Il voto sulla vendita dell’area su cui sorge lo stadio di San Siro a Milano è stato un passaggio storico, emotivo e carico di responsabilità. Decidere il destino dello Stadio Giuseppe Meazza ha significato dover decidere di un simbolo conosciuto a livello internazionale, di un pezzo di identità collettiva, di un luogo che vive nei ricordi di milioni di persone.

Per me, questo voto è stato uno dei momenti più complessi e impegnativi del mio mandato in Consiglio comunale.
Non l’ho affrontato con leggerezza. Ho studiato, ho letto, ho fatto domande. Ho cercato di capire ogni conseguenza possibile, perché quando si vota su un tema così grande, occorrono grande onestà intellettuale e senso di responsabilità.
Il voto su San Siro a Milano: una scelta storica e difficile
Ho passato notti insonni a leggere la delibera, gli allegati tecnici, i pareri economici e giuridici. Ho ascoltato le posizioni dei cittadini, dei tifosi, dei comitati. E alla fine mi sono detta la verità più scomoda, ma anche più onesta: votare “no” alla vendita non era un’opzione e tantomeno limitarsi a dire “No” per principio.Perché la realtà è una sola: Inter e Milan hanno deciso di non ristrutturare il Meazza.
Perché non votare o dire “no” avrebbe fatto più danni
San Siro è storia, emozione, memoria e capisco perfettamente il legame sentimentale con lo stadio.

Ma senza un nuovo progetto, lo stadio sarebbe stato destinato a:
- diventare un rudere vuoto e costoso,
- pesare sulle casse pubbliche,
- rallentare ogni possibilità di riqualificazione del quartiere.
Il vero rischio non era “vendere San Siro”. Il vero rischio era abbandonarlo.
Il voto su San Siro a Milano è stato quindi una scelta tra un futuro possibile e un declino certo.
Come abbiamo migliorato il progetto prima del voto

Chi dice che il Comune ha “subìto” le squadre, sbaglia.
Abbiamo invece negoziato e ottenuto risultati molto importanti per Milano e per il quartiere San Siro.
Ecco cosa è cambiato nel progetto prima del voto:
- Oltre 80.000 mq di verde pubblico, di cui 50.000 mq di verde profondo alberato;
- Mantenimento del verde a carico dei privati per 30 anni;
- Riduzione significativa delle volumetrie rispetto al masterplan iniziale;
- Nuovi servizi sportivi e ludici di quartiere, aperti a tutte e tutti;
- Milioni di euro in oneri di urbanizzazione per la riqualificazione diffusa dell’area.
Questo non è solo “vendere uno stadio”.
È riqualificare un intero quartiere.
Trasparenza prima del voto: stime, perizie e pareri tecnici
In molti hanno chiesto: “Ma stiamo svendendo San Siro?”.
La risposta è no. E lo dimostrano i fatti.
A supporto del voto su San Siro abbiamo avuto:
- la stima dell’Agenzia delle Entrate, che ha fissato il valore in modo oggettivo e imparziale;
- i pareri indipendenti di Bocconi e Politecnico, che hanno valutato sostenibilità e interesse pubblico;
- un percorso trasparente, basato su documenti ufficiali e verifiche tecniche.
Nessuna svendita.
Nessuna opacità.
Solo controllo pubblico, numeri e responsabilità.
Il mio contributo al voto San Siro Milano: un emendamento sui diritti
In questo percorso, ho voluto portare un messaggio chiaro:
le grandi trasformazioni urbane non possono ignorare i diritti delle persone.
Per questo ho presentato un emendamento, che è stato accolto e inserito nella delibera, con un risultato politico e simbolico importantissimo.
L’acquirente/gestore del nuovo impianto dovrà:
- garantire piena accessibilità per le persone con disabilità;
- adottare politiche attive di pari opportunità nei processi di assunzione;
- promuovere programmi educativi e sportivi contro ogni forma di discriminazione, incluse quelle basate su origine etnica, background migratorio, genere, orientamento sessuale e identità di genere;
- attivare iniziative di responsabilità sociale a favore della comunità locale.
Questo emendamento dice una cosa fondamentale: Milano può cambiare, ma non deve mai rinunciare ai suoi valori.
Nemmeno quando vota sulla vendita del suo stadio più famoso.
Il senso politico e umano del voto su San Siro
Qualcuno pensa che il “sì” sia stata la scelta più facile.
La verità è opposta: è stata la più difficile.
Perché dire “no” fa rumore.
Dire “sì”, con responsabilità e argomenti, richiede coraggio.
Ho scelto di assumermi questa responsabilità perché credo che governare significhi guardare al futuro della città, non solo al passato.
Significa proteggere le finanze pubbliche, rispettare i cittadini, migliorare i quartieri, e allo stesso tempo difendere i valori di equità e inclusione.
Il mio è stato un voto meditato.
Un voto documentato.
Un voto che mette Milano al centro.
Il mio intervento in Consiglio comunale
Riporto qui il video del mio intervento in Consiglio Comunale:
Il Meazza resterà nel cuore di tutti. Milano deve restare viva.
San Siro non è solo cemento.
È ricordo, passione, storia.
E nessuna delibera potrà cancellarlo dal cuore di chi lo ha vissuto.
Ma una città viva non può restare ferma.
Deve avere il coraggio di trasformarsi, di innovare, di costruire nuove possibilità.
Con il voto su San Siro a Milano, ho scelto la strada che considero più giusta per il futuro: una strada fatta di responsabilità, trasparenza, rigenerazione e diritti.
Milano cambia, ma non tradisce la sua anima.
