Per troppo tempo, a sinistra, abbiamo trattato il tema della sicurezza come un tabù.
Un argomento scomodo, da maneggiare con cautela, quasi da evitare.

Eppure, la sicurezza non è patrimonio esclusivo degli autoritarismi, né un tema “di destra” per definizione.
È una condizione materiale di libertà, soprattutto per chi non vive nei quartieri migliori; per coloro – sempre di più – che non possono permettersi le migliori scuole per i propri figli; per quella parte d’Italia che non ha il privilegio di nascere in famiglie benestanti; per chi vive del proprio stipendio e non di capitali o rendite di posizione.

È una questione che riguarda le donne e le minoranze, che già a livello sistemico subiscono discriminazioni e diseguaglianze e che si ritrovano anche a dover fronteggiare aggressioni, furti, molestie, rapine.

C’è una parte di popolazione – in cui sono nata e cresciuta – che da troppo tempo si sente non vista e inascoltata proprio da quella sinistra che dovrebbe fare della sua difesa il proprio faro.


I dati sulla sicurezza non possono essere ignorati

I dati non lasciano spazio a interpretazioni.
Le aggressioni con armi da taglio tra i giovani sono in aumento.

Secondo i dati del Viminale, le lesioni dolose sono cresciute del 5,8%.
A Milano si contano 1.390 denunce per persone trovate in possesso di coltelli, di cui 134 minorenni.
A Roma i feriti sono stati 127, con almeno due o tre interventi delle forze dell’ordine alla settimana.
A Napoli sono stati sequestrati 150 pugnali dai carabinieri.

Questi numeri raccontano un fenomeno che non è episodico, ma strutturale.


Le cronache raccontano ciò che la politica deve affrontare

Le cronache sono spesso la cartina di tornasole dei dati.

Uno studente della Bocconi rimasto paralizzato dopo un’aggressione subita in corso Como a Milano da una gang di coetanei.
Un diciannovenne ucciso a Ostia dopo una lite.
Un calciatore dilettante di 18 anni ferito gravemente a Napoli nella notte del 26 dicembre.

E il terribile fatto avvenuto a La Spezia – un ragazzo di appena 18 anni, Abanoub Youssef, nato in Egitto, che ha accoltellato e ucciso a scuola Zouhair Atif, diciannovenne marocchino – deve scuotere le nostre coscienze di adulti.

Non per alimentare paura, ma per mettere in campo risposte serie.


Più sicurezza significa più Stato, non meno diritti

Di fronte a un fenomeno strutturale servono misure concrete.

A partire dal potenziamento dell’organico delle forze dell’ordine, ma anche da un rafforzamento complessivo della macchina pubblica.
L’Italia ha bisogno di personale pubblico e di assumere giovani nei suoi apparati amministrativi.

Servono più addetti alla sicurezza, ma anche più assistenti sociali, più insegnanti, più insegnanti di sostegno, educatrici ed educatori.


Scuola e riscatto sociale come prevenzione

Serve soprattutto una società in cui i giovani delle fasce meno abbienti possano coltivare una speranza.

Una società in cui la scuola torni a essere una concreta possibilità di riscatto sociale, come dimostra l’esperienza di Eugenia Carfora, preside dell’istituto Morano di Caivano, che ha ispirato la serie RAI La Preside.

La sicurezza non si costruisce solo reprimendo: si costruisce prima, investendo.


Riprendersi la parola sulla sicurezza

Lasciare alle destre il tema della sicurezza è stato uno degli errori più grandi del centrosinistra, insieme a politiche del lavoro fallimentari.

Se non vogliamo che le destre governino per i prossimi vent’anni, e se non vogliamo che la sicurezza diventi un grimaldello per comprimere libertà democratiche e civili, è necessario riprenderci la parola, senza tentennamenti e senza atteggiamenti moralizzatori.

Un certo complesso di superiorità ha allontanato molti elettori che oggi non votano più o votano a destra.

Serve coraggio.
Serve voglia di cambiare.

Facciamolo, insieme.

Link e fonti di riferimento

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Questo articolo è disponibile anche in lingua inglese, in una versione pensata per un pubblico internazionale e orientata al dibattito su sicurezza, democrazia e politiche pubbliche.
La versione in inglese è consultabile qui:
Security as a Social Right – English version

Di Monica Romano

Consigliera comunale di Milano e dirigente politica.

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