Sull’autodeterminazione – Estratto dal libro “Storie di ragazze XY”

“«Lei è cosciente del fatto che non sarà mai una donna
biologicamente tale?»
La psichiatra dell’ospedale era solita rivolgermi domande di questo tenore.
«Sono transessuale, non interdetta», non era la risposta
accomodante che mi avrebbe aiutato a ottenere l’autorizzazione al trattamento ormonale, ma ormai mi era uscita dalla bocca.
«Lei è mio paziente da ormai un paio di mesi, so benissimo che non le mancano gli strumenti culturali e cognitivi, quindi non sia protervo e ostile. Mi parli invece delle caratteristiche della sua personalità che lei ritiene maschili.»

Detestavo con tutte le mie forze quella donna che si rivolgeva a me dandomi il maschile. Non era forse pagata per capirmi e aiutarmi a stare meglio? Esitai.

«Coraggio, sa che qui non esistono risposte giuste
o sbagliate.»

[…]

Preda della paura, ripensai alla mia prima volta in associazione. Dopo che tutte le ragazze si erano presentate, Dalila, accendendosi una Gitane, ci rivolse una domanda:

«Non trovate curioso che la nostra sia l’unica patologia psichiatrica a essere curata con un cambiamento somatico, del corpo? Mie care, la nostra non è una malattia psichiatrica, sarà derubricata dall’elenco delle patologie entro qualche anno, proprio com’è successo per l’omosessualità.
Voi non siamo malate. Oggi noi non possiamo decidere liberamente dei nostri corpi, ma entro qualche anno le cose cambieranno. Tenetelo a mente durante tutto il vostro iter».

Pensai che, se Dalila aveva ragione, la psichiatra davanti a me era solo la sedicente depositaria di un sapere del tutto presunto sulla mia condizione, che però aveva il potere di sbarrarmi la strada. Dovevo quindi aggirare l’ostacolo, mostrandomi deferente nei suoi confronti, come piace ai medici, ed evitando
lo scontro.

«Sono disordinata e non amo i lavori domestici, questa potrebbe essere una caratteristica maschile»,
dissi mettendo da parte l’intelligenza e accennando un sorriso complice e un po’ ebete.
«inoltre sono consapevole del fatto che non potrò mai partorire un figlio e avere il ciclo mestruale.»
Evitai di aggiungere che le consideravo due benedizioni.

«Lei è cosciente del fatto che sarà oggetto di scherno, vessazioni, discriminazioni, che le sarà difficile trovare un lavoro, un compagno, che potrebbe non avere mai una vita dignitosa? Lo capisce?»

(Grande stronza brutta come la morte, spero che
tutto questo accada a te.)

«Certo, so che il percorso che intraprenderò sarà una strada in salita.»”

Estratto da Trans. Storie di ragazze XY di Monica Romano per Ugo Mursia Editore.

Quando scoprii l’orgoglio – Estratto da “Storie di ragazze XY”

“Ci fu una volta in cui, arrivata alla fine di una discesa in un sentiero, mi accorsi troppo tardi della loro presenza. Mi avevano già visto da lontano ed era troppo tardi per tornare indietro: non avevo scelta.
Percorsi la stradina sterrata, che era strettissima, sentendo le loro risate già da lontano.
Passo dopo passo, mi sentivo persa.
Quando gli arrivai quasi di fronte, improvvisamente, scese il silenzio. Erano lì, tutti e sei, a pochi centimetri da me: le gambe mi tremavano.
Mi osservavano, due di loro con la bocca semiaperta, scrutandomi come si fa con un buffo animale esotico in qualche zoo.
Sentivo i loro occhi sulle mani, sulle gambe, sul collo; non riuscivo a respirare e temevo che quel momento non finisse mai.
Appena me li lasciai alle spalle, un boato improvviso di voci cavernose scoppiò in una risata collettiva. Seguirono versi, parolacce, grugniti lanciati verso la mia schiena.
Il cielo era grigio e di lì a poco avrebbe iniziato a piovere.
Doveva essere bellissimo, pensai, immergersi nel mare accarezzati dalla pioggia. Così rividi per un momento il sorriso di Ottavio.

Poco dopo mi resi conto di essere ferma, le mie gambe mi avevano tradito e la mia bocca stava per fare la stessa cosa. Mi girai, puntando il mio sguardo dritto verso il capo di quel branco. Improvvisamente mi sentivo benissimo.

«Bocca di rosa, che cazzo hai da guardare? Si è arrabbiata!».
Riuscivo a sentire il rumore del mare e a sorridere.
«Chiudi quella bocca, tenerla aperta come una
presa d’aria ti fa sembrare ancora più stupido.»

Si guardarono l’uno con l’altro, tradendo incredulità. Nessuno aveva più voglia di ridere.
Quando vidi i loro sguardi spingersi oltre a noi per vedere che non ci fosse nessun altro, capii di essere in pericolo.
La mia fu una corsa spasmodica ma inutile. Sentii la maglietta che mia nonna mi aveva regalato strapparsi e mi ritrovai a terra. il primo calcio fu quello che mi fece più male, sentii l’aria che avevo nella pancia uscirmi dalla bocca. Cercai di proteggermi chiudendomi a conca con i gomiti e le ginocchia,
così mi rimisero in piedi. sentii l’orecchio destro fischiare
fortissimo dopo uno schiaffo dato male. Provai a dire qualcosa, ancora oggi non so perché, ma l’unica parola che mi uscì fu un biascicato «No».
Un pugno nella bocca mi rese muta. Sentivo il sapore del mio sangue mentre lo deglutivo per non soffocare, cercando di tenermi in equilibrio con le braccia.
«Che cosa sei, una ballerina?»
Lo sguardo del loro capo era pieno di un odio disperato
che allora non potevo comprendere.

[…]

Pestata, malconcia e dolorante, avrei avuto tutte le ragioni per sentirmi triste quell’estate. Invece mi sentivo bene e solo anni dopo ne avrei compreso il motivo: per la prima volta in vita mia avevo avuto la forza di reagire, di alzare la testa, di tentare di difendermi da qualcuno che voleva farmi del male.
Avevo rischiato grosso con quei brutti ceffi, ma ne era valsa la pena.
Non ero più una vittima inerme alla mercé di chiunque incrociasse i miei passi. il silenzio e la vergogna non mi avrebbero mai più reso complice di chi quotidianamente mi mortificava, spegnendomi poco a poco. Potevo smettere di avercela con me stessa e uscire a testa alta: avevo scoperto l’orgoglio.”

Estratto da “Storie di ragazze XY” di Monica Romano per Ugo Mursia Editore, Milano, 2015.

Infanzia e identità di genere – Estratto da “Storie di ragazze XY”

“«È un bambino estremamente sensibile…»
Le mie maestre cercarono di cavarsela con l’eufemismo più ipocrita del loro repertorio, come se quelle parole potessero davvero nascondere il loro imbarazzo e una punta di pietà.
Mia madre stemperò il nervosismo di quelle due donne così goffe nel metterla in guardia su di me con un’espressione sorridente, tentando di metterle a loro agio. Era stata un’indossatrice in cerca di successo e riscatto personale nella Milano degli anni settanta, e aveva imparato a sorridere a dispetto delle situazioni.
In silenzio osservò il vestiario di quelle due donne, immaginando quanto sarebbero potute apparire più autorevoli e attraenti con un abbigliamento classico, un accenno di trucco e una buona bigiotteria.
Quando il tono della conversazione si fece improvvisamente più grave e parole come «figura paterna» e «specialista» iniziarono a fare da sfondo, non smise di sorridere e non dimenticò le buone maniere. Si limitò a guardare quelle due donne con sufficienza e, dall’alto della sua evidente bellezza, si congedò con un ultimo impietoso sguardo rivolto a quel paio di mocassini in finta pelle che l’avevano disturbata fin dall’inizio della conversazione.
Guadagnando l’uscita, decise di iscrivermi in un’altra scuola. Quanto a quel colloquio, scelse di interpretare l’infelice frase d’esordio di quelle educatrici letteralmente, considerando la mia «sensibilità» come il segno inequivocabile di un’intelligenza superiore alla media, che avrebbe sbandierato come un trofeo negli anni a seguire.”

Estratto da “Storie di ragazze XY” di Monica Romano per Ugo Mursia Editore, Milano, 2015.

Presentazione di “Storie di ragazze XY” in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia

È con grande piacere che annuncio che oggi – in occasione della Giornata Internazionale con l’omofobia, la bifobia e la transfobia – presenterò il mio libro “Storie di ragazze XY” ad un evento organnizzato con il Dipartimento di filosofia dell’Università degli Studi di Milano.
Con me il professor Stefano Simonetta, Sandro Zucchi e Valeria Rosini di UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
Ci vediamo alle 18:30 alla Libreria Colibrì in via del Laghetto (vicino alla Statale).

Evento in Università Statale dedicato all’identità di genere

Venerdì 5 maggio vi aspetto all’Università Statale con la bellissima (e brava) Cristina Bugatty – attrice, conduttrice televisiva e indimenticabile concorrente di Pechino Express – e gli amici di Gay Statale, che ringrazio per il bell’invito e per il loro impegno.
Parleremo di persone transgender nel mondo del lavoro e di variabilità di genere.

 

Presentazione di “Trans. Storie di ragazze XY” alla Casa delle Donne di Milano

Mercoledì 22 giugno alle 19:30 alla Casa delle Donne di Milano.
Vi aspettiamo!
“In occasione della Pride Week*, la settimana di eventi in preparazione alla parata del 25 giugno, il gruppo Lesbiche in Casa e tutta la Casa delle Donne di Milano, aprono le porte a un confronto sul tema con la presentazione del libro Trans – Storie di ragazze XY di Monica Romano, ed. Mursia.
L’incontro con l’autrice, una donna transgender lesbica e milanese, attivista del movimento per i diritti delle persone LGBTI, ci offrirà l’occasione di affrontare tanti temi di cui molto si parla, ma poco si sa.
Dopo la presentazione, fermati con noi per un apericena vegano e vegetariano rainbow nel nuovissimo Spazio da Vivere – Casa delle Donne di Milano!”

Conferenza all’Università Bocconi: “Unordinary Women”

Il 9 marzo sono stata relatrice all’Università Bocconi con le bravissime Sabrina Bianchetti e Sara Luciani per l’evento informativo “Unordinary women: femminilità non ordinarie”.
Tre esperienze, tre diversi vissuti si sono integrati alla letteratura sulla variabilità di genere e queer, dando vita a tre diversi interventi.
I temi: donne transgender e cittadinanza, crossdressing e gender variance.
L’evento è stato organizzato dal collettivo studenti B.E.S.T. e dal Circolo TBGL Harvey Milk Milano ed è stato un successo, aula piena!

Il mio sentito ringraziamento va agli studenti dell’Università Bocconi che si sono impegnati nella realizzazione e alla mia associazione, il Circolo TBGL Harvey Milk per questa bellissima esperienza.

Tre esperienze, tre diversi vissuti integrati alla letteratura sulla variabilità di genere e queer, hanno dato vita a tre diversi interventi.
I temi affrontati: donne transgender e cittadinanza, crossdressing e gender variance.
Un ringraziamento speciale alle altre due bravissime relatrici Andrea Sabrina Bianchetti e Sara Luciani.
Grazie a Matteo Di Maio, ad Arianna e a tutti coloro che hanno lavorato all’evento rendendolo possibile e qualitativamente, mi sento di dirlo, notevole. Complimenti ragazzi!

31 marzo – Giornata Internazionale della Visibilità Transgender

Articolo pubblicato sulla rivista di cultura LGBT “Il Simposio”

La Giornata Internazionale della Visibilità Transgender (International Transgender Day of Visibility) promossa a partire dal 2009 dalla militante Rachel Crandall (Michigan), ricorre il 31 marzo. Durante questa giornata, conosciuta soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra e ancora molto poco in Italia, celebriamo la visibilità delle persone transgender nella società.

Il senso di questa celebrazione può essere efficacemente reso utilizzando le parole di Laverne Cox, attrice transgender americana:

It is revolutionary for any trans person to choose to be seen and visible in a world that tells us we should not exist.” (In un mondo che dice che noi non dovremmo esistere, per ogni persona trans è rivoluzionario scegliere di essere visibile). La scelta della parola “revolutionary” non sembra ardita se consideriamo un sistema culturale occidentale moderno che riconosce e legittima soltanto due generi, “uomo” e “donna”. Per i dissidenti di genere esistono solo due alternative possibili: l’adeguamento al dogma binario1, o la marginalizzazione. O ci adeguiamo ad essere “donne e uomini a tutti gli effetti”, espressione che ricorre spesso nella dinamica discorsiva associata alla condizione trans, aderendo il più possibile a ciò che l’immaginario collettivo pretende da noi, o siamo esclusi, stigmatizzati e spinti verso la morte sociale. Ricordiamo che, fino a pochissimo tempo fa (solo recentemente, a più di trent’anni dall’approvazione della legge 164/82, diverse sentenze hanno riconosciuto la riattribuzione anagrafica a persone transgender in assenza di interventi demolitivi agli organi sessuali primari. Un orientamento ufficializzato e rafforzato da recentissime sentenze della Corte di Cassazione  e della Corte Costituzionale), la prassi giurisprudenziale ha fatto sì che una persona trasgender italiana che volesse ottenere un documento conforme alla sua identità reale, unico lasciapassare per l’esercizio di un pieno diritto di cittadinanza, a partire dall’esercizio del diritto al lavoro, dovesse obbligatoriamente sottoporsi ad una vera e propria “sterilizzazione forzata”. Solo chi aveva rimosso le gonadi (ghiandole sessuali), mettendosi nella definitiva impossibilità di procreare, vedeva riconosciuti i suoi diritti civili. La pressione che subiamo verso l’omologazione è costante e violenta. “Sei un uomo/una donna a tutti gli effetti ormai”, ci sentiamo dire con paternalistica approvazione, ma solo quando soddisfiamo completamente le aspettative sociali, pagando l’obolo di interventi chirurgici demolitivi e ricostruttivi sui nostri organi genitali e smettendo di rivendicare il nostro percorso, la nostra identità T*, negando una parte di noi.

In questo quadro, la rivendicazione di una visibilità transgender, se non addirittura di un orgoglio, è sovversiva, liberante e rivoluzionaria sul piano sociale e culturale, oltre che salvifica sul piano personale. Poter finalmente dire: “Sono una persona transgender e rivendico la mia visibilità” significa permetterci di esistere al di fuori dello schema binario, di legittimarci, di amarci.

Un amore verso noi stess* che, portato nel mondo, assume una valenza culturale e politica. E’ anzitutto amando noi stess* per quello che siamo e non per ciò che la società ci impone di essere, che mettiamo in discussione e relativizziamo l’ordine binario, sovvertendo gli stereotipi ricevuti. Un processo, quello della relativizzazione della visione assoluta, limitata e limitante di un mondo a due colori, che riveste una grande importanza per ogni persona transgender. Una persona trans* che ha fatto un lavoro su di sé (un esempio è la vecchia ma sempre validissima “autocoscienza”) per uscire dalle logiche di “adeguamento” e sposare quelle di “affermazione”, non accetterà di sottoporsi ad interventi chirurgici o trattamenti ormonali non desiderati, non cadrà nella trappola del “passing” 2, prenderà posizione e si difenderà dagli episodi di transfobia, difenderà la sua dignità. Vivrà, insomma, una vita migliore.

Ben venga quindi la “Giornata internazionale della visibilità transgender” che, a differenza del 20 novembre, “Transgender Day Of Remembrance” (Giornata della Memoria Transgender), giorno in cui commemoriamo le vitttime di odio transfobico, ci offre l’occasione per sorridere, festeggiare, affermarci con fierezza.

1 Chi non si riconosce nel sesso di nascita ha come unica alternativa il passaggio al sesso opposto, come in Italia prevede la legge 164/82, “Norme in materia di retticazione di attribuzione di sesso”.

2 La convinzione secondo la quale solo la donna o l’uomo transgender che “passino”/”sembrino” donne biologicamente femmine o uomini biologicamente maschi, possibilmente aderenti ai correnti canoni estetici di bellezza e desiderabilità, siano davvero “riusciti”, “venuti bene”. Questa convinzione porta molte persone transgender a sottoporsi ad importanti interventi chirurgici, spesso dannosi per la salute, di chirurgia ricostruttiva. Il fine è la piena “mimetizzazione” nella società, o “modalità stealth”, espressione importata dal linguaggio bellico, che indica gli aerei capaci di rendersi invisibili ai radar.

Presentazione di “Storie di ragazze XY” a Milano

Milano, 20 febbraio, ore 18:30, presso il teatro Filodrammatici.
Interverranno:
  • Matteo B. Bianchi, scrittore, editor e autore tv.
  • Massimo D’Aquino, scrittore e attivista per i diritti LGBTI, autore del libro “Camminavo rasente i muri (autobiografia tascabile di un transessuale).”
  • Paola Morello, attrice e professionista milanese, donna e madre.

Modera l’incontro:

  • Marco Albertini per la rivista “Pride”.

Il libro è disponbile in tutte le librerie (Rizzoli, Lirus, Feltrinelli, Ibs, Amazon e in tutte le librerie online).

«I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo

«Sei maschio o femmina?» È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.
Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.

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