Sulla discussione del DDL Cirinnà

Come voi sto a vedere e incrocio le dita, sperando che la Cirinnà passi, ovviamente con la stepchild, e questo solo perchè cambierebbe in meglio la vita di tante famiglie da qui a qualche mese (e le vite delle persone vengono prima di tutto).
In piena bagarre però una cosa ci tengo a dirla: per prenderci gli insulti da cattodem e leghisti alle soglie dell’analfabetismo nonchè il tradimento pentastellato (mai votati e mai lo voterò), tanto valeva battersi per il ‪#‎MatrimonioEgualitario‬ e non accettare compromessi al ribasso.
Se la Cirinnà non dovesse passare, facciamola finita con le “leggiucchie” (Cit. Cristina Gramolini) e la politica dei piccoli passi, una volta per tutte, e dialoghiamo con i partiti solo se disposti a lavorare alla PIENA (anche le adozioni, sì) eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini LGBT.
PS Usando il “noi”, mi riferisco al movimento LGBTI italiano. Che in alcun modo dovrebbe essere condizionato e colonizzato da logiche e interessi di partito, IMHO.

Presentazione di “Storie di ragazze XY” a Milano

Milano, 20 febbraio, ore 18:30, presso il teatro Filodrammatici.
Interverranno:
  • Matteo B. Bianchi, scrittore, editor e autore tv.
  • Massimo D’Aquino, scrittore e attivista per i diritti LGBTI, autore del libro “Camminavo rasente i muri (autobiografia tascabile di un transessuale).”
  • Paola Morello, attrice e professionista milanese, donna e madre.

Modera l’incontro:

  • Marco Albertini per la rivista “Pride”.

Il libro è disponbile in tutte le librerie (Rizzoli, Lirus, Feltrinelli, Ibs, Amazon e in tutte le librerie online).

«I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo

«Sei maschio o femmina?» È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.
Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.

Pagina evento

Pagina Facebook dedicata al libro

 

Svegliati Italia!

Sabato 23 gennaio 2016 si è svolta una manifestazione nazionale di importanza storica per il movimento LGBTI italiano.

Le associazioni LGBT hanno mobilitato circa cento piazze italiane nello stesso giorno per inviare al Parlamento, dove si discute l’approvazione del DDL Cirinnà, un messaggio importante: è l’ora dei diritti!

In Piazza della Scala a Milano eravamo tantissimi per un’indimenticabile giornata di mobilitazione.

 

12633622_10206944632367230_3619372479471332359_o

 

Video della manifestazione a cura di Bugatty Channel

Facebook apre alla “gender variance”

Articolo pubblicato sulla rivista di cultura LGBT “Il Simposio”.

Facebook ha recentemente introdotto la possibilità per i suoi iscritti di andare oltre la dicotomia maschio/femmina, consentendo la scelta fra più di cinquanta opzioni di genere. Questa variazione ha interessato, all’inizio del 2014, l’utenza statunitense, raggiungendo 159 milioni di persone, per poi arrivare anche a quella italiana nel giro di qualche mese.

Alla sezione “sesso” delle informazioni che possono essere rese pubbliche, l’utente Facebook trova ora, oltre alle due opzioni “maschio” e “femmina” relative al mero dato biologico, una terza possibilità, l’opzione “personalizzata”, che permette di accedere ad una pluralità di definizioni. Tali definizioni trovano la loro origine nell’ambito dei gender studies, che hanno definito “gender variance”(variabilità di genere) l’attitudine del genere sessuale a manifestarsi in una pluralità di sfumature.

Quasi la metà delle opzioni disponibili è dedicata ai percorsi di adeguamento di genere.

Eccezion fatta per “MTF” (Male to Female, da maschio a femmina) ed “FTM” (Female to Male, da femmina a maschio), tutte comprendono il prefisso “trans”, riferendosi quindi ad un attraversamento, ad un passaggio fra i generi. Troviamo così, accanto alle definizioni più generiche e conosciute come “trans”, “transessuale”, “transgender” e “persona trans*”, voci più specifiche, che rivelano la direzione del percorso di adeguamento intrapreso, come “donna transgender” e “uomo transgender”, o il sesso biologico della persona in transizione, come “trans maschio” e “trans femmina” (di utilizzo piuttosto improbabile, se pensiamo al disagio che il dato biologico, e quindi anche una definizione che lo richiama, può comportare per una persona transgender).

Abbiamo poi un nutrito gruppo di definizioni accomunate dal prefisso “cis”, che assume un significato opposto a quello di “trans”. “Cisgender” è infatti la persona che non vive una discrepanza fra sesso biologico, ruolo di genere e identità di genere. Troviamo anche ulteriori specificazioni di “cisgender”, come “cis maschio”, “cis femmina”, “cis uomo”, “cis donna”, “femmina cisgender”, “maschio cisgender”, “uomo cisgender” e “donna cisgender”. Tali definizioni, affiancandosi a “maschio” e “femmina”, rendono plurali e sfaccettate due connotazioni identitarie da sempre considerate assolute, di fatto relativizzando le identità tradizionali e la loro portata concettuale.

Non manca poi un gruppo di opzioni che potremmo definire di avanguardia antibinaria, nate dalla volontà di decostruzione del dogma binario dei generi. “Agender”, “androgino”, “bigender”, “genere fluido”, “genere non conforme”, “gender questioning” (tradotto in italiano con “in esplorazione”), “gender variant”, “genderqueer”, “pangender”, “neutro”, “nessuno”, “non binario”.

Due definizioni, infine, trovano la loro origine nella storia e nell’antropologia: “two spirit”, derivante da quelle culture native indiane che prevedevano l’esistenza di generi alternativi a quelli tradizionali, ed il partenopeo “femmininiello”.

Le maggiori associazioni LGBT italiane hanno accolto positivamente la decisione del management di Facebook, ma non sono mancate le voci fuori dal coro nel movimento. In particolare, è stato messo l’accento sul sovrabbondante e pletorico numero di definizioni disponibili, che avrebbero l’effetto di disorientare la maggioranza degli utenti che non ha una cultura sul tema dell’identità di genere. Critico anche Giovanni Dall’Orto, attivista storico del movimento gay italiano, che ha definito la decisione di Facebook un ipocrita “diversivo” che distoglierebbe il dibattito pubblico dai problemi reali, nello specifico una legge sull’omofobia o sul matrimonio fra persone dello stesso sesso (mi sono ripromessa di rivolgere due domande al sig. Dall’Orto, alla prima occasione: 1) Perchè il management di una corporation statunitense dovrebbe in qualche modo supplire a quelle che sono carenze della legislazione italiana, di competenza del Parlamento italiano? 2) In che modo una variazione che introduce una pluralità di identità di genere toglierebbe qualcosa a gay e lesbiche? Ricordo che le 50 opzioni sono tutte sfumature identitarie, non orientamenti sessuali, e il loro impatto riguarda semmai le persone transgender o di genere non conforme).

Una buona risposta alle critiche sollevate può essere ricercata nelle parole di Brielle Harrison, ingegnere software di Facebook che ha lavorato al progetto e che ha intrapreso il percorso di adeguamento MTF:

«Per molte persone queste modifiche non significheranno nulla ma, per i pochi su cui avremo un impatto, questi cambiamenti significano tutto. Troppo spesso ai transgender come me viene offerta solo una scelta binaria, vale a dire scegliere fra essere uomo o donna. Qual è il tuo sesso? E spesso la situazione è disarmante perché nessuna delle opzioni offerte dice agli altri chi siamo veramente. Queste modifiche cambiano quell’aspetto, e per la prima volta potrò andare su Facebook e dire alle persone che so qual è il mio genere.»

Da non sottovalutare infine l’impatto che questa variazione avrà sulle persone cisgender. Il semplice fatto che gli iscritti al social network più seguito nel mondo, nel rendere pubblica l’informazione relativa al loro genere, visualizzeranno un lungo elenco di opzioni possibili, è un indubbio elemento di rilievo, soprattutto considerando la familiarità che i giovanissimi, nativi digitali, hanno con i social media.

Il Circolo Harvey Milk Milano arriva nelle scuole

Martedì 13 gennaio, con Alessandro Rizzo e Leonardo Meda (vicepresidente e consigliere del Milk) siamo stati ospiti degli studenti del Liceo Scientifico Statale “Vittorio Veneto”, che ci hanno chiesto, tramite Michele, rappresentante degli studenti in consiglio d’istituto, di intervenire nell’ambito di una cogestione.

In aula più di settanta studenti, più tre professori di area umanistica.

I nostri interventi hanno riguardato la storia del movimento LGBT, la legislazione italiana ed internazionale e la battaglia per i diritti civili, la bisessualità, il transgender e le tematiche di identità di genere, il tema della discriminazione nel lavoro delle persone transgender, il tema della depatologicizzazione dell’omosessualità e della depsichiatrizzazione della condizione trans.

A sorprendermi in modo molto positivo sono state soprattutto le reazioni dei ragazzi: attenti, interessati, portatori di quesiti intelligenti e ragionati, visibilmente contenti della nostra presenza.

Uscita dall’istituto, ho sentito la grande soddisfazione derivante dal poter interagire e dialogare con una platea di giovani, con il nostro futuro. Un’esperienza che come associazione ripeteremo quanto prima in altri istituti scolastici, e che sono sicura sarà solo l’inizio di un percorso di lavoro e sensibilizzazione nelle scuole.

Ecco il link all’articolo scritto da Alessandro Rizzo per il blog dell’associazione: http://www.milkmilano.com/?p=5761.

I miei auspici per il 2014

Per l’anno che ci attende ho diversi (utopici?) auspici.

Spero che la transfobia e l’omofobia interiorizzata, spettri ancora troppo presenti nella nostra comunità, se ne vadano finalmente in soffitta, di non dover più incontrare persone di nemmeno vent’anni che si vergognano come ladri del loro essere trans*, lesbiche, gay, bisessuali, ben nascoste e già vittime del peggiore conformismo.

Spero che questo sia l’anno dei “coming out” di massa, della visibilità e dell’orgoglio LGBT*. Spero che molte persone vincano la paura e si dichiarino, perchè non c’è cosa più bella e liberatoria del potersi mostrare alla luce del sole, portando la tua differenza con dignità e orgoglio, nella vita vera. Questa sarebbe la chiave di volta del cambiamento culturale che spesso invochiamo.

Spero che il 2014 veda l’affermarsi del principio di laicità dello stato,  che la gente finalmente si svegli, e che l’operazione di restlyling di Bergoglio vada a farsi benedire.

Spero che certi principi borghesi concepiti unicamente al mantenimento dello status quo, che spesso finiscono col dividerci, vengano finalmente smascherati. Non è vero che “siamo tutti sulla stessa barca”, e che il “noi” in contrapposizione al “loro”, non esiste. Esiste, eccome!
Il maschio-bianco-eterosessuale ha diritti che io posso solo sognarmi, da una parte c’è lui e dall’altra ci sono io, punto.
Lo stesso dicasi per la dicotomia ricco/povero, lavoratore dipendente/datore di lavoro, bianco/nero.
In questo nostro paese ci sono privilegiati che lo sono sempre di più, e povera gente che arranca con sempre maggiori difficoltà, e questi ultimi devono incazzarsi con i primi, e lottare.

Il mio più sentito e affettuoso augurio per questo 2014 va quindi a chi lotta ogni giorno. Che sia un anno di diritti conquistati per noi tutt*, ora e sempre nello spirito di Stonewall!

Per una comunità TLGB

(discorso pubblico al pride milanese del 2008)

Voglio anzitutto rivolgere un saluto ed un sentito ringraziamento a tutte le persone trans che hanno partecipato a questo corteo; grazie per aver portato il nostro orgoglio a questa manifestazione.

Il Pride è un momento molto importante di ritrovo ed elaborazione per la comunità LGBT, ed io credo che la nostra funzione sia quella di dare senso e contenuto a quella T* che dovrebbe rappresentarci.

A tutti coloro che, come ogni anno, hanno espresso la propria contrarietà alla presenza delle persone trans ai Pride, voglio dire che noi facciamo parte del DNA di questo movimento, da Stonewall in poi, e che il nostro diritto di cittadinanza in questo spazio pubblico non è e non deve essere messo in discussione.

Noi viviamo il nostro Pride 365 giorni l’anno, dal momento che, in molti casi, basta guardarci per capire chi siamo.

Proprio per questo il nostro punto di vista sul mondo e sulla società potrebbe essere una risorsa per tutta la comunità. E chissà che, dal prossimo anno, la nostra comunità sia TLGB.

Dobbiamo pretendere che il movimento, oltre alla sacrosanta rivendicazione di diritti e riconoscimento per le coppie gay e lesbiche, rivendichi in ogni occasione i diritti civili negati alle persone transessuali e transgender in questo paese.

Un paese che vorrebbe vederci solo sulle strade, la notte.

Un paese che spinge ogni anno molte di noi verso la prostituzione, negando la possibilità di un lavoro diurno, negando la nostra dignità.

Un paese che ci nega documenti conformi con la nostra identità, che ci spinge a normalizzarci ed omologarci, spesso contro la nostra volontà, prevedendo due sole possibilità: uomo o donna.

Un paese che sta a guardare mentre nel quartiere Prenestino a Roma le destre, ahimè sempre più potenti, organizzano ronde e catturano trans, le prendono per i capelli, le insultano, le umiliano, contando sull’indifferenza dell’opinione pubblica.

Non pensate che quanto accaduto a Roma non vi riguardi, sarebbe un gravissimo errore.

Una regione Lombardia che assolda solo medici obiettori che rifiutano di assistere le persone trans, negandoci il diritto di autodeterminazione, ovvero la possibilità di decidere liberamente del nostro corpo, di intraprendere quel percorso di transizione che ci rende finalmente noi stess*.

La Lombardia, attraverso la sua amministrazione sanitaria, rifiuta le persone trans. Per questo a Milano diventa è sempre più difficile portare avanti il nostro percorso di transizione.

Io dico che è ora di far sentire la nostra voce.

Voglio concludere con un appello all’unità del nostro movimento.

Smettiamo di essere divisi, perché tutti noi, gay, lesbiche, trans, donne, abbiamo nemici comuni, in primis le destre, il fondamentalismo cattolico e la cultura maschilista e patriarcale.

Smettiamo di sottolineare ciò che ci divide e battiamoci insieme affinché questo Paese possa finalmente definirsi LAICO e CIVILE.