Transgender: le storie degli attivisti e del loro coraggio

“Le ingiustizie accrescevano l’onda della nostra rabbia. Spesso vivevamo un senso di impotenza che ci toglieva il respiro. Le discriminazioni erano troppo forti – ci dicevamo – il sistema troppo più grande e potente del nostro gruppo e di quelle nostre narrazioni. Questa consapevolezza non riusciva però a spegnere la volontà di molti di noi di provare a cambiare le cose, che si faceva bisogno, necessità, urgenza di agire, finendo con l’unirci ancora di più e spingendoci fuori dalle rassicuranti mura dell’associazione: volevamo e dovevamo cambiare le cose.
Dovevamo prendere di petto quell’immaginario che per decenni era stato distorto, trasfigurato e che ogni giorno ci rendeva, in qualche modo, vittime e oggetti senza voce in capitolo.
Dovevamo andare fra le persone e raccontare chi eravamo, senza filtri, paure e distorcimenti, e dovevamo farlo insieme, per guardarci le spalle gli uni con gli altri e perché l’unione faceva la forza.

Avremmo dovuto prevedere che, usciti con circospezione dalla nostra tana, ci saremmo ritrovati istantaneamente sbalzati nell’arena mediatica, e invece fummo colti di sorpresa. Molti di noi avevano vissuto nel mondo più schivo fino a qualche mese prima, e improvvisamente si ritrovavano sotto i riflettori o – com’eravamo solite dire noi ragazze, non senza un pizzico di vanità – «sotto le luci della ribalta».
Ogni settimana qualcuno di noi veniva intervistato per un giornale, partecipava a un programma televisivo, interveniva in radio, partecipava a convegni e momenti informativi aperti alla cittadinanza. […] L’idea che stessimo davvero contribuendo a cambiare le cose ci galvanizzava ed euforizzava: fu uno dei periodi più belli della mia vita, almeno fino ad oggi. All’«euforia di genere», si sommava quella dell’essere protagonisti di un cambiamento culturale.”

Estratto dal libro Gender R- Evolution di Monica Romano, Ugo Mursia Editore, 2017.

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#genderrevolution

 

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