Contro J.K. Rowling e il femminismo trans-escludente

 

Nel 2016 mi candidai alle elezioni per il Consiglio Comunale di Milano.
Grazie alla #doppia #preferenza di genere, chi votò per me, ebbe la possibilità di esprimere una seconda preferenza per un candidato uomo (o, viceversa, chi votò per un candidato uomo ebbe la possibilità di esprimere una seconda preferenza per me).
C’è chi oggi vorrebbe farci credere che un fatto come questo metterebbe in pericolo i diritti delle donne, a partire da una JK #Rowling – autrice del perdibile (mai piaciuto, che vi devo dire?  ) Harry Potter – e arrivando a sedicenti femministe italiane che cercano di portare in Parlamento la questione (sic!).

Le cose sono due: o ignorano del tutto che cosa significa essere una donna transgender o – peggio – lo fanno in mala fede, distorcendo la realtà e approfittando del fatto che la maggior parte delle persone di queste tematiche nulla sa. Si fa leva sulla paura, che da sempre produce esclusione, marginalizzazione e facili capri espiatori.

La nostra vita non è un gioco, uno “svegliarsi una mattina” e decidere che genere incarnare, o una boutade. L’idea che le donne debbano avere determinate caratteristiche fisiche e cromosomiche mi ricorda il “Manifesto della Razza” e non vorrei mai svegliarmi in un paese che non sa in quale bagno o spogliatoio mandarmi o nel quale trovano terreno proposte che ci ricordano i tempi dell’apartheid in Sudafrica, con bagni riservati a persone transgender o altri orrori.
Respingiamo ogni manipolazione e distorcimento della nostra realtà, dei nostri corpi e del significato delle nostre vite.

Una “traditrice del patriarcato” (cit. Lohana Berkins)

Milano 12/06/2020

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