Dalla sicurezza al lavoro, dalla lotta alle discriminazioni alla memoria di chi ha costruito la nostra città: un bilancio prima della pausa estiva.
Dal 23 maggio scorso non sono più riuscita ad aggiornare questo spazio. Non perché siano mancate le cose da raccontare, anzi: tra giugno e luglio 2026 il mio lavoro politico e istituzionale a Milano è stato particolarmente intenso, tra Consiglio comunale, iniziative sul lavoro, diritti LGBTQIA+, sicurezza, contrasto alle discriminazioni e partecipazione ai Pride.
Prima della pausa estiva voglio quindi restituire almeno una parte di quanto è accaduto. Non un resoconto completo, ma una mappa delle questioni sulle quali ho lavorato e delle battaglie che ho cercato di portare avanti.
Diritti, lavoro e cittadinanza



Il 23 maggio scorso, in Sala Alessi a Palazzo Marino, ho partecipato a “Leaders for Change 2026 – Il futuro è inclusivo”, l’iniziativa promossa da EDGE – LGBTQIA+ Leaders for Change in collaborazione con il Comune di Milano.
È stato un confronto importante tra istituzioni, associazioni, imprese e professionisti sullo stato dei diritti LGBTQIA+ in Italia e sulle sfide dell’inclusione nel lavoro, nell’economia, nell’innovazione e nelle politiche pubbliche. Un appuntamento dal taglio concreto ed europeo, nel quale alla testimonianza personale si sono affiancate analisi, responsabilità e proposte.
Per me è stata anche l’occasione per ripercorrere un percorso amministrativo iniziato con una mia mozione sulla cittadinanza delle persone trans, approvata dal Consiglio comunale nel maggio del 2022. Da quel lavoro sono nati alcuni risultati concreti: il riconoscimento dell’identità alias per le persone trans dipendenti del Comune di Milano e delle società partecipate e la possibilità di utilizzare il nome di elezione anche sugli abbonamenti del trasporto pubblico locale, senza dover presentare perizie o documentazione medica.
Sono provvedimenti amministrativi, ma dietro di essi c’è un principio politico fondamentale. Con l’ICD-11 dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’incongruenza di genere è stata finalmente collocata fuori dal capitolo dei disturbi mentali poiché – ed è fondamentale ribadirlo -, le identità trans, non binarie e gender diverse non sono patologie mentali.
Le persone trans e/o non binarie non devono essere considerate pazienti da autorizzare, ma cittadine e cittadini titolari di diritti, doveri, dignità e pieno riconoscimento. Le istituzioni possono contribuire concretamente a questo cambiamento, eliminando procedure inutilmente medicalizzanti e rendendo i servizi pubblici rispettosi della vita reale delle persone.
È dalla stessa idea di cittadinanza piena che è nato anche il lavoro sviluppato nel mese di giugno sul rapporto tra persone transgender, occupazione e discriminazioni.
Il lavoro come diritto e strumento di libertà


Il 9 giugno, alla Casa dei Diritti di Milano, l’Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere ha promosso “Trans at Work”, una giornata di confronto dedicata al rapporto tra persone transgender, occupazione e discriminazioni.
Per le persone trans e non binarie, il lavoro non rappresenta soltanto una fonte di reddito, ma anche autonomia, cittadinanza, riconoscimento professionale, accesso ai diritti sociali e possibilità concreta di costruire una vita libera e dignitosa.
Da quell’iniziativa è nata una prima proposta politica: intervenire sul Decreto legislativo 216 del 2003 e sulle norme collegate, affinché l’identità e l’espressione di genere vengano inserite espressamente tra i fattori protetti dalle discriminazioni nei luoghi di lavoro.
È una traccia ancora da sviluppare insieme ad associazioni, sindacati, giuriste e giuristi, partiti e istituzioni.
Il sostegno espresso dal segretario generale della CGIL Milano, Luca Stanzione, è stato un passaggio importante: conferma che il lavoro delle persone transgender non è un tema marginale o settoriale, ma riguarda le tutele, la contrattazione, la dignità professionale e la piena partecipazione alla vita sociale.
- Lavoro trans, proposta per inserire l’identità di genere nel decreto antidiscriminazioni – Gay.it (2026)
- Discriminazioni sul lavoro, Stanzione (Cgil Milano): “Bene la proposta di Monica Romano di estensione delle protezioni” – Imprese Lavoro (2026)
Taser, sicurezza e responsabilità delle istituzioni
Nel giugno scorso, ho espresso il mio voto contrario alla delibera che ha introdotto il taser per la Polizia Locale di Milano.
L’ho fatto con rispetto per le donne e gli uomini della Polizia Locale e con gratitudine per il lavoro difficile che svolgono quotidianamente.
Vale la pena di ribadire che essere contrari a una specifica scelta non significa, ovviamente, essere contrari alla sicurezza o alle forze dell’ordine; al contrario, significa considerare la sicurezza una questione troppo seria per ridurla all’idea che sia sufficiente aggiungere un’arma per rendere una città più sicura.
Come ho detto durante il mio intervento in Aula consiliare, il taser viene definito “meno letale”, non “non letale” dalla letteratura scientifica di riferimento.
Le procedure, le cautele operative e la formazione sono certamente importanti, ma non eliminano tutti i rischi legati al suo impiego reale, soprattutto quando ci si trova davanti a persone in condizioni di fragilità fisica, sociale o psicologica.
Non mi stanco mai di dire e di scrivere che la sicurezza è un tema di sinistra, perché quando manca a pagare il prezzo più alto sono spesso le persone che vivono nei quartieri popolari, chi è marginalizzato, chi ha un background migratorio, chi appartiene a una minoranza e chi attraversa situazioni di vulnerabilità.
Proprio per questo abbiamo il dovere di affrontare il tema della sicurezza con serietà, investendo nella prevenzione, nella formazione, nella presenza territoriale e nella qualità delle relazioni tra istituzioni e cittadinanza. Una città sicura è anche una città nella quale l’esercizio della forza è proporzionato, controllato e accompagnato da una piena assunzione di responsabilità.
Il caso di Bruna: una vicenda da non dimenticare
Nel corso del dibattito ho richiamato anche la vicenda di Bruna, la donna trans brasiliana che il 24 maggio 2023 venne colpita con calci e manganellate durante un intervento della Polizia Locale.
Non l’ho fatto perché in quella circostanza fosse stato utilizzato un taser, ma perché quelle immagini posero e ancora pongono una questione che riguarda direttamente la delibera in discussione: come vengono impiegati gli strumenti coercitivi e come le istituzioni intervengono quando si trovano davanti a persone in condizioni di fragilità, marginalità o forte alterazione?
Ricordare quella vicenda durante il confronto sul taser non ha ovviamente avuto l’intento di accusare indistintamente un intero corpo di polizia, ma affermare che, prima di introdurre un nuovo strumento coercitivo, occorre interrogarsi seriamente sulla formazione, sulla capacità di de-escalation, sulla gestione delle persone vulnerabili, sui controlli e sull’accertamento delle responsabilità.
- A Milano esplode il caso taser ai vigili nel giorno del voto in Comune – Milano Today (2026)
- Bruna, donna trans manganellata da un agente, e l’uso del taser a Milano – Gay.it (2026)
Formare il personale per migliorare i servizi pubblici

In Consiglio comunale sono intervenuta anche a sostegno della proposta, presentata dal collega Michele Albiani e sottoscritta anche da me, per introdurre un percorso di formazione del personale del Comune di Milano sulla prevenzione e il contrasto delle discriminazioni, con un approfondimento sulla de-escalation e sulla gestione delle interazioni con persone in condizioni di fragilità.
Stereotipi, pregiudizi e discriminazioni possono entrare anche nelle pratiche amministrative, nel linguaggio degli uffici e nel modo in cui una persona viene accolta, ascoltata e orientata.
Quando parliamo di persone anziane, con disabilità, LGBTQIA+, rom e sinte, razzializzate, sole o in una condizione di vulnerabilità sociale e psicologica, la competenza relazionale diventa una componente essenziale del buon funzionamento della macchina comunale.
Milano si è dotata di un Piano di prevenzione e contrasto delle discriminazioni. Ora dobbiamo renderlo vivo e operativo. Formare il personale significa prevenire conflitti, migliorare i servizi e costruire un’amministrazione più giusta e più vicina alle persone.
La memoria di Deborah Lambillotte diventa memoria della città

Uno dei momenti per me più importanti di questi due ultimi e intensissimi mesi è stata l’approvazione, da parte del Consiglio comunale, dell’Ordine del Giorno, a mia prima firma, con il quale ho chiesto di intitolare uno spazio pubblico a Deborah Lambillotte.
Deborah è stata una figura fondamentale del movimento LGBTQIA+ milanese e italiano: architetta, attivista, protagonista della storia del CIG Arcigay Milano, di Arcitrans, di ILGA-Europe e del primo Milano Pride del 2001.
Per me è stata anche molto di più. È stata una madre politica e, in una fase complessa della mia vita, quasi una seconda mamma. Fu lei ad accompagnarmi all’università e a farmi comprendere che lo studio, la cultura, la professionalità e il lavoro sarebbero stati strumenti fondamentali per costruire una vita libera.
Intitolarle uno spazio significherà affermare che la storia delle persone transgender appartiene alla storia di Milano e riconoscere che anche le persone trans hanno contribuito a costruire la cultura civile della città, la sua idea di libertà e la sua capacità di creare comunità.
L’approvazione dell’Ordine del giorno è un primo risultato. Ora il percorso dovrà proseguire con la Giunta e con la Commissione Toponomastica, affinché questa proposta diventi realtà.
I Pride, tra festa, libertà e resistenza




Il Milano Pride 2026 ha riunito centinaia di migliaia di persone in una grande manifestazione per la libertà, l’uguaglianza e la democrazia.
Sono stata inoltre al primo momento pubblico del Legnano Pride, una giornata di comunità, laboratori, tavoli e interventi, in preparazione della manifestazione prevista per settembre.

Costruire un Pride fuori dai grandi centri urbani non è facile. Le persone che stanno portando avanti questo percorso hanno ricevuto insulti, attacchi e persino minacce. Eppure erano presenti con serietà, cura e coraggio.
Sono proprio questi Pride ad avere maggiormente bisogno del nostro sostegno. In essi si ritrova ancora qualcosa dello spirito pionieristico delle prime lotte: persone che si espongono, spesso pagando un prezzo, per aprire uno spazio di libertà a chi verrà dopo.
La scuola e il contrasto alla violenza
Ho criticato duramente anche la trasformazione in legge del cosiddetto DDL Valditara, perché dietro a quel provvedimento continua ad affiorare l’idea secondo cui parlare di orientamento sessuale e identità di genere nelle scuole rappresenterebbe un pericolo per bambine, bambini e adolescenti.
È un retropensiero culturalmente e scientificamente infondato.
L’omosessualità e la transgenerità non sono malattie mentali. La scuola pubblica deve essere messa nelle condizioni di proteggere chi subisce bullismo, isolamento e violenza, non di arretrare per paura della propaganda politica.
Raccontare un impegno politico più ampio


A luglio è uscita anche una lunga intervista su Novella 2000, che ringrazio per avere scelto un confronto ampio e privo di semplificazioni.
Ho parlato di Pride e diritti civili, ma anche di lavoro, salari, sicurezza, diritti delle donne, quote di genere, Milano, Europa e futuro della politica.
Perché euna donna trans fa parte della mia storia, ma certamente non esaurisce né la mia persona né il mio impegno pubblico.
La buona politica deve tenere insieme diritti civili e sociali, libertà individuale, dignità del lavoro, sicurezza, qualità dei servizi e capacità delle istituzioni di non lasciare indietro nessuno.
È il filo che ha unito questi due mesi e che continuerà a orientare il mio lavoro.
- Monica J. Romano: «Nessun processo a Heather Parisi, ma non basta dire ‘Love is love’ al Pride» – Novella 2000 (2026)
Adesso è arrivato il momento di rallentare e riposare per qualche settimana, recuperare energie e prepararmi alle sfide che mi aspettano alla ripresa.
A tutte, tutti e tutt* voi – e in particolare a chi mi segue da tanto tempo e continua a sostenermi, politicamente ma anche sul piano umano e personale – auguro una meravigliosa estate.
Il vostro affetto, la vostra fiducia e la vostra vicinanza hanno per me un valore enorme, soprattutto nei momenti più difficili, quelli in cui i tempi bui che stiamo attraversando mettono la voglia di alzare le mani e arrendersi.
Mai avrei immaginato, nella mia vita, di incontrare così tante persone pronte a credere in me, a incoraggiarmi e a ricordarmi perché vale la pena continuare.
Senza di voi, probabilmente, molte volte avrei fatto molta più fatica a rialzarmi.
Riposatevi, prendetevi cura di voi e delle persone che amate.
Ci ritroviamo presto, con ancora moltissime cose da fare.
Un immenso abbraccio circolare.
