Il mio discorso per il Transgender Day of Remembrance 2020

In occasione del TDOR on-line organizzato da ACET- Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere (è possibile vedere il video: VIDEO TDOR ACET ), ho scritto queste parole:

 

“Ogni anno, il 20 novembre, si celebra la Giornata della Memoria Transgender, Transgender Day Of RIMEMBRANCE o TDOR, una ricorrenza nata nel 1999 per commemorare le vittime di transfobia in Italia e nel mondo.

Venne introdotta da Gwendolyn Ann Smith, attivista transgender, in ricordo di Rita Hester, una donna trans assassinata nel 1998, attraverso lo svolgimento di una veglia a San Francisco. Da allora l’evento ha preso piede in centinaia di città di tutto il mondo, attraverso eventi e appuntamenti, sia fisici che online, per ricordare le vittime di transfobia e aumentare la visibilità su una problematica ancora molto presente ma spesso sottovalutata.

A Milano le associazioni transgender hanno iniziato a organizzare commemorazioni ed eventi per il TDOR a partire dal 2003.

In anni recenti, il TDOR milanese è passato dall’essere una celebrazione promossa dalle associazioni transgender e gender non-conforming, al diventare un evento costruito, promosso e condiviso da tutte le realtà LGBTIQIA+ rappresentate dal Coordinamento Arcobaleno, che in questi giorni come noi sta celebrando il TDOR con un’iniziativa, e che salutiamo e ringraziamo.

Oggi, a distanza di 17 anni, il TDOR diventa finalmente un evento della città di Milano. Infatti, questa mattina, la bandiera transgender è stata esposta fuori da Palazzo Marino. Accogliamo questa notizia con gioia perché finalmente anni di veglie e commemorazioni hanno portato a un riconoscimento istituzionale da parte di Milano, la nostra città.

Tuttavia

Tuttavia, quest’anno sono aumentati gli episodi di violenza nei confronti delle persone transgender e gender non-conforming, registrando ben 430 persone decedute nel mondo, di cui 350 morte ammazzate. Numeri ampiamente sottostimati, dato che non tutte arrivano ai giornali locali a causa dello scarso interesse nei confronti della nostra comunità.

Quest’anno la pandemia ci ha privati della possibilità di abbracciarci di persona in una veglia nelle piazze cittadine e di raccontare ad alta voce le storie delle nostre vittime e dei nostri morti.

Rivolgiamo un messaggio alle persone in ascolto della nostra comunità: il momento è difficile, vivere in una società che ci discrimina e marginalizza è molto duro, ma vivere in un mondo che è ostile e che contemporaneamente è scosso da una pandemia, può essere insopportabile. Rompete il guscio e cercate le associazioni, i gruppi e le realtà collettive transgender: cercateci, scriveteci, telefonateci, non restate sol*, noi ci siamo.

Siamo qui questa sera per celebrare e commemorare chi non ha più voce e per condividere il nostro cordoglio. Ma siamo anche qui perché ogni nostra lacrima è accompagnata da una rabbia profonda, perché ad ogni celebrazione si accompagni la lotta. Non vogliamo la compassione, non ci interessa il pietismo di una società cisconforme e cisnormata. Noi esigiamo diritti, noi reclamiamo il diritto alla piena cittadinanza nella società civile, noi pretendiamo una legge che punisca severamente chi ci fa del male. E non ci basta questo. Vogliamo una società, vogliamo un mondo dove ogni persona transgender e di genere non conforme abbia pari diritti, pari opportunità e pari dignità.

Vogliamo una società nella quale chi veicola transfobia denigrando i nostri corpi e le nostre vite su giornali, blog e media in generale, o presso Università e luoghi istituzionali, venga sanzionato. Vogliamo una comunità scientifica che smetta di somministrarci test e questionari come se fossimo animali esotici da studiare. Vogliamo che le persone smettano di fare domande sui nostri corpi per capire come siamo fatti. Vogliamo che le persone cisgender smettano di appropriarsi delle nostre istanze politiche e di movimento o delle nostre elaborazioni culturali, vogliamo essere noi a parlare per noi, vogliamo una “presa di parola trans”.

Vogliamo autodeterminazione. Piena autodeterminazione. Vogliamo smettere di pagare migliaia di euro a psichiatri e avvocati per poter decidere dei nostri corpi e dei nostri nomi sui documenti. Vogliamo uscire dai tribunali, perché nessun giudice sa meglio di noi cosa è meglio per noi. Non abbiamo bisogno di servizi a pagamento o di esperti che, pagati profumatamente, ci vengano a dire chi siamo, perché noi chi siamo lo sappiamo bene. Vogliamo un Paese in cui autodeterminarsi sia facile e completamente gratuito.

Vogliamo giornalisti che sappiano utilizzare asterischi, “U” o “SCHWA” senza frignare e senza ogni volta fare un caso di Stato, perché anche il linguaggio possa diventare realmente inclusivo e andare oltre quel binarismo fatto di “A” e di “O” di cui siamo stanchi.

Vogliamo non dover mai più celebrare una Giornata della Memoria Transgender, vedere sorgere il sole nel giorno in cui non avremo più notizia di nostre sorelle e fratelli barbaramente uccisi per mano di uomini cisgender.”

 

 

Preso l’assassino di Emanuela De Cassia

Hanno preso l’assassino di Manuela De Cassia.
Un bancario “sposato” e che viveva una vita “normale”, hanno tenuto subito a precisare i giornali, mentre nel modo più squallido pubblicano informazioni discordanti sull’effettivo numero di coltellate che hanno portato la donna alla morte.
Gli organi di informazione non hanno esitato a rendere pubbliche le generalità di Manuela, rivelando il suo nome anagrafico e altre informazioni legate al suo lavoro e alla sua vita, incluso il fatto che vivesse con “regolare contratto di affitto” (e allora?).
Ancora una volta non è lui ad essere finito sotto i potenti e deformanti riflettori dell’informazione – lui che è un assassino accusato di omicidio e strage di cui si tutela il diritto alla privacy – ma lei.
E se è vero che molte testate hanno appellato Manuela al femminile concedendo un “la transessuale”, siamo ancora lontani ANNI LUCE dal rispetto e dal cordoglio che si dovrebbero a una donna ammazzata in quel modo!
Resta soltanto tanta rabbia e commozione nel guardare le fotografie di Manuela pensando alla vita che avrebbe potuto vivere in un mondo diverso.
Resta soltanto il momento della veglia, quello in cui onoreremo la memoria de* nostr* mort* al prossimo #transgender #day #of #remembrance.

In memoria di Hande, icona dei diritti contro Erdogan. La transfobia nella società contemporanea.

Venerdì 18 novembre alle 16:30 sarò all’Università Bicocca per parlare di #transfobia, in occasione dell’imminente Transgender Day of Remembrance (20 novembre).
Voglio ringraziare Alberto Cassella e il collettivo universitario B.Rain (Bicocca Rainbow) per il bell’invito.
Il seminario si aprirà con la memoria dell’attivista Hande Kader, donna transgender, attivista LGBTI e icona dei diritti civili che si batteva contro il regime di Erdogan in Turchia, trovata morta carbonizzata ad Istanbul lo scorso agosto.
Affronteremo i temi della transfobia nella società occidentale contemporanea, dei diritti civili negati alle persone transessuali e transgender e di quelle buone pratiche e politiche sociali che possono favorire l’esercizio di una piena cittadinanza.
Pagina evento: https://www.facebook.com/events/748002818696111/

Giornata della Memoria Transgender a Milano

Il Transgender Day of Remembrance (Giornata della Memoria Transgender) o TDOR ricorre il 20 novembre di ogni anno per ricordare e commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio transfobico.
L’evento venne introdotto da Gwendolyn Ann Smith in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio nel 1998 diede avvio al progetto web “Remembering Our Dead” e nel 1999 a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora l’evento è cresciuto fino a comprendere commemorazioni in centinaia di città in tutto il mondo (per maggiori informazioni potete visitare il sito dedicato alla giornata: http://tdor.info/).
A Milano, presso la Casa dei Diritti, in occasione del sedicesimo TDOR, il Circolo culturale TBGL Harvey Milk organizzerà un dibattito sul tema della transfobia, al quale seguirà un candlelight in ricordo delle vittime.

Interverranno Nathan Bonnì, Laura Caruso e Gianmarco Negri.
Introdurrà Monica Romano.

Nathan Bonnì, nato negli anni 80, dopo il liceo si trasferisce a Milano per i suoi studi universitari e, dopo la laurea magistrale, nel 2008, inizia a fare attivismo LGBT, tramite il blog “Progetto Genderqueer”, in cui, tramite le sue vignette, il suoi racconti di vita e i suoi saggi, narra i percorsi non canonici: gli orientamenti erotico/affettivi non binari, i percorsi transgender non medicalizzati, l’ossessione sociale per il binarismo e per la “passabilità” delle persone gender non conforming.

Il blog è stato il primo blog in lingua italiana a dare un punto di riferimento e una speranza a tutte le persone “questioning” che non rientravano nelle categorie gay, lesbica e transessuale.

Nel 2009 inizia il suo attivismo al Circolo Harvey Milk Milano, e nel 2010, dopo aver promosso un’importante fiaccolata, a cui prende parte l’attivismo cittadino e la leggendaria attivista Deborah Lambillotte, diventa presidente del Circolo, e, negli anni, affiancato da personaggi di spicco come Alessandro Rizzo Lari, porta il circolo a diventare un luogo protetto per i portatori di identità e orientamenti non conformi, ovvero per tutte le persone che non avevano, di fatto, cittadinanza nel mondo LGBT: bisessuali e pansessuali, transgender non medicalizzati, intersessuali, genderqueer e molti altri. Il Circolo, nel 2014, su proposta di Alessando, Nathan e Monica, cambia il suo nome in Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano per testimoniare questa maggiore attenzione alle minoranze, e infine, dopo la tragica scomparsa di Alessandro, il nome del circolo gli viene dedicato. Nel 2014, insieme a Monica, Alessandro, Danilo Ruocco ed Enrico Proserpio, fonda la rivista di approfondimento saggistico TBGL “Il Simposio”, per cui diventa vignettista. Nel 2018, alla scadenza del suo terzo mandato come presidente, viene nominato dall’assemblea Milk “presidente onorario”, e lo è tuttora.
Oltre al tema dei “percorsi transgender non medicalizzati”, ha a cuore il tema dell’inclusione professionale delle persone T, sia in contesti aziendali, che come liberi professionisti.

Laura Caruso ha 50 anni, un figlio grande, una laurea in economia ed è docente di amministrazione e finanza nella formazione tecnica per aziende ed enti.
Al di fuori dei propri ambiti professionali coltiva due passioni: l’impegno sociale (è socia del “Circolo Culturale TBGL Harvey Milk” e partecipa attivamente alle iniziative dei “Sentinelli di Milano”) e il teatro (fa parte di “Atopos Compagnia Teatrale”).

Gianmarco Negri, uomo transgender di 37 anni, Avvocato e titolare dell’omonimo Studio Legale, con sede in provincia di Pavia, esercita in ambito civile e penale con profonda dedizione all’iter legale di transizione Ftm ed Mtf. Fortemente impegnato nella difesa della libertà personale è appassionato ed attivo in relazione alle tematiche di tutela della persona, diritto all’identità di genere, riconoscimento dei diritti negati, difesa dalle discriminazioni e dalle violenze in ogni ambito umano.

Monica Romano è un’attivista per i diritti LGBT e autrice di libri dedicati alla realtà transgender. Lavora in uno studio di consulenza del lavoro ed è responsabile dello Sportello Identità di genere presso il Circolo Harvey Milk a Milano. Si è laureata in Scienze Politiche nel 2007 con una tesi sulla discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro.
Ha contribuito alla realizzazione di documentari sulla realtà transgender.
Collabora, scrivendo articoli, con la rivista di cultura LGBT “Il Simposio” ed è curatrice del “Blog per la libertà di genere”.
Collabora, scrivendo articoli, con LavoroeDiritti.com, portale dedicato alla tutela dei diritti dei lavoratori.

Sedicesimo Transgender Day of Remembrance (Giornata della Memoria Transgender)

Il prossimo 20 novembre, in occasione del sedicesimo TDOR – “Transgender Day of Remembrance (Giornata della Memoria Transgender), in tutto il mondo la comunità LGBT commemorerà le vittime dell’odio e del pregiudizio transfobico, e la nostra associazione, il Circolo culturale “Harvey Milk” Milano, organizzerà una veglia commemorativa con il patrocinio del Comune di Sesto San Giovanni e l’adesione della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni (Giovedì 20 novembre alle 21, in via Dante  6, presso la Biblioteca Civica di Sesto San Giovanni, sala “Carlo Talamicci”).

Insieme leggeremo i nomi delle vittime, ricorderemo le circostanze della loro morte, accenderemo una candela in memoria di coloro che hanno pagato con la vita l’espressione della propria identità di genere. Seguiranno la proiezione di un cortometraggio sulla realtà transgender in Italia e un momento di confronto e dibattito sul tema della transfobia, al quale interverranno:

Ogni anno, ad ogni veglia, ci auguriamo di non doverci rivedere il 20 novembre dell’anno successivo, di non dover ricordare ed onorare altre sorelle e fratelli vittime dell’odio transfobico. Dovremo invece incontrarci ancora una volta, per pronunciare e ricordare ad alta voce ben 79 nomi, vite, storie. Tante sono infatti le vittime segnalate al sito ufficiale del TDOR (http://tdor.info/). Un numero che sottostima significativamente il totale degli omicidi di persone trans nel mondo, poiché fotografa soltanto quelli segnalati dalle cronache e registrati dalle associazioni (in ancora molte parti del mondo, pensiamo a quei paesi che considerano illegale la condizione transgender, gli omicidi di persone trans non vengono segnalati, né tantomeno registrati), oltre a non tenere conto dei suicidi causati dallo stigma e dall’emarginazione sociale (diversi studi hanno dimostrato che la popolazione transgender è fra le più esposte al rischio di suicidio).

Ricorderemo e commemoreremo anche i nomi di donne che non hanno avuto giustizia e i cui assassini sono ancora a piede libero, come Emanuela di Cesare, brutalmente massacrata il 23 Aprile del 2007 a Pescara, o Andrea Quintero, la trans colombiana trovata morta la notte tra il 28 e il 29 luglio del 2013 sul binario 10 della stazione Termini di Roma, uccisa a bastonate.

Emanuela Di Cesare

Emanuela Di Cesare

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Il 20 novembre porta con sé, da ormai sedici anni, la cronaca di una violenza sistematica a cui la popolazione transgender è esposta. Le persone trans vivono infatti nella consapevolezza di dover temere aggressioni cieche ed ingiustificate contro la loro persona, che hanno il solo scopo di danneggiare, umiliare o annientare. I gesti riconducibili a questa forme di violenza non vengono normalmente considerati come casi di ingiustizia sociale, ma come atti riconducibili a singoli individui particolari, perlopiù fanatici, devianti o squilibrati. Quest’interpretazione è però pericolosa e fuorviante, poiché non dà conto di quanto il contesto sociale di contorno li renda possibili o addirittura accettabili. Ciò che rende la violenza un fenomeno di ingiustizia sociale, e non semplicemente un’infrazione individuale alla morale ed alla legalità, è il suo carattere sistemico, il suo essere di fatto pratica sociale.

La violenza è quindi sistemica, perchè diretta agli appartenenti ad un gruppo sociale per il solo fatto che vi appartengano. Così come ogni donna ha motivo di temere lo stupro ed ogni nero la discriminazione, ogni persona transgender vive sapendo di essere un bersaglio di possibili aggressioni o molestie.

Questo tipo di violenza si può quasi considerare legittimata e tacitamente tollerata a livello sociale. Emblematico di questa tacita legittimazione e speculare delle convinzioni implicite nel tessuto sociale è l’ atteggiamento dei media, ovvero il modo in cui gestiscono notizie riconducibili a persone transgender. La violenza, l’omicidio di persone trans è infatti accompagnata da un omertoso silenzio nelle società occidentali, eccezion fatta per qualche trafiletto di cronaca nera che riporta, senza denunciare si badi, ma solo registrando, una fredda e distaccata (non può esservi eccessivo cordoglio per l’omicidio di una persona transgender) descrizione degli eventi in cui solitamente si evidenziano dettagli morbosi. E’ così considerato normale che una ragazza trans venga uccisa a causa della sua differenza, ancor più se straniera, ancor più se proveniente da un paese latino, a maggior ragione se dedita alla prostituzione: in quella gerarchia sociale che il cordoglio o la sua negazione mettono drammaticamente in evidenza, essa è destinata ad occupare l’ultimo posto.

Ritenendo che l’organizzazione di eventi aperti al pubblico in occasione del TDOR possa favorire la sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche relative all’identità di genere e alla transofobia, ci prepariamo alla prossima veglia, augurandoci di tutto cuore di non doverne vivere altre.