Un ricordo per Brigida ed Elisabeth, sorelle di vita e di lotta
In quest’ultimo anno se ne sono andate due donne a me care, Brigida ed Elisabeth, entrambe ragazze trans, entrambe compagne nel lungo cammino per somigliare a noi stesse, entrambe parti importanti della mia vita, e sento il bisogno di fermarmi un momento per dire quanto questa perdita mi stia toccando nel profondo.
Con loro ho condiviso i miei primi passi nell’attivismo per i diritti delle persone trans, fra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, quando essere una ragazza trans non era una condizione visibile e raccontata come oggi, ma piuttosto un percorso pieno di solitudine, stigma e pericoli, e proprio per questo la presenza di altre donne come noi rappresentava un’ancora di salvezza, un modo per riconoscerci, sostenerci e sopravvivere insieme.

All’epoca lo stigma era molto forte e ci inventavamo tutto: le frasi sui cartelli, i discorsi da portare alle assemblee, le strategie per difenderci, la forza per andare avanti.
Eravamo giovani, inesperte ma determinate, fragili ma ostinate, e in quelle stanze affollate, nelle riunioni infinite, nelle marce sotto il sole e nella fatica di ogni giorno è nata una sorellanza profonda, fatta di fiducia, di protezione reciproca, di ironia, di lacrime e di risate, che mi ha insegnato cosa significa davvero lottare non solo per dei diritti astratti ma per la dignità, la vita e la libertà.

Ogni volta che muore una sorella trans per me è una ferita che si riapre, perché non è solo il dolore di perdere una persona che ho amato, ma la sensazione che un pezzo della nostra storia collettiva rischi di scomparire, che un frammento di quel coraggio condiviso – quello che ci ha permesso di sopravvivere in un tempo ostile – svanisca nel silenzio.

Brigida ed Elisabeth non erano solo “attiviste”: erano donne vive, intelligenti, ironiche, testarde, capaci di tenere la testa alta anche quando tutto intorno sembrava franare, e sono state fondamentali per la mia crescita umana e politica, perché senza altre donne trans accanto a me non sarei diventata la persona che sono oggi.
Non passa giorno senza che il mio cuore le ricordi, perché certe relazioni non si esauriscono con la distanza o con il tempo e nemmeno con la morte: restano dentro di noi, si trasformano in radici, in memoria viva, in una presenza che continua a camminare accanto a noi nei gesti, nelle parole, nel modo in cui affrontiamo il mondo.

A Brigida, a Elisabeth e a tutte le sorelle che non ci sono più devo un grazie enorme: abbiamo condiviso una stagione della vita in cui la nostra esistenza stessa era una forma di resistenza, e il legame nato in quegli anni non potrà mai spezzarsi, perché nasce dall’aver attraversato insieme il fuoco e dall’aver costruito, passo dopo passo, lo spazio di libertà su cui oggi camminano le generazioni più giovani.
Questa memoria è parte di me, è casa mia, ed è sacra.
Rest In Power, amiche mie!
