DDL ZAN – Combattete le femministe TERF e proteggete l'”identità di genere”

Lettera alle nuove generazioni trans*, alle mie giovani sorellə e fratell*

Soltanto la verità che mai nessuno verrà a dirvi in faccia: voi siete trans* e una significativa parte di questo mondo vi disprezza. E se domani morirete a seguito di un’aggressione, ci saranno molte persone che si sentiranno sollevate dopo aver letto la notizia su qualche giornalaccio, perché penseranno che ve lo siete meritato. La verità è che ci sono persone là fuori che pensano che noi tutt* meritiamo di morire per ciò che siamo, che meritiamo di continuare a subire violenza, che meritiamo di vivere e di spegnerci ai margini della società, ben nascostə e lontanə dagli occhi dei benpensanti.

I nemici del DDL ZAN: ultracattolici, leghisti e TERF

Coloro che oggi dichiarano di non voler sostenere il DDL Zan perché si potrebbe migliorare il testo ma di condannare comunque fermamente la violenza nei nostri confronti, MENTONO. Sono gli stessi che vent’anni fa, trent’anni fa, quando la nostra comunità era ancor più ai margini e segregata in una dimensione esclusivamente notturna, ridevano della nostra disperazione. Queste persone – le femministe trans-escludenti o gender critical, gli ultracattolici, i leghisti e fascisti che si vergognano a definirsi apertamente tali, i franchi tiratori pronti a sferrare attacchi – vorrebbero ricacciarci in quella notte senza fine da cui tanto faticosamente abbiamo iniziato ad uscire. E se non l’avete ancora capito, il vero obiettivo delle femministe trans-escludenti è di marchiare i nostri documenti di riconoscimento a vita con due belle letterine: “TS”. Vogliono toglierci il diritto di avere il cambio di documenti e il riconoscimento del nostro genere di elezione che abbiamo ottenuto 40 anni fa. Vogliono farci tornare indietro e ributtarci in un ghetto.

L’importanza della memoria

Quando io ero ragazzino le cose erano diverse da oggi perché il gioco delle parti era molto chiaro e le discriminazioni estremamente manifeste. C’erano i (presunti) maschi eterobulli e c’erano le froce politicizzate com’ero io e altre. E c’erano le botte, le aggressioni, le fughe, le sassate alla Fossa dei Leoni, i punti al pronto soccorso, le amiche picchiate, malmenate e cacciate di casa, le tentate denunce in questura con i carabinieri contro di noi, le corse dopo essersi tolte i tacchi, gli sputi, le monetine tirate in testa, le umiliazioni… ma anche le vittorie quando era il bulletto a prenderle da noi checche cattive e a scappare via con il sangue in faccia. Allora era certamente orribile e oggi è certamente molto meglio, anche grazie alle nostre lotte, e per fortuna voi arrivat* dopo non vivrete cose del genere. Ma c’è una cosa che apprezzo di quel periodo della mia vita, ed è il fatto che l’odio nei nostri confronti allora fosse manifesto, inequivocabile. Ci gridavano quello che pensavano di noi e tutto era limpido ed estremamente chiaro, chi ti era amico e chi nemico, da chi ti dovevi guardare iniziando a correre e di chi ti potevi fidare.

La difesa dei diritti come pratica politica

Oggi non è più così. Oggi l’odio nei nostri confronti è strisciante, nascosto, difficilmente decifrabile, si annida fra le parole e i silenzi, spesso sublimandosi in una spaventosa ipocrisia. Giovan*, fate attenzione, non fatevi ingannare perché le cose non sono cambiate. E i diritti acquisiti si posso perdere quando smettiamo di difenderli, o peggio ancora quando nemmeno ci accorgiamo che vogliono toglierceli.Lasciate ad altri le forbite discussioni su che cos’è o che cosa non è il genere, o le dissertazioni da giuristi sui contenuti di una proposta di legge. Voi lottate contro chi vi vorrebbe cancellare, lottate per quelle tre semplici paroline – “identità di genere” – fate casino, fatevi sentire, perché la pelle, la vita e il futuro sono i vostri.

La 7, perché non invitate attivisti transgender?

LETTERA ALLA REDAZIONE DI La7 
Oggetto: Perché non invitate attivisti transgender?

Inviata a: programmi@la7.it

Gentilissimi,

ormai da giorni sulla vostra rete si susseguono programmi dedicati al disegno di legge Zan attualmente in discussione in Senato.
Fra i temi maggiormente dibattuti c’è anche quello dell'”identità di genere” che riguarda direttamente migliaia di persone transgender, gender non-conforming e non-binary italiane.
Troviamo vergognoso che nessun attivista transgender sia ancora stat* invitat* per poter dibattere di temi che ci riguardano in prima persona.
Ci auguriamo che al più presto diate la possibilità ad un’attivista – possibilmente un’attivista il cui impegno sia reale e riconosciuto dalla nostra comunità – di intervenire.
In attesa di un vostro riscontro, porgo distinti saluti e faccio presente che questa mia verrà resa pubblica.

Monica J. Romano
Presidente ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere

Una questione di civilità

Ecco la registrazione per chi si fosse perso l’evento dedicato al DDL Zan “Una questione di civilità” con Monica Cirinnà, Angelo Schillaci e la sottoscritta. Il dibattito è stato organizzato da Michela Cardinale, PD ROMA 2 e Giovani Democratici Roma 2. Fra le questioni dibattute anche il tema caldo delle critiche all’ identità di genere nel testo del disegno di legge.

Ascolterete un confronto fra diversi punti di vista, ma ciò che in questo momento va detto è che il Partito Democratico – a differenza di altri partiti – ha una posizione chiara e una linea sul DDL Zan, espressa anche da Enrico Letta: il testo deve arrrivare alla discussione in aula così com’è perché sui diritti non si gioca al ribasso.

Qui il video: https://www.facebook.com/pdroma2/videos/487037932487420