L’avventura della transizione: storie di rinascite

“Avevamo vite in continuo movimento di cui parlare fino a tarda notte. Trascorrevamo così ore a disquisire di peli che crescevano, barbe che si formavano, seni che per gli uomini dovevano scomparire e per le donne arrivare, di chirurgia, di organi genitali, di voci che cambiavano; e ancora di istanze presso tribunali, di anestesie, flebo, cicatrici, bruschi risvegli e clamorose rinascite; di insulti subiti in pieno giorno in mezzo alla gente, di quelle risatine che ferivano come coltellate, di botte e inseguimenti, ma anche di eroiche reazioni alla violenza che ci colpiva; e poi ancora di rocamboleschi tentativi di viversi al riparo da sguardi indiscreti e giudicanti, di eroici e incredibili cambi di mise realizzati in pochi minuti nell’abitacolo di un’auto. Tutto era accompagnato da un’immancabile e salvifica autoironia. Nella saletta dove ricevevo le persone nuove, avevo appeso un piccolo cartello: «Non si risponde delle parrucche lasciate incustodite».
Le risate che ci permettevamo erano la nostra più grande forma di libertà.”

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