Transgender News

 

Rassegna stampa

a cura di Monica Romano

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DIRITTI TRANS, UNA «CARTA» ANTI MOBBING
LA Regione Toscana lancia «ila», una carta prepagata che finanzia le persone trans decise a specializzarsi nel lavoro. Le associazioni faranno da ponte con i centri impiego. Una «primizia» contro le discriminazioni
martedì 19 giugno 2007 , di
Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"

 

Una buona arma anti-mobbing? La specializzazione. Se conosci bene il tuo lavoro hai più potere contrattuale, anche se sei trans. Arriva dalla Toscana una possibile soluzione contro la piaga che affligge le persone trans allontanate sovente da aziende e uffici come se si trattasse di appestati. I centri di impiego (ex uffici di collocamento) metteranno a disposizione denaro contante e tutor affinché le persone affette da «disforia di genere» certificata - è il termine medico che individua il transessualismo - possano costruire un percorso formativo spendibile nei luoghi di lavoro. I soldi verrano versati in una carta, la Ila (Individual learning account), di cui saranno titolari le persone trans. A fare da ponte saranno le associazioni (Mit Toscana, Ireos, Crisalide, Arcigay) che indirizzeranno gli interessati ai funzionani preposti.

E’ un modo per ammortizzare tanti passaggi difficili, dinanzi a cui spesso si arena una persona trans, guardata non male, malissimo, da chi vede attraverso la lente dei pregiudizi. Un esempio? «Una persona trans che vuole specializzarsi nella confezione di bambole di pezza fatte all’antica può chiedere un aiuto per frequentare la scuola di Torino, rivolgersi a un operatore preposto e indicato dalle associazioni, tracciare un iter. Chi vuole diventare operatore sanitario, programmatore, può costruire un proprio profilo grazie alla carta prepagata messa a disposizione dalla Regione e gestita dagli uffici dove è al lavoro personale competente. Le associazioni daranno le informazioni necessarie», dichiara Alessio De Giorgi, consigliere regionale per l'attuazione delle norme contro le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Per l’Italia è una vera primizia. Nasce sulla scorta delle buone pratiche in materia di lotta alle discriminazioni in Inghilterra, Germania, Paesi Scandinavi. L’obiettivo è uno: «Togliere al mondo trans quella patina di vizio gettata dall’esterno e che spesso confina tante persone alla prostituzione come unica spiaggia», aggiunge De Giorgi. Il raccordo tra centri di impiego e interessati funzionerà anche dopo. Conseguita la specializzazione, il tutor preposto si adopererà per il reperimento del posto di lavoro. Un’utopia? «Abbiamo individuato un centro impiego tra i più efficienti a Pistoia, tra il personale addetto c’è gente che ha redatto la tesi di laurea sulla transessualità».

Si parte a luglio, con una cifra stanziata di 150mila euro. Con «Ila», la carta prepagata, ciascun titolare avrà a disposizione 2500 euro, da spendere in due anni ed erogati in tranche da 500 euro l'una. Ognuno potrà scegliere il percorso, secondo la propria vocazione. Il sostegno è stato ideato con un occhio particolare a tutti coloro che sono nella fase di transizione. I responsabili hanno attinto i fondi dalle risorse aggiuntive del Fondo sociale europeo. Il pensiero è andato subito «a transessuali e transgender che incontrano grandi difficoltà a trovare o a ritrovare un lavoro», ha commentato Gianfranco Simoncini, assessore all'istruzione, formazione e lavoro.

Quando si parla di progetti si è sempre ottimisti, tra due anni racconteremo le storie di «Ila» e delle persone trans. Ma oggi possiamo solo ricordare i tanti casi di mobbing, compresa l’annosa questione dei «bagni» che è scoppiata anche in Parlamento. Laddove ci sono toilettes per femmine e per maschi dove va una persona trans? «Fabiana» in transizione da uomo a donna, centralinista, testimonia che va al bagno solo a casa propria. Consuelo il lavoro non ce l’ha. Nata uomo, ci scrive «di essersi sentita costretta a 16 anni a fare la prostituta, senza immaginare le infinite tristezze del marciapiedi, alternate solo a lavori saltuari: addetta alle pulizie, lavapiatti». Una ricerca sulle esperienze di 50 transessuali, realizzata dallo «Sportello gay» della Camera del lavoro di Torino, rileva tantissime minacce di licenziamento ai danni delle persone trans, che lamentano di lavorare in un ambiente ostile. In più, tra coloro che hanno ricevuto minacce, quattro si sono dimessi e nove sono stati effettivamente «allontanati» dal lavoro. Nessuno ha fatto ricorso legalmente o si è rivolto al sindacato al momento dei fatti. Forse «Ila» aiuterà soprattutto in questo: a dare la certezza che il lavoro è un diritto, per tutti.

 

I TRANS GUARDANO AL COLLE
Meno lustrini e paillettes, più politica. Il coordinamento dei transessuali in marcia verso Roma
giovedì 14 giugno 2007 , di
Il Manifesto

di Eleonora Martini


Roma Basta con le piume e i lustrini. Basta con l'esibizionismo che nutre il cliché del transessuale lussurioso, corpo feticcio e fenomeno da baraccone. Insomma: «Venite bellissime, coloratissime e allegre, ma non in topless». Dopo una bacchettata ai media sempre pronti a sguazzare nei dettagli più morbosi, a lanciare un appello anche all'interno dello stesso movimento trans che si è appena unito in un coordinamento nazionale, è niente meno che Vladimir Luxuria, la regina della provocazione. Colei che, scegliendo non a caso quel nome di battaglia, ha portato il punto di vista della minoranza a cui appartiene fin dentro il Parlamento riuscendo a superare più di uno steccato ideologico e razzista. Ma quest'anno il Gay Pride, che sfilerà sabato prossimo nelle strade di Roma fino a Piazza San Giovanni, assume una valenza diversa: «Questa edizione è molto, molto importante», spiega Luxuria durante la presentazione a Montecitorio del neonato «Coordinamento nazionale Sylvia Rivera» che prende il nome dalla pioniera dei diritti civili, la diciassettenne drag queen del Bronx che nel 1969 condusse gli scontri con la polizia nei mitici Stonewall Riots. Evento su cui affonda le radici appunto la giornata dell'orgoglio lgbt che di solito si celebra con una sfilata colorata, dal sapore vagamente rivendicativo e anche un po' autoghettizzante.

Ma questo Gay Pride è una vera e propria manifestazione politica, con un precisa piattaforma che ha già portato scompiglio nelle fila del centrosinistra e messo in fibrillazione le anime teodem del nascituro Partito democratico, tanto da portare Piero Fassino a inventare la formula della «semiadesione». Soprattutto perché il documento politico mette il dito nella piaga dell'omofobia, denuncia l'ingerenza del Vaticano sull'ordinamento dello stato italiano e alza il tiro chiedendo pari dignità non solo per gli individui ma anche per le coppie omosessuali e transgender «attraverso l'estensione del matrimonio civile o un istituto equivalente». La loro è un'analisi di quanto accaduto in Italia negli ultimi tempi, dal referendum sulla legge 40 in poi, e in particolare con la nuova politica vaticana intrapresa da Benedetto XVI. Le ultime manifestazioni organizzate dalla Cei «sono il segno tangibile di una volontà prevaricatrice e anti democratica - scrivono i promotori - da parte di istituzioni che, violando persino il Concordato, si vogliono sostituire alle istituzioni repubblicane democraticamente elette». Parole che per i senatori teodem Binetti, Baio Dossi e Bobba sono «un attacco violento e gratuito alla Chiesa», tanto che ieri hanno chiesto al governo, al comune di Roma e alla regione Lazio di ritirare il patrocinio al Gay pride.

In questo clima arriva sul tavolo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la richiesta di udienza, dopo il Pride, del «coordinamento delle associazioni transessuali Sylvia Rivera»: «Il Capo dello Stato è il garante della Costituzione, si erga a nostro difensore come ha fatto con altre minoranze - chiede Marcella Di Folco, presidente del Mit - Speriamo che non ci rifiuti l'incontro, perché essere ricevuti da Napolitano significa essere riconosciuti nel tessuto sociale di questo paese». Un bisogno di riconoscimento che nasce dall'urgenza di rompere «il pregiudizio sostenuto dai media» che spesso identificano le persone trans alle prostitute, che parlano di viados (da extraviado, traviato) per descrivere i trans immigrati. Un pregiudizio che non riconosce quell'80% della popolazione trans italiana che non si prostituisce, che studia, lavora o, peggio, è disoccupata perché la discriminazione sul lavoro per loro è un ostacolo quasi insormontabile. Difficile cambiare i dati anagrafici prima dell'operazione finale (costosissima), difficile accedere alle cure ormonali; difficile essere padri e madri, difficile formare una famiglia. Un inferno la vita in carcere e a rischio di morte persino se si viene espulsi come immigrati clandestini: «Perché quando un trans o un omosessuale viene rimpatriato verso alcuni paesi arabi e islamici rischia il carcere o la morte», denuncia il Mit. In Italia intanto già cinque persone trans sono state uccise dall'inizio dell'anno e tutte «hanno subito la stessa condanna: prima quella dei loro assassini, poi quella dei media e della società».

 

«IN PIAZZA NON CI FAREMO LEVARE LE PIUME»
Luxuria: tutti quelli del Family Day aspettano solo un pretesto
venerdì 15 giugno 2007 , da "L'unità"

di Mariagrazia Gerina

Roma - «Sia ben chiaro anche se sabato scendessero in piazza solo uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur la destra si scandalizzerebbe lo stesso», premette l’onorevole Vladimir Luxuria, che da quando è diventata deputata, il tailleur lo indossa ogni giorno nell’aula di Montecitorio. La sobrietà non è tutto, però a volte aiuta. Quindi, mutatis mutandis: «Niente topless per piacere», chiede ora l’ex «drag queen» alle altre transgender che domani scenderanno in piazza mescolate al variopinto popolo del Gay Pride.

Un invito alla morigeratezza dalla regina del “Muccassassina”?

«Ma non ho mica detto di venire al Gay Pride in uniforme. Il colore, l’allegria e le piume sono un simbolo, un modo per contrapporci alla vergogna e alla miseria in cui ci volevano relegare. Ma il folclore può essere utilizzato dai nostri detrattori per nascondere la loro intolleranza e indisponibilità a riconoscere i nostri diritti. L’opinione pubblica tende a farsi distrarre dagli aspetti più pruriginosi, noi invece vogliamo portare in piazza il nostro diritto a una normale quotidianità. Oggi solo il 20% di noi si prostituisce, poi c’è la trans che fa il portuale a Genova, quella che lavora in banca, la manager e c’è il 40% di noi che non trova lavoro. Perciò dico: venite colorate e allegre, in tailleur o come volete voi, ma evitate il topless che non aiuterebbe in questo frangente».

In che frangente siamo?

«Siamo a un bivio: o si sceglie anche in politica di dar voce ai nostri diritti o continueremo ad essere sempre clandestini. E poi quest’anno ci sono riflettori enormi puntati sul Pride, tutto il popolo del Family Day aspetta solo di trovare un pretesto per vedere il dito e non la luna, per dire che la nostra è una manifestazione volgare e basta un nudo di trans per avvalorare la loro tesi».

L’appello alla sobrietà vale anche per gli slogan che saranno rivolti alla chiesa e al mondo cattolico?

«La nostra manifestazione non è nata contro ma per dare una risposta a centinaia di migliaia di conviventi etero e omo che sono in Italia. E però non si può schiacciare il piede e pensare che una persona non dica “ahi”. Non volevamo questo scontro aspro, ma è inevitabile una reazione al questo “cattolicismo” sempre più ingombrante che cerca di imporre la propria visione morale a livello legislativo. Certo, il buon senso vuole che non ci siano parolacce e oltraggi. Ma noi siamo stati recentemente attaccati per un manifesto che recitava: “Opus Gay”. Come se la parola “gay” fosse un’offesa. E invece offensivi per tutte le altre forme di affettività erano quei cartelli al Family Day: “Siamo una famiglia normale”. E non sono parole leggere nemmeno quelle usate da Bagnasco quando ha spiegato che approvare la legge sui Dico avrebbe aperto la strada alla pedofilia e all’incesto».

Quale è la posta in gioco?

«Mostrare che esiste un’altra Italia rispetto al Family Day, che chiede politiche per famiglia e non familiste. E poi dare una spinta alle unioni civili, legate alle forche caudine del senato. In queste ore sto ricevendo tante telefonate di pullman che si stanno organizzando da tutta Italia. Spero che riusciremo a eguagliare il successo del World Pride, allora eravamo in cinquecentomila».

Le unioni civili o il matrimonio, nella piattaforma ci sono tutti e due. Cosa chiede il corteo?

«Il movimento è sincero, ha come obiettivo il matrimonio ma pensa comunque che i Dico rappresentino un passo in avanti. E il ministro Pollastrini se venisse, sarebbe applaudita come lo è stata allo scorso Gay Pride».

Il teodem Bobba l’ha rimproverata per il patrocinio al Pride. Teme che i cattolici fuggano da Berlusconi.

«Io credo invece che ci saranno molti cattolici anche al Gay Pride».

 

 PADOVA. TRANS A TEATRO.
L’emozione della «prima» stasera
mercoledì 13 giugno 2007 , da "Il Mattino di Padova"

 

TRANS A TEATRO. L’emozione della «prima» stasera per Kristal (nella foto), la leader della protesta delle lucciole contro l’ordinanza del sindaco. La transgender brasiliana debutterà con uno spettacolo di «drag queen» nello spazio del «teatro continuo» all’ex chiesa di San Clemente in via Messico, una laterale di corso Stati Uniti, a Camin. La scena però non sarà solo di Kristal: si esibiranno anche altri artisti, che «interpreteranno» a modo loro le canzoni di alcune «icone» della musica degli anni’70 e’80. Una «prima» cui le «drag» sperano di far seguire anche delle repliche.

 

TRANS. ALLA CAMERA PER CHIEDERE RISPETTO
L'iniziativa dei radicali
lunedì 11 giugno 2007 , Comunicato stampa

 

Il Coordinamento Trans Sylvia Rivera che riunisce tutte le associazioni transessuali e transgender italiane rivolge un appello ai politici, alle istituzioni, agli organi di informazione e a tutti e tutte i cittadini/e affinché i nostri diritti e la nostra dignità siano rispettati .

Conferenza Stampa mercoledì 13 giugno 2007, alle ore 13, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, Via della Missione 4 – Roma .

Con : Marcella Di Folco, Cristian Ballarin, Leila Deianis, Fabianna Tozzi, Vladimir Luxuria.

Interverranno: Francesca Busdraghi e Federica Pezzoli.


Per il rispetto e la dignità delle persone trans

A causa di una cultura bigotta e omofoba le nostre esistenze devono confrontarsi ogni giorno con il dileggio, l'emarginazione e la violenza. Nonostante una legge che riconosce il nostro percorso, nonostante le disposizioni Europee in materia di diritti, nonostante l'impegno di gruppi, associazioni, sindacati, continuiamo ad essere escluse/i dal lavoro, escluse/i dagli affetti, escluse/i dalla giustizia. Nel nostro paese il clima culturale si è paurosamente deteriorato, le persone trans continuano ad essere umiliate, aggredite e uccise. Sono già quattro gli omicidi nei primi mesi dell'anno che fanno detenere all'Italia insieme agli Stati Uniti il triste primato mondiale. Il crimine nei nostri confronti non viene colpito e perseguito come quello nei confronti degli altri cittadini. Gli assassini se e quando vengono identificati sono trattati con indulgenza come se a creare i presupposti dell'aggressione siano state le vittime e non i carnefici.


Come se non bastasse, dopo l'assassinio o la violenza gli organi di informazione completano il massacro, essi infatti, lungi dal portare rispetto alla persona uccisa o aggredita, non si preoccupano assolutamente delle disposizioni in materia di privacy pubblicizzando nome, cognome e dati anagrafici puntualmente riferiti all'atto di nascita e senza nessun rispetto per le scelte di vita della vittima.


Le persone trans, profondamente offese e umiliate nella loro dignità, attraverso il Coordinamento Trans denunciano la condizione di aggressione e violenza in aumento; denunciano l'indulgenza con cui vengono trattati i nostri carnefici; denunciano gli organi di informazione di violenza culturale e psicologica nei nostri confronti; diffidano gli stessi a non usare termini, linguaggi e concetti non ripettosi della dignità delle persone transessuali e transgender.



Coordinamento Associazioni Trans Sylvia Rivera

 

 

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