Barbara Caponi per l’invito e Roby Guerriero per aver proposto la presentazione del libro.
Pagina evento: https://www.facebook.com/events/1502413783155157/

Milano Pride 2015!

Un grande Pride quello di quest’anno.

Un successo in termini politici e di partecipazione (eravamo centocinquantamila!).

Ho avuto l’onore di salire sul palco del Milano Pride e presentare le associazioni promotrici della manifestazione, facenti parte del Coordinamento Arcobaleno.

Il mio saluto è andato alle donne transgender e agli uomini transgender presenti alla manifestazione.

Ho parlato dei diritti civili negati alle persone trans* in Italia, ricordando che il documento politico del Milano Pride sostiene l’iter parlamentare del DDL 405.

Difficile descrivere la grande emozione provata su quel palco davanti a tutte quelle persone, all’idea di far parte di quella stupenda Onda che porta e continuerà a portare importanti cambiamenti…

Sono arrivata al mio quindicesimo anno di Pride.

Che posso dire… l’euforia è sempre viva.
La voglia di sfilare in mezzo alla mia gente, la rivendicazione, il poter gridare che ci siamo, festeggiandoci.
Ora e sempre nello spirito di Stonewall!

Un

25 giugno a Milano: “Le persone trans* si raccontano”

LE PERSONE TRANS* SI RACCONTANO.
VARIABILITA’ DI GENERE, CULTURA E AUTOCOSCIENZA.

Giovedì 25 Giugno ore 18:00

Presso la Casa dei diritti di Milano – Via Edmondo De Amicis 10, 20123 Milano

Evento organizzato dal Circolo Harvey Milk Milano per Milano Pride (Sito web: www.milanopride.it, Pagina Facebook: https://www.facebook.com/milanopride?fref=ts)

Il tema è quello del racconto.
Come noi, in quanto persone T*, abbiamo deciso di portare il nostro vissuto nel mondo? Perchè per noi è importante raccontarci (utilizzando libri, articoli, blog, testimonianze dirette come quella dei “libri parlanti”)? Quanto il lavoro di autocoscienza cambia il nostro racconto? Quanto il racconto contribuisce all’elaborazione di una subcultura in grado di sovvertire gli stereotipi ricevuti? Seguirà una riflessione sui gruppi di auto mutuo aiuto dedicati all’identità di genere organizzati presso il Circolo “Harvey Milk” di Milano.
Interverranno: Nathan Bonnì, Monica Romano, Laura Caruso, Massimo d’Aquino, Daniele Brattoli

Il senso del Pride fra campanilismi, bagarre e un po’ di nostalgia

Articolo pubblicato sul secondo numero della rivista  di cultura LGBT “Il Simposio“.

Dal Pride Nazionale alla nazione dei Pride”.

Con questo titolo indovinato ed efficace Repubblica.it ha annunciato la fine dei Pride nazionali itineranti, apertasi ufficialmente a Roma nel 1994, e l’inizio di una stagione nuova, fatta di manifestazioni locali unite da una comune piattaforma rivendicativa, l’“Onda Pride”. Le maggiori associazioni LGBT sono arrivate a questa decisione in modo condiviso, nel corso dell’assemblea convocata dal Coordinamento Torino Pride l’8 e il 9 febbraio scorsi.

Tredici le mobilitazioni in calendario quest’anno: Roma, Venezia, Bologna, Catania, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia, Alghero, Lecce e Reggio Calabria.

Nel movimento molti hanno accolto con favore un superamento del Pride nazionale che, di fatto, andrà a sanare le annose diatribe fra città, relative associazioni e circuiti di locali e servizi rivolti alla cittadinanza LGBT. Fino all’anno scorso, infatti, la scelta della città che avrebbe ospitato la manifestazione nazionale operata di anno in anno dalle maggiori associazioni, e soprattutto le modalità e le motivazioni che ne erano alla base, hanno spesso dato adito a liti e polemiche fra le soggettività che compongono il nostro eterogeneo e variegato movimento. Del resto, riuscire ad accaparrarsi un Pride nazionale in grado di mobilitare migliaia di persone offriva, oltre a prestigio, visibilità e un maggiore appeal politico, un ritorno economico per tutto l’“indotto” LGBT locale. Vecchie bagarre della quali probabilmente nessuno sentirà la mancanza, sostengono i fautori dell’“Onda”, mentre, avvicinandoci al resto d’Europa, ci lasciamo alle spalle un’idea di Pride nazionale tutta italiana.

Auspicando la dovuta attenzione e il sostegno del movimento tutto per Alghero, Lecce e Reggio Calabria, città che ospiteranno il loro primo Pride e quindi prossime al gioioso battesimo LGBT, do uno sguardo al passato. C’è un’idea pioneristica e simbolicamente molto forte di Pride, che il movimento ha provato a mettere in atto ormai diversi anni fa che, confesso, non ho mai smesso di rimpiangere: quella della manifestazione nazionale portata in realtà non metropolitane o in provincia. Alla base di questa visione un principio più che condivisibile, secondo il quale le realtà locali storicamente più forti a livello di presenza di associazioni e di militanti sul territorio come Roma, Milano o Bologna, avrebbero aiutato le province, più deboli in termini numerici, spesso in fieri nella costituzione di una rete locale LGBT e quindi alle prese con tutti i problemi che questo tipo di lavoro comporta in territori di confine (in primis nei rapporti con le istituzioni locali), lasciando a queste ultime la contesa mobilitazione nazionale.

Ricordo quando nel 2002 marciammo a Padova. Allora ero un’attivista di Crisalide Azione Trans. In quell’occasione vidi le mie amiche e compagne dell’associazione, abituate a una Milano ormai abbondantemente “vaccinata” dai Pride, molto turbate dall’accoglienza che la città ci aveva riservato. Una di loro pronunciò una frase, fra il solenne e l’ironico, che ancora oggi citiamo con il sorriso sulle labbra: «Al nostro passaggio il tempo sembra fermarsi». Era proprio così. Centinaia di persone che, vedendoci arrivare, restavano attonite, in silenzio e sulla difensiva, ma allo stesso tempo troppo curiose per non scrutare le trans scese in strada a manifestare da tante parti d’Italia. Fu in quell’occasione che molt* di noi compresero quanto fosse più importante manifestare ed essere visibili proprio là, dove era più difficile.

Nel 2004 partecipammo al Grosseto Pride, del quale ho un ricordo meraviglioso. L’accoglienza fu molto diversa da quella riservataci a Padova due anni prima. Ricordo molte signore che ci applaudirono e salutarono dai balconi, con i mariti un po’ in disparte ma comunque sorridenti, mamme con i bimbi nel passeggino che vollero fare un pezzo di corteo insieme a noi, io e un’amica incredule di fronte a un papà che cercava di spiegare alla figlia sulle sue spalle il significato del nostro striscione, l’euforia degli attivisti e dei ragazzi LGBT grossetani per quel loro Pride. Ci furono una gioia attorno a noi per la nostra presenza, e un’accoglienza che ci ripagarono per le tante ore di macchina e per il disagio che il nostro viaggio aveva comportato (era una giornata caldissima). Quando negli anni successivi mi è capitato di parlare del Pride di Grosseto con persone che vi avevano preso parte, ho sempre avuto feedback molto positivi, segno che quella manifestazione è rimasta nel cuore di molti.

Malgrado questo, all’epoca l’evento fu sostanzialmente ignorato dai maggiori media italiani, che lo relegarono alle cronache locali. Inoltre, avendo mobilitato solo ventimila persone, cifra considerata non entusiasmante dagli organizzatori, fu considerato un insuccesso. Per queste ragioni il Grosseto Pride segnò la fine dell’esperimento dei Pride itineranti in città non metropolitane, durato appena tre edizioni: nel 2002 a Padova, nel 2003 a Bari e nel 2004 a Grosseto.

Curiosa di vedere quale sarà l’impatto dell’“Onda” su istituzioni, media e cittadinanze dei luoghi interessati, mi faccio qualche domanda fra passato e futuro imminente.

Se negli stessi giorni avessimo avuto i nostri bei Pride locali nella rassicurante Milano, ci saremmo mai ritrovate vis à vis con i benpensanti padovani in quell’ormai lontano 2002? Avremmo marciato con quelle mamme a Grosseto nel 2004? Avremmo avuto occasione e modo di confrontarci con i militanti e le persone LGBT* di quei luoghi, arricchendoci vicendevolmente dal punto di vista politico ma soprattutto umano?

Siamo davvero sicuri che l’Onda Pride, venduta come meno verticistica e più europea e orizzontale, non finirà col portare a manifestazioni di serie A nelle grandi metropoli, e di serie B nelle province, proprio dove invece ci sarebbe maggiore bisogno di mobilitazioni il più possibile partecipate?

Era davvero necessario arrivare all’“Onda”, quando nei fatti l’esistenza di un Pride nazionale non ha mai impedito neanche in passato l’organizzazione di Pride locali (tutt’al più le associazioni locali erano invitate a evitare sovrapposizioni di date, non organizzando mobilitazioni nello stesso giorno del Pride Nazionale per favorire la partecipazione a quest’ultimo)?

Forse non tutta l’esperienza dei Pride nazionali è da buttare via, o da “rottamare”. Forse il movimento tutto, a partire da Arcigay nazionale, dovrebbe fare un passo indietro, e riprovare a mettere fine al monopolio delle grandi città sui Pride e alla guerra d’interessi che l’ha accompagnata negli ultimi anni, facendo scelte coraggiose.

Bigliografia

  • “Grosseto Pride 2004”, Saggio di Giovanni Dall’Orto, Cultura Gay.it

  • “Gay, al via l’onda Pride in tredici città”, Repubblica.it

Pride 2014

Ed è arrivato anche il giorno del nostro Pride.
Quindici anni di Pride e ancora mi emoziono.
Vorrei rivolgere un appello a tutt* coloro che invece non hanno ancora marciato insieme a noi, in particolare ai giovanissimi:
non ascoltate chi vi dice che il Pride è un'”inutile carnevalata”, che ormai non serve più, che non è andando al Pride che cambieremo le cose, perché si sbagliano.
Ricordate che oggi marceremo per commemorare i moti di Stonewall, per ricordare la fiera ribellione di un gruppo di persone LGBT che ha fatto la differenza e la storia.
Se non sapete che cosa sia Stonewall fate ricerche, documentatevi, guardatevi il film, ricostruite un po’ della nostra storia, e capirete perché è importante marciare oggi.
Scendete in strada ricordando che la battaglia non è finita, che ancora oggi c’è chi scende in piazza silenziosamente per ridurre noi al silenzio, che l’unica proposta di legge che l’attuale governo è stato capace di proporre pone l’umiliante veto di tenerci lontani dai bambini come se fossimo criminali o degenerati.
Venite a manifestare con noi e portate tutto il vostro orgoglio e la vostra fierezza.
Vi aspettiamo, buon Pride!
The-riot

Pride 2014: nessuna manifestazione nazionale

Pare che per il mancato accordo fra le associazioni LGBT*, quest’anno non ci sarà un Pride nazionale, ma solo manifestazioni locali.

La notizia ha giustamente portato ad un acceso dibattito all’interno della nostra comunità.

E così, fra tanto parlare di Pride, ho dato uno sguardo al passato.

Ormai 12 anni fa, nel 2002, marciammo a Padova.
Dieci anni fa marciavamo invece per il Pride nazionale di Grosseto, del quale ho un ricordo meraviglioso. Da allora non ho mai smesso di rimpiangere la bella idea dei pride nazionali portati in provincia e alla loro grande portata simbolica e pioneristica.

Dovremmo ritentare, trovare il coraggio di mettere fine al monopolio sui Pride delle grandi città.

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Al Pride di Padova nel 2003

Al Pride di Grosseto nel 2004

Al Pride di Grosseto nel 2004

Per una comunità TLGB

(discorso pubblico al pride milanese del 2008)

Voglio anzitutto rivolgere un saluto ed un sentito ringraziamento a tutte le persone trans che hanno partecipato a questo corteo; grazie per aver portato il nostro orgoglio a questa manifestazione.

Il Pride è un momento molto importante di ritrovo ed elaborazione per la comunità LGBT, ed io credo che la nostra funzione sia quella di dare senso e contenuto a quella T* che dovrebbe rappresentarci.

A tutti coloro che, come ogni anno, hanno espresso la propria contrarietà alla presenza delle persone trans ai Pride, voglio dire che noi facciamo parte del DNA di questo movimento, da Stonewall in poi, e che il nostro diritto di cittadinanza in questo spazio pubblico non è e non deve essere messo in discussione.

Noi viviamo il nostro Pride 365 giorni l’anno, dal momento che, in molti casi, basta guardarci per capire chi siamo.

Proprio per questo il nostro punto di vista sul mondo e sulla società potrebbe essere una risorsa per tutta la comunità. E chissà che, dal prossimo anno, la nostra comunità sia TLGB.

Dobbiamo pretendere che il movimento, oltre alla sacrosanta rivendicazione di diritti e riconoscimento per le coppie gay e lesbiche, rivendichi in ogni occasione i diritti civili negati alle persone transessuali e transgender in questo paese.

Un paese che vorrebbe vederci solo sulle strade, la notte.

Un paese che spinge ogni anno molte di noi verso la prostituzione, negando la possibilità di un lavoro diurno, negando la nostra dignità.

Un paese che ci nega documenti conformi con la nostra identità, che ci spinge a normalizzarci ed omologarci, spesso contro la nostra volontà, prevedendo due sole possibilità: uomo o donna.

Un paese che sta a guardare mentre nel quartiere Prenestino a Roma le destre, ahimè sempre più potenti, organizzano ronde e catturano trans, le prendono per i capelli, le insultano, le umiliano, contando sull’indifferenza dell’opinione pubblica.

Non pensate che quanto accaduto a Roma non vi riguardi, sarebbe un gravissimo errore.

Una regione Lombardia che assolda solo medici obiettori che rifiutano di assistere le persone trans, negandoci il diritto di autodeterminazione, ovvero la possibilità di decidere liberamente del nostro corpo, di intraprendere quel percorso di transizione che ci rende finalmente noi stess*.

La Lombardia, attraverso la sua amministrazione sanitaria, rifiuta le persone trans. Per questo a Milano diventa è sempre più difficile portare avanti il nostro percorso di transizione.

Io dico che è ora di far sentire la nostra voce.

Voglio concludere con un appello all’unità del nostro movimento.

Smettiamo di essere divisi, perché tutti noi, gay, lesbiche, trans, donne, abbiamo nemici comuni, in primis le destre, il fondamentalismo cattolico e la cultura maschilista e patriarcale.

Smettiamo di sottolineare ciò che ci divide e battiamoci insieme affinché questo Paese possa finalmente definirsi LAICO e CIVILE.