LGBT e Diversity. Formazione presso Discovery Italia

 

 LGBT e Diversity: dalla rappresentazione all’inclusione.

 

L’incontro formativo si terrà giovedì 28 giugno alle 16.30 presso Discovery Italia, Via Uberto Visconti di Modrone, 11, Milano.

 

LGBT Flag Button with Business Concept Stick Figures

 

 

Discovery ha fatto della “capacità di raccontare il mondo attraverso le storie delle persone” la sua mission, individuando nel “real life entertainment” un efficace strumento di intrattenimento intelligente e divulgazione.

Come il racconto di vita delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) può cambiare l’immaginario collettivo e la gestione delle relazioni aziendali, favorendo una maggiore inclusione? Quanto il linguaggio e la scelta delle parole plasmano e modificano la realtà – a partire dai luoghi di lavoro – e risultano determinanti per una  rappresentazione corretta e rispettosa delle differenze anche a livello comunicativo e mediatico? Perché l’inclusione migliora  il team working ed è una pratica virtuosa a tutti i livelli aziendali?

L’incontro sarà tenuto dalla dott.ssa Monica Romano, HR Administrator, attivista per i diritti LGBT e scrittrice.

Hande Kader, la transgender uccisa dal regime di Erdogan – Estratto dal libro “Gender (R)Evolution”

“Due fanciulle contro un gippone che avanzava, Hande e la sua amica, sedute al centro di una strada
di Istanbul. Un’immagine improvvisamente resa più nitida, come messa a fuoco, dal silenzio e dalla tensione: le ragazze stavano impedendo il passaggio della camionetta e bloccando le operazioni di sgombero.
Attorno a loro altri dimostranti che esorcizzavano la paura gridando slogan a ripetizione, sventolando
bandiere rainbow e battendo le mani a sostegno di quelle pasionarie che facevano la Storia.
Un getto violento sparato da un idrante colpiva la compagna di Hande, che rispondeva lanciando una
scarpa contro la camionetta in un confronto impari.
Ammiravo la determinazione di quella giovane donna, pensando che lei fosse un’altra Sylvia Rae Rivera,
la sua incarnazione. Partivano poi le schioppettate di gas lacrimogeno su Hande che – mentre gli altri manifestanti fuggivano veloci – tentava di resistere con il braccio davanti al naso e alla bocca, per poi abbandonare il campo in cerca di aria.


«So che i morti non parlano, ma io sono te e tu sei me! E quando sentirai il mio silenzio, fai che la nostra voce diventi più forte!»


Hande non rinunciava alla sua lotta. Affiancata dalla fedele amica, ritornava in campo imprecando e
zoppicando, contro un gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa. Lei si dimenava, gridava, ormai allo
stremo delle forze, visibilmente frustrata e impotente contro quel branco di maschi, caschi bianchi e divise
nere che non si contavano, contro quel muro invalicabile di scudi e disprezzo, contro l’insostenibilità di
quel confronto senza alcuna possibilità di vittoria.
Lei non poteva nulla, era lampante, e gli sguardi divertiti dei suoi nemici assieme alle sue lacrime mi provocarono un singhiozzo. La sua alleata veniva portata via da altre attiviste e lei – questa volta sola – dopo essersi guardata attorno, indomita, si rimetteva a terra.
Ormai scarmigliata, con il trucco disfatto e il fiato corto, si asciugava il viso, rimettendosi le scarpe e
aspettando, con lo sguardo lucido ma disorientato, l’inevitabile esito della sua azione.


«Ho avuto la sfortuna di vivere in un mondo molto ingiusto e di combattere in un paese che vuole togliermi
la voce»


Due agenti iniziavano a marciare verso di lei in modo deciso. Uno dei due la indicava con l’antenna
della ricetrasmittente senza nemmeno guardarla, come si farebbe con una cosa abbandonata in strada.
L’altro sbirro impugnò il fucile e, mentre Hande si faceva scudo con le braccia, iniziò a spararle addosso,
sulle gambe, gas lacrimogeno.
In quei momenti drammatici la ragazza non poteva sapere che il suo volto, la sua bellezza fiera, le onde
di capelli castani illuminate da bagliori ramati, le sue lacrime piene di astio, la sua disperata opposizione
a quegli stupidi idranti, ai lacrimogeni, al maledetto regime che stritolava vite e libertà, avrebbero fatto
il giro del mondo.”

Estratto dal libro Gender R- Evolution di Monica Romano per Ugo Mursia Editore, 2017.

La retorica del “razzismo al contrario”

Tutta l’insopportabile retorica del #RazzismoAlContrario non è altro che una pratica dialettica – vecchia quanto la discriminazione – utilizzata per tappare la bocca delle #minoranze.

Sei una donna e denunci le diseguaglianze di #genere?
Vieni accusata di odiare gli uomini.
Denunci lo sfruttamento nel lavoro dei #migranti?
Ce l’hai con gli italiani.
Sei #LGBT e chiedi il matrimonio egualitario?
Vuoi demolire la famiglia eterosessuale.
Sei #transgender e denunci meccanismi di oppressione legati alla tua condizione? Ce l’hai con le persone #cisgender.

Così il problema diventi tu e non il fenomeno discriminatorio e oppressivo in sè, che è invece il problema reale.

Si chiama colpevolizzazione del vittima, ed è un meccanismo insidiosissimo e dal quale proteggersi, soprattutto quando si fa politica e attivismo per i diritti e l’identità personale di una minoranza.

 

BOOKCITY: LGBT, la rivoluzione pacifica – Sabato 18 novembre

Lgbt, la rivoluzione pacifica

Con Monica Romano e Anton Emilio Krogh

 

La battaglia per i diritti civili di gay, lesbiche, bisessuali e transgender è una delle grandi rivoluzioni culturali degli ultimi decenni. Un incontro per  conoscere la storia e i protagonisti di questa rivoluzione pacifica per affermare il diritto di esprimere la propria identità sessuale, andando oltre la visione rigida e duale dei generi e mettendo in discussione pregiudizi sociali e culturali.

I protagonisti:

Monica Romano ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Laureata in Scienze Politiche, esperta in amministrazione del personale, scrittrice.

Anton Emilio Krogh, avvocato penalista e scrittore. Organizzatore, per passione, di grandi feste-evento a cui accorrono amici da tutto il mondo.

Ad un anno dalla legge sulle unioni civili, tanta è ancora la strada ancora da fare

A un anno dall’approvazione della legge che – con grande ritardo rispetto al resto d’Europa – ha regolamentato le unioni civili fra persone dello stesso sesso, il bilancio sul fronte del riconoscimento dei diritti LGBT in Italia risulta essere ancora molto carente.

Il 17 maggio ricorrerà la Giornata Internazionale contro omofobia, transfobia e bifobia, e peserà dover ancora una volta denunciare – come avviene da ormai da molti, troppi anni ! – la mancanza di una legge contro l’omotransfobia, in questo nostro paese dove le violenze rivolte a persone gay, lesbiche e transgender sono ancora una realtà attualissima e drammatica.

Amiamo pensare e dire ad alta voce – senza mai stancarci – che la tutela delle minoranze rappresenta la cartina di tornasole della civiltà di una democrazia: l’Italia potrà dirsi un paese civile quando il nostro ordinamento prevederà specifiche tutele per chi oggi è più esposto a discriminazione, odio e violenza.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

La persecuzione delle persone LGBT in Cecenia

Apprendiamo con sconcerto dell’esistenza di un campo di concentramento per persone LGBT in Cecenia, a breve distanza dai confini europei, e dell’immobilità del Cremlino rispetto a quanto sta avvenendo in quella regione. I media russi di opposizione riferiscono di ragazzi e uomini sequestrati dai corpi paramilitari e sottoposti a sevizie di ogni tipo. L’associazione ILGA-Europe e la russa “Rete LGBT”, che hanno raccolto le testimonianze di trenta evasi, denunciano decine di morti.
Ci uniamo alle associazioni LGBT italiane nel richiedere urgentemente un riscontro alla lettera depositata dall’associazione Certi Diritti e rivolta all’Alto Commissario Federica Mogherini e al ministro Angelino Alfano. Nella lettera sono stati richiesti l’invio di osservatori internazionali nella regione e l’immediata concessione di asilo politico a chi rischia di diventare vittima di una follia che ci riporta alle pagine più cupe della nostra storia. Una storia che ci ha dolorosamente insegnato che le dittature e i totalitarismi iniziano colpendo con ferocia proprio quelle minoranze che non possono difendersi, spesso nell’indifferenza generale.
Antonio Gramsci affermava che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”: noi non possiamo e non vogliamo restare indifferenti.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Diversity, inclusion e persone LGBT nel mondo del lavoro

Ho presentato l’intervento che segue, disponibile anche in video, presso il Municipio 3 di Milano il 2 marzo 2017, in occasione dell’incontro Donne, genere e lavoro – Istruzioni per l’uso.

Il quadro italiano delle discriminazioni nel lavoro delle persone LGBT non è semplice da definire, prima di tutto perché mancano i numeri: non conosciamo il numero di persone discriminate e, quando una discriminazione avviene, è molto difficile fornirne la prova. Quando parliamo di discriminazioni – in concreto – ci riferiamo al blocco della carriera, al mobbing orizzontale (quello messo in atto dai colleghi) e a quello verticale (quello messo in atto dai colleghi superiori gerarchicamente o dallo stesso datore di lavoro), alle molestie sessuali, all’esito negativo del periodo di prova, al mancato rinnovo del contratto a tempo determinato, fino ad arrivare al licenziamento.

Ricordo che il licenziamento discriminatorio resta vietato nel nostro ordinamento, ma che l’onere della prova è a carico del lavoratore. Il licenziamento dichiarato discriminatorio in giudizio è nullo e comporta il diritto alla reintegra, il pagamento di tutte le retribuzioni perdute e la regolarizzazione previdenziale (e questo indipendentemente dalla dimensione aziendale). In Italia esiste il decreto legislativo 216/2003 che vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale facendo esplicito riferimento ad essa.

Le discriminazioni si differenziano per intensità a seconda della lettera dell’acronimo LGBT che vanno a colpire.

Ad esempio, spesso sentiamo dire che le lesbiche subiscono una doppia discriminazione, ma io direi che è anche tripla: sono infatti discriminate in quanto lesbiche, in quanto donne e, se lo sono, in quanto mamme. L’attenzione spesso morbosa che una coppia di donne subisce rende difficile il coming out sul posto di lavoro e quella dell’invisibilità diventa spesso una scelta obbligata. La madre sociale, quella non biologica nella coppia, da una parte ha tutti quegli oneri conseguenti alla genitorialità che possono incidere negativamente sulla sua carriera, ma dall’altra ma non gode delle agevolazioni previste perché non il suo status di genitrice non  viene riconosciuto.

Abbiamo poi le persone transgenere o transgender, che restano le più colpite dalle discriminazioni, a causa dell’impossibilità di nascondere quella rivoluzione estetica necessaria e conseguente all’iter di transizione. Le persone transgenere incontrano barriere all’ingresso del mercato del lavoro, dove vengono scartate ai colloqui di selezione, e mobbing sul posto di lavoro, quando iniziano l’iter in azienda. Complessa e non semplice è poi la gestione di rapporti di lavoro autonomo e nello svolgimento di libere professioni, dove è il rapporto con i clienti a presentare criticità.

In questo senso, l’ultima riforma del sistema lavoro chiamata Jobs act non ha migliorato la situazione. Pur avendo portato alcune evoluzioni sul piano della tutela del lavoro prevedendo, ad esempio, maggiori tutele per la maternità delle lavoratrici autonome e delle iscritte alla Gestione Separata Inps e ampliato la platea dei beneficiari di trattamenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, questa riforma ha messo in discussione importanti diritti che storicamente si consideravano acquisiti in Italia, legati soprattutto al lavoro a tempo indeterminato in aziende con più di 15 dipendenti e alle tutele previste dallo Statuto dei lavoratori. Il Contratto a Tempo Indeterminato a Tutele Crescenti (CATUC), ha definitivamente sostituito il Contratto a Tempo Indeterminato che conoscevamo da decenni, rendendo di fatto più facile licenziare per un datore di lavoro.

Quindi, se è vero che la tutela dai licenziamenti discriminatori ancora sussiste, è altresì vero che una generale maggiore agibilità ai licenziamenti da parte del datore di lavoro di norma comporta maggiori rischi per quelle categorie più deboli da un punto di vista sociale e culturale, come le donne e le persone LGBT.

Venendo alla domanda che ha aperto questo nostro evento –  Cosa può fare un’amministrazione cittadina per fronteggiare le discriminazioni? – come potremmo quindi rispondere?

Senz’altro che un’amministrazione cittadina può fare moltissimo. Ad esempio promuovere una diversa cultura aziendale e organizzativa, formando imprenditori e manager aziendali, promuovendo l’idea che il diversity management non il è fumo negli occhi – come molti imprenditori ancora pensano –  ma una politica di gestione del personale che può incrementare la produttività di un’azienda.

Dovremmo seguire l’esempio di città come Londra, Berlino o Barcellona, che hanno politiche di diversity & inclusion molto sviluppate: occorre far sì la giustizia organizzativa divenga strategia organizzativa.

Non si tratta solo di insegnare che discriminare è sbagliato, o che non discriminare ci rende migliori e politicamente corretti, ma anche che scegliere l’inclusione è vantaggioso in termini strategici e di competitività per un’impresa. Si tratta di spiegare che il pregiudizio in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere delle persone può essere un ostacolo al reclutamento e alla promozione del candidato più qualificato per un lavoro e dei migliori talenti che il mercato offre, eccellenze incluse.

Creare un ambiente di lavoro sereno e adatto a qualunque persona risulta vincente per tutti, anche per i collaboratori maschi, bianchi ed eterosessuali. L’assenza di discriminazioni è produttiva.

Mettere l’etica è al centro è insomma più intelligente, oltre che giusto.

Queste sarebbero delle ottime premesse per far sì che, un domani, qui a Milano, si potrà essere persone gay, lesbiche e transgender dichiarate e ambire a fare carriera anche fino ai massimi vertici. Questa potrebbe essere una grande sfida per la nostra città.

Corte di Appello di Milano: sono trascrivibili integralmente i certificati di nascita di due gemelli nati negli Stati Uniti attraverso la “gestazione per altri”

Il decreto della Corte di Appello rappresenta un passo importante nella battaglia per il pieno riconoscimento delle famiglie arcobaleno.
Va infatti ricordato che la legge 76 del 20 maggio 2016 che regolamenta le unioni civili – o legge #Cirinnà – non riconoscendo il diritto alla genitorialità delle persone #LGBTI, non ha ancora risolto quel vuoto normativo che incide in modo sostanziale sulla vita di tante famiglie.
La magistratura tenta così di sanare questa carenza tutelando e anteponendo l’interesse dei due bambini, nati da maternità surrogata negli Stati Uniti, a presunte ragioni di ordine pubblico, appellandosi alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e disponendo la trascrizione integrale nel registro degli atti di nascita dei loro certificati.
Non è la prima volta che la magistratura si dimostra avanguardia nell’avanzamento dei diritti civili in Italia, andando oltre i limiti di una politica sorda alle richieste di migliaia di famiglie che chiedono riconoscimento e tutela. SinistraxMilano non può che sostenere e incoraggiare tale avanzamento, in attesa di una legge che riconosca il matrimonio egualitario e l’uguaglianza formale e sostanziale di tutte le famiglie.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”