di Monica Romano

Oggi in Consiglio comunale sono intervenuta contro il cosiddetto Remigration Summit, annunciato a Milano per sabato 18 aprile:

L’ho detto con chiarezza: la parola “remigrazione” non è una proposta seria di governo dei fenomeni migratori. È linguaggio d’odio.

È il tentativo di rendere presentabile una visione disumana, che colpisce le persone sulla base della loro origine e mette in discussione lo stesso Stato di diritto.

La “remigrazione” non è una normale proposta politica

In democrazia si può discutere di immigrazione, integrazione, sicurezza, gestione dei flussi migratori e politiche pubbliche. Si può fare anche con posizioni molto diverse tra loro.

Ma c’è un confine che non va superato.

Quando si usa una parola come “remigrazione”, non si sta semplicemente proponendo una politica migratoria più rigida. Si sta evocando l’idea che alcune persone, per origine, provenienza o appartenenza, debbano essere rimosse dallo spazio sociale e politico.

Questo non è governo dei fenomeni migratori. È esclusione. È stigmatizzazione. È normalizzazione della discriminazione.

La posizione del Comune di Milano

Ho firmato con convinzione l’Ordine del giorno della presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi sulla contrarietà del Comune di Milano a questa manifestazione.

È un atto giusto, limpido, necessario.

Milano non può restare indifferente davanti a iniziative che cercano di rendere accettabile un lessico incompatibile con la cultura democratica della città.

Milano, il 25 aprile e la memoria democratica

Milano è Medaglia d’Oro per la Resistenza.

Tra pochi giorni celebreremo il 25 aprile, la Liberazione dal nazifascismo. E proprio per questo una piazza che normalizza parole discriminatorie è incompatibile con la storia democratica di questa città.

La memoria non è un rituale vuoto. È una responsabilità pubblica.

Significa riconoscere quando certe parole provano a tornare nello spazio politico sotto forme nuove, più presentabili, più ambigue, ma non meno pericolose.

Difendere lo Stato di diritto

La democrazia non si difende solo nelle grandi ricorrenze. Si difende anche nel linguaggio.

Si difende quando rifiutiamo parole che trasformano le persone in categorie da espellere, allontanare, cancellare.

Si difende quando ricordiamo che i diritti fondamentali non dipendono dall’origine, dalla provenienza, dal colore della pelle o dalla storia familiare.

Per questo il Remigration Summit a Milano non riguarda soltanto una manifestazione. Riguarda il modo in cui una città democratica decide di stare nello spazio pubblico.

Milano non dimentica chi è.

Di Monica Romano

Consigliera comunale di Milano e dirigente politica.

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