BOOKCITY: LGBT, la rivoluzione pacifica – Sabato 18 novembre

Lgbt, la rivoluzione pacifica

Con Monica Romano e Anton Emilio Krogh

 

La battaglia per i diritti civili di gay, lesbiche, bisessuali e transgender è una delle grandi rivoluzioni culturali degli ultimi decenni. Un incontro per  conoscere la storia e i protagonisti di questa rivoluzione pacifica per affermare il diritto di esprimere la propria identità sessuale, andando oltre la visione rigida e duale dei generi e mettendo in discussione pregiudizi sociali e culturali.

I protagonisti:

Monica Romano ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Laureata in Scienze Politiche, esperta in amministrazione del personale, scrittrice.

Anton Emilio Krogh, avvocato penalista e scrittore. Organizzatore, per passione, di grandi feste-evento a cui accorrono amici da tutto il mondo.

Ad un anno dalla legge sulle unioni civili, tanta è ancora la strada ancora da fare

A un anno dall’approvazione della legge che – con grande ritardo rispetto al resto d’Europa – ha regolamentato le unioni civili fra persone dello stesso sesso, il bilancio sul fronte del riconoscimento dei diritti LGBT in Italia risulta essere ancora molto carente.

Il 17 maggio ricorrerà la Giornata Internazionale contro omofobia, transfobia e bifobia, e peserà dover ancora una volta denunciare – come avviene da ormai da molti, troppi anni ! – la mancanza di una legge contro l’omotransfobia, in questo nostro paese dove le violenze rivolte a persone gay, lesbiche e transgender sono ancora una realtà attualissima e drammatica.

Amiamo pensare e dire ad alta voce – senza mai stancarci – che la tutela delle minoranze rappresenta la cartina di tornasole della civiltà di una democrazia: l’Italia potrà dirsi un paese civile quando il nostro ordinamento prevederà specifiche tutele per chi oggi è più esposto a discriminazione, odio e violenza.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

La persecuzione delle persone LGBT in Cecenia

Apprendiamo con sconcerto dell’esistenza di un campo di concentramento per persone LGBT in Cecenia, a breve distanza dai confini europei, e dell’immobilità del Cremlino rispetto a quanto sta avvenendo in quella regione. I media russi di opposizione riferiscono di ragazzi e uomini sequestrati dai corpi paramilitari e sottoposti a sevizie di ogni tipo. L’associazione ILGA-Europe e la russa “Rete LGBT”, che hanno raccolto le testimonianze di trenta evasi, denunciano decine di morti.
Ci uniamo alle associazioni LGBT italiane nel richiedere urgentemente un riscontro alla lettera depositata dall’associazione Certi Diritti e rivolta all’Alto Commissario Federica Mogherini e al ministro Angelino Alfano. Nella lettera sono stati richiesti l’invio di osservatori internazionali nella regione e l’immediata concessione di asilo politico a chi rischia di diventare vittima di una follia che ci riporta alle pagine più cupe della nostra storia. Una storia che ci ha dolorosamente insegnato che le dittature e i totalitarismi iniziano colpendo con ferocia proprio quelle minoranze che non possono difendersi, spesso nell’indifferenza generale.
Antonio Gramsci affermava che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”: noi non possiamo e non vogliamo restare indifferenti.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Diversity, inclusion e persone LGBT nel mondo del lavoro

La dott.ssa Monica Romano ha presentato l’intervento che segue, disponibile anche in video, presso il Municipio 3 di Milano il 2 marzo 2017, in occasione dell’incontro Donne, genere e lavoro – Istruzioni per l’uso.

Il quadro italiano delle discriminazioni nel lavoro delle persone LGBT non è semplice da definire, prima di tutto perché mancano i numeri: non conosciamo il numero di persone discriminate e, quando una discriminazione avviene, è molto difficile fornirne la prova. Quando parliamo di discriminazioni – in concreto – ci riferiamo al blocco della carriera, al mobbing orizzontale (quello messo in atto dai colleghi) e a quello verticale (quello messo in atto dai colleghi superiori gerarchicamente o dallo stesso datore di lavoro), alle molestie sessuali, all’esito negativo del periodo di prova, al mancato rinnovo del contratto a tempo determinato, fino ad arrivare al licenziamento.

Ricordo che il licenziamento discriminatorio resta vietato nel nostro ordinamento, ma che l’onere della prova è a carico del lavoratore. Il licenziamento dichiarato discriminatorio in giudizio è nullo e comporta il diritto alla reintegra, il pagamento di tutte le retribuzioni perdute e la regolarizzazione previdenziale (e questo indipendentemente dalla dimensione aziendale). In Italia esiste il decreto legislativo 216/2003 che vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale facendo esplicito riferimento ad essa.

Le discriminazioni si differenziano per intensità a seconda della lettera dell’acronimo LGBT che vanno a colpire.

Ad esempio, spesso sentiamo dire che le lesbiche subiscono una doppia discriminazione, ma io direi che è anche tripla: sono infatti discriminate in quanto lesbiche, in quanto donne e, se lo sono, in quanto mamme. L’attenzione spesso morbosa che una coppia di donne subisce rende difficile il coming out sul posto di lavoro e quella dell’invisibilità diventa spesso una scelta obbligata. La madre sociale, quella non biologica nella coppia, da una parte ha tutti quegli oneri conseguenti alla genitorialità che possono incidere negativamente sulla sua carriera, ma dall’altra ma non gode delle agevolazioni previste perché non il suo status di genitrice non  viene riconosciuto.

Abbiamo poi le persone transgenere o transgender, che restano le più colpite dalle discriminazioni, a causa dell’impossibilità di nascondere quella rivoluzione estetica necessaria e conseguente all’iter di transizione. Le persone transgenere incontrano barriere all’ingresso del mercato del lavoro, dove vengono scartate ai colloqui di selezione, e mobbing sul posto di lavoro, quando iniziano l’iter in azienda. Complessa e non semplice è poi la gestione di rapporti di lavoro autonomo e nello svolgimento di libere professioni, dove è il rapporto con i clienti a presentare criticità.

In questo senso, l’ultima riforma del sistema lavoro chiamata Jobs act non ha migliorato la situazione. Pur avendo portato alcune evoluzioni sul piano della tutela del lavoro prevedendo, ad esempio, maggiori tutele per la maternità delle lavoratrici autonome e delle iscritte alla Gestione Separata Inps e ampliato la platea dei beneficiari di trattamenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, questa riforma ha messo in discussione importanti diritti che storicamente si consideravano acquisiti in Italia, legati soprattutto al lavoro a tempo indeterminato in aziende con più di 15 dipendenti e alle tutele previste dallo Statuto dei lavoratori. Il Contratto a Tempo Indeterminato a Tutele Crescenti (CATUC), ha definitivamente sostituito il Contratto a Tempo Indeterminato che conoscevamo da decenni, rendendo di fatto più facile licenziare per un datore di lavoro.

Quindi, se è vero che la tutela dai licenziamenti discriminatori ancora sussiste, è altresì vero che una generale maggiore agibilità ai licenziamenti da parte del datore di lavoro di norma comporta maggiori rischi per quelle categorie più deboli da un punto di vista sociale e culturale, come le donne e le persone LGBT.

Venendo alla domanda che ha aperto questo nostro evento –  Cosa può fare un’amministrazione cittadina per fronteggiare le discriminazioni? – come potremmo quindi rispondere?

Senz’altro che un’amministrazione cittadina può fare moltissimo. Ad esempio promuovere una diversa cultura aziendale e organizzativa, formando imprenditori e manager aziendali, promuovendo l’idea che il diversity management non il è fumo negli occhi – come molti imprenditori ancora pensano –  ma una politica di gestione del personale che può incrementare la produttività di un’azienda.

Dovremmo seguire l’esempio di città come Londra, Berlino o Barcellona, che hanno politiche di diversity & inclusion molto sviluppate: occorre far sì la giustizia organizzativa divenga strategia organizzativa.

Non si tratta solo di insegnare che discriminare è sbagliato, o che non discriminare ci rende migliori e politicamente corretti, ma anche che scegliere l’inclusione è vantaggioso in termini strategici e di competitività per un’impresa. Si tratta di spiegare che il pregiudizio in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere delle persone può essere un ostacolo al reclutamento e alla promozione del candidato più qualificato per un lavoro e dei migliori talenti che il mercato offre, eccellenze incluse.

Creare un ambiente di lavoro sereno e adatto a qualunque persona risulta vincente per tutti, anche per i collaboratori maschi, bianchi ed eterosessuali. L’assenza di discriminazioni è produttiva.

Mettere l’etica è al centro è insomma più intelligente, oltre che giusto.

Queste sarebbero delle ottime premesse per far sì che, un domani, qui a Milano, si potrà essere persone gay, lesbiche e transgender dichiarate e ambire a fare carriera anche fino ai massimi vertici. Questa potrebbe essere una grande sfida per la nostra città.

Corte di Appello di Milano: sono trascrivibili integralmente i certificati di nascita di due gemelli nati negli Stati Uniti attraverso la “gestazione per altri”

Il decreto della Corte di Appello rappresenta un passo importante nella battaglia per il pieno riconoscimento delle famiglie arcobaleno.
Va infatti ricordato che la legge 76 del 20 maggio 2016 che regolamenta le unioni civili – o legge #Cirinnà – non riconoscendo il diritto alla genitorialità delle persone #LGBTI, non ha ancora risolto quel vuoto normativo che incide in modo sostanziale sulla vita di tante famiglie.
La magistratura tenta così di sanare questa carenza tutelando e anteponendo l’interesse dei due bambini, nati da maternità surrogata negli Stati Uniti, a presunte ragioni di ordine pubblico, appellandosi alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e disponendo la trascrizione integrale nel registro degli atti di nascita dei loro certificati.
Non è la prima volta che la magistratura si dimostra avanguardia nell’avanzamento dei diritti civili in Italia, andando oltre i limiti di una politica sorda alle richieste di migliaia di famiglie che chiedono riconoscimento e tutela. SinistraxMilano non può che sostenere e incoraggiare tale avanzamento, in attesa di una legge che riconosca il matrimonio egualitario e l’uguaglianza formale e sostanziale di tutte le famiglie.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Uccisa Hande Kader, donna transgender e attivista per i diritti LGBT in Turchia

“Il mio nome è Hande Kader e sono una donna transgender turca.
Ho avuto la sfortuna di vivere in un mondo molto ingiusto e di combattere in un paese che vuole opprimere il mio corpo, politicizzare la mia esistenza e togliermi la voce.
Qui, in questa foto, cammino fieramente alla parata LGBT a Istanbul. Tengo la testa alta, anche se i miei occhi sono pieni di lacrime. La mia stessa esistenza è una forma di resistenza alla repressione sociale e politica che mi circonda.
Sono costretta a lavorare nell’industria del sesso, come la maggior parte di molte donne trans nel mondo. Anche se la società ha cercato di governare con disprezzo la mia vita, sono qui per mettere in discussione la discriminazione sessuale contro di me, chiedendo solo rispetto per il mio corpo.
Sono una vittima del maschilismo cresciuto in questa società, come una malattia orribile, fino a diventare cancrena. Sono una vittima dei vostri valori morali che servono solo agli interessi politici di un’autorità patriarcale, che ha sollevato questo odio che mi ha bruciata viva.
Il mio omicidio non è semplice omicidio, è un crimine politico.
La misoginia e la transfobia sono i mostri che mi hanno ucciso a sangue freddo.
So che i morti non parlano, ma il mio silenzio è il grido di tante altre donne là fuori che stanno scrivendo queste parole, perché potevano essere loro nella mia stessa situazione. Scendete per le strade con il mio nome sulle labbra e abbiate il coraggio di lottare per i vostri diritti, fate del vostro corpo uno scudo per le battaglie per la libertà di essere voi stessi, per la democrazia, per il rispetto!
So che i morti non parlano, ma io sono te e tu sei me! E quando sentirai il mio silenzio, fai con che la nostra voce diventi più forte!”

di Esra Dogan

In memoria di Hande Kader, una giovane donna transgender simbolo della rivolta contro la repressione ‪#‎LGBTI‬ nella Turchia di Erdogan, attivista per l’uguaglianza e per i diritti civili. Hande è stata barbaramente uccisa, stuprata, mutilata e bruciata viva. Aveva soltanto 22 anni.

Come votarmi per il Consiglio Comunale di Milano

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#DatemiLaVoce

SCHEDA AZZURRA

COME VOTARMI: tracciando un segno di voto sul simbolo della lista SinistraxMilano (lista arancione) e scrivendo a fianco ROMANO.

scheda elettorale


QUANDO SI VOTA:
Domenica 5 giugno dalle 7 alle 23.
(solo domenica, elezioni in un unico giorno)

PER COSA SI VOTA
Trovate due schede:
scheda azzurra: per eleggere il Sindaco e i 48 Consiglieri Comunali;
scheda verde: per eleggere il Presidente e i Consiglieri nei Municipi
(i Municipi sono gli organi che hanno sostituito i Consigli di Zona, ognuno vota per il Municipio della propria zona).

DOPPIA PREFERENZA DI GENERE: possibilità di esprimere due voti per i candidati al Consiglio Comunale.
Sotto al nome della lista trovate due spazi vuoti. Servono per scrivere il nome di una donna e di un uomo candidati come consiglieri per quella lista.
E’ possibile tracciare un segno di voto sulla lista SinistraxMilano (lista arancione), scrivere a fianco ROMANO e scrivere sotto il nome di un uomo candidato con la lista SinistraxMilano (a titolo di esempio GIBILLINI, PALADINI, LIMONTA, MAZZEI, DEL CORNO).
Potete anche scrivere un cognome solo. Però se scegliete due donne, o due uomini, viene considerato valido solo il primo cognome. Per esprimere la doppia preferenza di genere i due candidati scelti devono essere di genere diverso (una donna e un uomo)
Per i consiglieri comunali non vale il voto disgiunto: i nomi scritti devono appartenere alla lista che avete votato.
Se scrivete solo i nomi il voto va automaticamente anche alla lista a cui appartengono.
NON potete scegliere il candidato consigliere di una lista e mettere la croce su un’altra lista; né scegliere una candidata di una lista e un candidato di un’altra. Se lo fate il voto viene annullato (come se non aveste votato). Perché il voto sia valido i candidati devono appartenere alla lista che avete scelto.

VOTO DISGIUNTO: possibilità di esprimere due voti, uno per la scelta del candidato sindaco, l’altro per la scelta della lista.
È possibile, a titolo di esempio, tracciare un segno su un candidato sindaco diverso da Sala e tracciare un segno di voto sulla lista SinistraxMilano.
Se mettete la croce solo sul simbolo della lista, il voto va automaticamente anche al candidato Sindaco che la lista appoggia.
Se mettete la croce solo sul nome del Sindaco, il voto va a lui ma non alle liste.
Il voto disgiunto vale solo per il candidato Sindaco; i candidati consiglieri comunali devono essere scelti tra quelli della lista che volete votare.

Le ragioni della mia candidatura per il Consiglio Comunale di Milano: perchè vi chiedo di darmi la voce.

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Dopo più di 15 anni di lavoro e impegno nell’associazionismo e nel movimento LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Intersex) milanese, ho deciso di scendere in campo e formalizzare la mia candidatura come consigliera comunale per la lista “Sinistra x Milano”, che ringrazio per la fiducia e l’inizio di questo percorso insieme.
Diverse sono le ragioni che mi hanno portato a questa importante decisione, prima fra tutte la voglia e l’entusiasmo all’idea di mettermi in gioco su un piano istituzionale.
Per più di 15 anni mi sono relazionata alle istituzioni dall’esterno chiedendo, partecipando a momenti di confronto, dibattendo, informando, sensibilizzando, molto spesso denunciando e protestando. Questo percorso per me continua, con la differenza che questa volta proverò ad entrarci nelle istituzioni. Una differenza non da poco.
Ho scorso con attenzione le candidature di persone LGBT alle amministrative milanesi precedenti di cinque, poi di dieci, poi di quindici anni fa. E poi ancora più indietro.
Ho scoperto così che è dalle amministrative del 1990 che una donna transgender non si candida, e che nessuna è mai entrata in Consiglio Comunale. Questo dato ha certo pesato molto nella mia decisione di scendere in campo e metterci la faccia: perchè rivendicare il godimento di una piena cittadinanza significa anche questo.
Tuttavia non sono soltanto le istanze di dignità e uguaglianza che da sempre motivano il mio impegno sociale a muovermi, ovviamente, perchè non basta essere una persona LGBTI, appartenere a una minoranza, o far parte di un qualsiasi gruppo per dare senso e contenuto ad una candidatura istituzionale.
Ci vuole anche una visione, idee, proposte concrete e attuabili sulla città.
Per questo porterò la mia idea di Milano fra le persone, senza alcun filtro: nei mercati, nelle piazze, davanti alle università, nei luoghi di aggregazione, nelle strade.
Sto presentando il mio programma ai cittadini, un documento politico con le idee mie e delle persone che mi sostengono. Dialogheremo e ci confronteremo con le persone anche per meglio comprendere le esigenze e i bisogni della città.
Tre saranno le parole chiave che daranno corpo alla nostra istanza: lavoro, dignità, uguaglianza. Parole che spesso restano inascoltate quando si tratta non solo di persone LGBTI, ma anche di donne, studenti, lavoratori non tutelati e persone che il lavoro lo hanno perso, anziani, persone diversamente abili, persone sieropositive, migranti.
Amo Milano e vorrei vivere in una città più laica, femminile e a misura di donna, respirabile e camminabile, antifascista, accogliente, colorata, plurale e, soprattutto, davvero dalla parte dei deboli e di chi oggi non ha tutele o ne ha sempre meno, a partire dai lavoratori.
Alcune considerazioni sulla lista di cui faccio parte e sull’imminente scelta di voto che come milanesi ci apprestiamo a compiere.
La lista gode del sostegno del sindaco uscente Giuliano Pisapia e si pone in continuità con il lavoro fatto negli ultimi cinque anni. Sinistra x Milano è una lista plurale che mette insieme mondi ed esperienze diverse: PD, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, sostenitori di Francesca Balzani alle trascorse primarie per la scelta del candidato sindaco.
Ricordo a tutt* che Pisapia vinceva le amministrative 5 anni fa, dopo quasi 20 anni interminabili di sindaci e giunte di destra. Possiamo fare mille considerazioni più o meno critiche sul lavoro delle giunta uscente, ma non possiamo negare che abbia connotato una Milano più attenta ai diritti, alla solidarietà e all’accoglienza, una città che ha fatto del sociale uno dei suoi punti fermi.
La lista sostiene Beppe Sala come candidato sindaco in modo critico e con un sano realismo politico: occorre unire le forze se vogliamo impedire che uno Stefano Parisi che “vanta”, se così si può dire, il sotegno di un Matteo Salvini e della Lega Nord (che a Milano ha governato, non scordiamocelo), vinca le elezioni e riporti la nostra Milano indietro nel tempo. Tempi bui, nei quali la misoginia, il razzismo e la xenofobia, l’omotransfobia (la vergognosa scritta “FAMILY DAY” sul Pirellone, frutto di quella visione politica che Parisi vorrebbe portare al governo della città, ha fatto il giro del mondo), la politica della “pancia”, i fascismi di ieri e di oggi erano al timone della nostra Milano.
La partita elettorale milanese sarà molto dura, e avrà forti ripercussioni sulla politica a livello nazionale.
Occorre mobilitarsi, scendere in campo, battersi perchè Milano continui ad essere nostra.