Quella che sta accadendo in Iran in queste settimane è una rivolta per le libertà personali, civili e per la dignità di un popolo.
Le notizie che arrivano da Teheran e da molte altre città raccontano di centinaia di morti, migliaia di feriti e arresti di massa. Un bilancio ovviamente parziale, reso ancora più opaco dal blocco delle comunicazioni e di Internet, imposto dal regime per invisibilizzare la repressione.
Siamo davanti a una violenza di Stato sistematica e all’annientamento del dissenso: armi contro manifestanti, torture, intimidazioni verso le famiglie, processi sommari.
Dietro i numeri ci sono persone
Dietro questi dati ci sono volti, storie, vite spezzate.
Una di queste è quella di Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di moda a Teheran.

Una ragazza che studiava, progettava il futuro, partecipava a una manifestazione pacifica. È stata uccisa dalle forze del regime e alla sua famiglia è stato perfino negato un lutto pubblico e dignitoso.
Ricordare Rubina significa ricordare che non stiamo parlando di idee astratte, ma di giovani che chiedevano una vita normale.
La continuità con “Donna, Vita, Libertà”

Quanto sta accadendo oggi è in continuità con le proteste esplose dopo l’uccisione di Mahsa Amini, quando le donne iraniane scesero in piazza gridando “Donna, Vita, Libertà”.
Le donne che alimentarono quella protesta chiedono di non essere dimenticate dalla rivoluzione in corso, della richiesta di poter vivere senza paura, di poter scegliere cosa fare del proprio corpo, di poter camminare libere nello spazio pubblico.
Quelle proteste non sono mai davvero finite. Sono state represse, ma hanno aperto una frattura irreversibile tra il regime e una parte ampia della società iraniana, soprattutto giovani, donne e minoranze.
Non è una protesta “anti-occidentale”

Chi oggi manifesta in Iran chiede diritti che per noi sono ormai dati per acquisiti (quasi scontati): poter studiare, lavorare, amare, esprimersi, dissentire.
In un momento storico in cui spesso si parla di crisi delle democrazie e di perdita di fiducia nei valori liberali, ci sono persone che stanno morendo per poter avere le nostre libertà.
Una questione di coerenza democratica
Il coraggio del popolo iraniano ci chiede coerenza nel difendere i diritti umani sempre e nel non chiudere gli occhi davanti a un regime teocratico che reprime, uccide, perseguita. Sostenere le proteste in Iran è significa rinnovare convintamente la nostra adesione ai principi su cui si fondano le nostre democrazie liberali.
Intervento in Consiglio comunale – Iran
In questo video è riportato il mio intervento in Consiglio comunale sulla situazione in Iran e sulla repressione in corso contro la società civile.
Approfondimenti e fonti
Per chi desidera approfondire la situazione in Iran, la repressione in corso e il movimento “Donna, Vita, Libertà”, segnalo alcune fonti giornalistiche e istituzionali di riferimento:
- Amnesty International – Rapporti e aggiornamenti sulle violazioni dei diritti umani in Iran
https://www.amnesty.org - Human Rights Watch – Documentazione sulla repressione delle proteste e sugli arresti arbitrari
https://www.hrw.org - Nazioni Unite – Diritti Umani (OHCHR) – Comunicati e prese di posizione ufficiali sulla situazione iraniana
https://www.ohchr.org - Corriere della Sera – Analisi e commenti sulle proteste in Iran e sul dibattito politico europeo
https://www.corriere.it - BBC News – Middle East – Copertura internazionale degli sviluppi in Iran
https://www.bbc.com/news
Leggi l’articolo in inglese
Questo articolo è disponibile anche in lingua inglese, in una versione pensata per un pubblico internazionale e orientata al dibattito globale sui diritti umani e la democrazia.
La versione in inglese è disponibile qui:
Standing with the Iranian People’s Revolution – English version
