Libreria delle donne di Milano: recensione di Gender (R)Evolution a cura di Sara Gandini

Il mio più sentito ringraziamento a Sara Gandini per questo contributo sul mio ultimo libro Gender R- Evolution per Ugo Mursia Editore, pubblicato sul sito della Libreria delle donne di Milano.
Oltre che un grande onore per me, un importante segnale di dialogo fra elaborazione #femminista e #transgender, nell’ottica della (ri)costruzione di quel famoso ponte che da tempo evochiamo e auspichiamo.

Il link alla recensione:

http://www.libreriadelledonne.it/noi-non-performiamo-noi-siamo/

No significa NO

Il fatto che una donna transgender possa dire “no”, no a richieste sessuali, ma anche a frequentazioni, relazioni e appassionate – quanto indesiderate e non richieste! – dichiarazioni d’amore, da parte di uomini ma anche di donne, suscita ancora grande sorpresa e sconcerto.
E, qualche volta, aggressività, rancore, fino allo stalking.
Perché nell’immaginario c’è ancora l’idea – resistente! – che noi saremmo sempre e comunque disponibili e che, anzi, dovremmo esser in qualche modo “grate” a chi ci degna di desiderio.
Mettere in discussione questa rappresentazione svalutante di noi è #femminismo. E lo è anche imparare a difenderci dall’aggressività, sempre più spesso veicolata attraverso i canali virtuali.
Perché no significa NO.

Non una di meno!

Ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte al corteo di Non Una Di Meno – Milano.
Il femminismo è tornato nelle piazze, con nostra gioia.
Un femminismo finalmente inclusivo e intersezionale, che rivendica il fatto che quello della diseguaglianza di genere e di tutte quelle ingiustizie che da essa derivano sia un problema (problema che si fa coscienza, che nella protesta diventa, finalmente, istanza!) di tant*, e non solo di poche iniziate.
Perché l’oppressione derivante dalla fallocrazia è trasversale e riguarda tante persone, soggettività, storie.
Il corteo ha reso omaggio alla grande Marcella Di Folco, come potrete vedere nel video, e questo dice moltissimo.

 

#LottoMarzo

 

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Per quanto mi riguarda questa giornata non deve essere di festeggiamenti, ma di lotta. Per questo più tardi scenderò in piazza insieme a tante altre.
Però…
Però oggi ho trovato questo rametto sulla scrivania, da parte di una collega, ed è stato bello e commovente.
Per l’affetto speciale che mi trasmette, che porta in sé anche la volontà di un riconoscimento, da parte sua, del mio essere una donna, e di ciò che a lei e a tutte le altre donne mi unisce.

La mia collega è una ragazza semplice, come ce ne sono tante, eppure ha saputo andare oltre e comprendere.

Ci sono femministe, anche molto conosciute, che in tanti anni non hanno mai saputo comprendere. Puntano il dito verso noi donne transgender, mettono in piedi steccati, perché noi saremmo un nemico espressione del patriarcato. Tentano di escluderci, ignare del fatto che noi, molto spesso, del patriarcato siamo invece le prime vittime, e che insieme si dovrebbe lottare.

Basterebbe mettere da parte idee e teorizzazioni di tanto in tanto, guardarsi in faccia, conoscersi nel quotidiano. Basterebbe ascoltare il cuore, come ha fatto la mia collega.
Ragazze, ci vediamo in piazza più tardi.
#LottoMarzo

Presentazione di “Dio odia le donne” di Giuliana Sgrena

Lunedì 12 settembre 2016 alle ore 21.00, il Circolo UAAR di Milano, in collaborazione con Il Circolo Harvey Milk, presenterà, a Villa Pallavicini in via Meucci 3, il libro “Dio odia le donne” con l’autrice Giuliana Sgrena, saggio che ho appena finito leggere, peraltro su un tema attuale.
Consiglio di partecipare a questa presentazione, io ci sarò.
Il diritto alla piena autodeterminazione delle donne è una conquista da sempre ostacolata dalle religioni monoteiste.
Giuliana Sgrena analizza coraggiosamente scritture e saperi dogmatici, soffermandosi sull’onnipresente misoginia.
C’è anche una parte molto dettagliata e interessante sulle pratiche di infibulazione, ancora oggi purtroppo praticate in molti paesi.

https://www.facebook.com/events/554521074732266/

 

Perchè vedere”Suffragette” di Sarah Gavron

Su “Suffragette” di Sarah Gavron , in questi giorni nelle sale.
Un film che tutte le donne dovrebbero vedere.
In particolare quelle che usano la parola “femminismo” spesso in senso svalutante e inconsapevole, con una punta di sciocca ironia e il retropensiero che il femmismo sia roba un po’ da svitate che “ce l’hanno con gli uomini”.
Un film che dovrebbe velocemente arrivare nelle scuole, dove dovrebbe venire spiegato che le suffragette non erano le allegre signore del film “Mary Poppins”, alto borghesi dalle camicine inamidate in attesa dell’ora del tè.
Erano combattenti, soldati, operaie pronte a mettere a ferro e fuoco i simboli del potere costituito e patriarcale, costruendo bombe, frantumando vetrine, prendendo botte e subendo torture indicibili come l’alimentazione forzata.
Belllo ed emozionante il cameo di Meryl Streep nel ruolo di Emmeline Pakhurst, ispiratrice del movimento.
“Votes for women!”

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Il veterofemminismo all’attacco delle donne transgender

Sull’edizione online de “La Repubblica” trovo questo articolo di una femminista, Elinor Burkett, che attacca pubblicamente Caitlyn Jenner, donna transgender, ex campione olimpico di decathlon, che ha rilasciato un intervista per Vanity Fair dopo il suo coming out.

Donne e uomini hanno lo stesso cervello? Il dibattito che divide femministe e transgender

Niente di nuovo sotto il sole!

Il solito attacco rivolto alle donne transgender da parte di un femminismo vecchio, anacronistico e cronicamente incapace di rendere le proprie istanze universali e condivise.
Secondo Elinor Burkett non è uno smalto a fare una donna.
Io aggiungerei che non lo sono nemmeno una coppia di cromosomi o l’ovulazione, e che anche in assenza di questi si viene discriminate e marginalizzate in quanto donne, e non solo. Anche in quanto transgender che osano mettere in discussione un maschile assegnato per esprimere un femminile conquistato pagando spesso un prezzo altissimo in termini sociali.
Siamo l’antitesi di patriarcato e fallocentrismo, e nemmeno l’abbiamo scelto, perché l’identità di genere certo non si sceglie.
Non saranno queste vecchie femministe, veri tromboni sfiatati, a mettere in discussione tutto questo. Che cambino i loro bersagli, perché il vero nemico non sono certo le trans.

#‎StopTransfobia‬
‪#‎StopTransphobia‬