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Interviste

 

Di seguito alcune delle interviste che ho rilasciato negli ultimi anni. Purtroppo questa raccolta non è completa. Sarò sinceramente grata a chiunque volesse farmi avere copia dei miei interventi sulla carta stampata (in particolare due interviste, per i settimanali "Grazia" ed "Anna", che non sono riuscita a reperire ), audio (in particolare gli interventi per Radio Popolare, Radio 24, Radio Rcs), video (in particolare gli interventi su Gay Tv), aiutandomi così a completare questa rassegna.

 


 

  Gennaio 2004. Intervista rilasciata al giornale "Terre di mezzo"

Link: http://www.terre.it/giornale/articoli/328.html

 

Vite del genere

di Carlo Giorgi

Circa 20 mila persone transessuali in Italia. E la prostituzione coinvolge solo una parte di loro. Tutti gli altri scelgono una vita "diurna" fatta spesso di discriminazioni sul lavoro e problemi familiari. L'esistenza quasi normale di Giorgia e Monica.

 
 

Foto simbolica. Di Francesco Giusti

Monica è stata a lungo in prigione. Nel suo corpo.
"Ti guardi allo specchio e ti odi. Ti tocchi e senti i peli. Ti disperi perché non hai il seno". Monica è un uomo di 24 anni, almeno stando ai cromosomi e secondo i documenti che porta con sé. Invece, nel profondo, si sente e vorrebbe essere una donna. Ha lunghi capelli biondi e modi gentili, una famiglia che le vuole bene. E' iscritta alla facoltà di Scienze Politiche. È una trans.
Si definiscono transessuali le persone che, per un disagio profondo, sentono di avere un'identità sessuale diversa dal proprio genere sessuale. L'operazione chirurgica, che molti desiderano come una liberazione, è il punto d'arrivo e di non ritorno. In Italia, nel 2003, sono state effettuate dalle 50 alle 70 operazioni di cambio di genere, curate dal Servizio sanitario nazionale (per le operazioni all'estero vedi box). Al solo Saifip, Servizio d'adeguamento d'identità fisica e psichica del san Camillo di Roma, il maggiore centro italiano specializzato, dal '92 ad oggi almeno 400 persone sono state accompagnate fino al cambio di genere. "I primi tempi erano solo 7 o 8 casi all'anno -racconta Anna Rita Ravenna, psicologa del centro-. Il numero, negli ultimi anni, è molto aumentato". E sono transessuali, per quanto nessuno ne conosca il numero esatto, anche coloro che, non ancora operati, si sottopongono per anni a terapia psicologica e cure ormonali.
"Potrebbero essere 20 mila i transessuali dello Stivale tra italiani, stranieri e immigrati clandestini -ipotizza Marcella Di Folco, responsabile del Mit, Movimento d'identità transessuale di Bologna, cui nel 2003 hanno chiesto orientamento 180 persone-. Un 70 per cento dei trans italiani sono 'mtf', cioè persone di genere sessuale maschile che scelgono di orientarsi verso il genere femminile. Il restante 30 per cento sono invece 'ftm', donne che decidono di orientarsi verso il genere maschile. Degli 'mtf' credo che almeno la metà si prostituisca". Secondo il Parsec, associazione che ha redatto il più recente rapporto sulla prostituzione in Italia, è trans dal 10 al 30 per cento delle prostitute di strada. Percentuali forti che, unite allo stile "piume di struzzo e tacco a spillo" delle sfilate nei gay-pride, hanno cementato nel sentire comune l'equazione "transessuale uguale prostituta".
Invece esiste una terra di mezzo di persone che si sentono nate nel corpo sbagliato senza per questo doversi prostituire; e avendo deciso di dare una svolta alla loro vita, vogliono condurre un'esistenza normale, facendo ogni giorno a pugni coi pregiudizi di tutti. "L'avversione della gente la senti sempre su di te -racconta Monica-. Bisbigli, sguardi, imbarazzo, al lavoro, dal panettiere o quando sali su un mezzo pubblico". Sono le trans "diurne", che siamo andati a conoscere.
Monica è la responsabile milanese del gruppo Crisalide, che raccoglie in alcune città del Nord Italia, un centinaio di associati. "Ho iniziato la transizione a 18 anni -racconta-, prima di iscrivermi alla facoltà di Scienze Politiche. In università ho trovato comprensione. Ma avevo già dato, in fatto di discriminazione, al liceo". Coordina lei i due gruppi di auto-aiuto per persone trans dell'associazione.
Giorgia invece ha 26 anni e fa la redattrice. "La molla che mi ha fatto svoltare è... che sono abile e arruolato -racconta-. Così nel 2000, mentre lavoravo come personale di bordo nelle Fs, mi è arrivata la cartolina per il militare. Alla visita d'incorporamento ho fornito la documentazione del mio stato di "disforia di genere" e mi hanno rimandato a casa. I medici delle Fs, a cui ho dovuto dire tutto, hanno sempre mantenuto il segreto ma poco dopo ho lasciato il lavoro. L'anno scorso, a 25 anni, la svolta decisiva verso il genere femminile: sono in terapia psicologica e ho maturato un'identità più forte".
Per chi decide di cambiare genere, in famiglia gioie e dolori. "Penso alla mia famiglia come ad un'entità che mi appoggia -racconta Giorgia-, tanto che fino a quattro mesi fa vivevo con i miei genitori. Però all'inizio non mi capivano". "Ho una famiglia splendida: loro mi vogliono proprio bene", racconta Monica. Ma le persone trans in famiglia spesso hanno vita dura: per i genitori è dura accettare che un figlio voglia cambiare genere. "È capitato di persone cacciate di casa -racconta Monica-. Gioca molto il fattore della vergogna, l'accusa d'immoralità. Si pensa che sia un capriccio oppure, addirittura, una malattia mentale. C'è anche la paura che la figlia vada a prostituirsi". Ma il problema maggiore è il lavoro. "Il dato fondamentale è che i documenti non corrispondono all'aspetto -spiega Gigliola Toniollo, dell'ufficio nuovi diritti della Cgil-; affronti il colloquio con un aspetto femminile ma poi, al momento della visita medica o del controllo dei documenti, si scopre che hai generalità maschili e nessuno ti prende". "Il datore di lavoro ha paura di trovarsi in ufficio una poco di buono -spiega Monica-. Teme che la persona assunta possa far fuggire i clienti oppure che non sia affidabile. Se inizi la transizione avendo già il lavoro, deve fare i conti con il mobbing e l'ironia dei colleghi.". La disoccupazione delle persone trans è un problema enorme: nel 2000 il Mit di Bologna vinse un bando europeo per donne svantaggiate e organizzò un corso per "tutori di beni culturali, artistici e ambientali", frequentato da 16 trans. Di loro una sola ha trovato lavoro. "Per il lavoro ho una paura folle del futuro -confessa Monica-. Noi persone trans non abbiamo il diritto alla mediocrità come gli altri lavoratori. Noi dobbiamo essere brave, bravissime, sennò rischiamo che non ci prenda nessuno" (...)

Bisturi frettolosi

L'impazienza costa cara. "In Italia, con il Servizio sanitario nazionale, si aspettano due anni per l'operazione di cambio di genere mentre all'estero, andando privatamente, è tutto più veloce -racconta Monica, dell'associazione Crisalide-. Gli specialisti più gettonati sono in Belgio, a Londra e a Barcellona e l'operazione costa dai 15 ai 20 mila euro. Chi va all'estero per la fretta, però, spesso rinuncia a una lunga supervisione psicologica, necessaria per affrontare con serenità il cambio di genere". L'accompagnamento psicologico è fondamentale -spiega Anna Rita Ravenna, esperta psicologa del Saifip-, anche per scoprire potenzialità della persona che la condizione trans ha bloccato per anni. Chi si fa operare all'estero lo fa dopo lunghi ripensamenti. Ma se si pensa 30 anni da soli, si fanno aspettative che poi si sgretolano". Bisogna invece arrivare all'operazione dopo un percorso psicologico di consapevolezza del cambiamento. È importante sapere che il piacere sessuale che si proverà dopo l'operazione non ha nulla a che vedere con quello provato con gli organi genitali originari. Dopo non ci sarà l'Eden, ma una lunga convalescenza e, nel primo periodo, non un organo genitale ma una ferita dolorante". E fare di testa propria può causare problemi non solo psicologici. "C'è chi decide di iniziare la cura ormonale, alla base della transizione dal genere maschile al femminile e viceversa, senza consultarsi con un medico. Semplicemente si auto-prescrive gli ormoni acquistandoli su internet -racconta Gigliola Toniollo, dell'ufficio nuovi diritti della Cgil-. È un'imprudenza che costa cara. Ci sono casi di tumori alla prostata, al seno e di gravi squilibri, proprio per una scorretta somministrazione di ormoni".

la legge italiana? "ci complica la vita"

In Italia è legale cambiare sesso da vent'anni. La legge 164 del 19 aprile '82 consente e norma la "rettifica" del sesso enunciato nell'atto di nascita. Condizione richiesta per il cambio di sesso anagrafico, la sentenza del tribunale che certifichi le "intervenute modificazioni dei caratteri sessuali" della persona. Ovvero, in Italia, per cambiare sesso sui documenti, è necessario prima affrontare non solo la cura ormonale ma anche l'operazione chirurgica. Questo punto contestato dai movimenti trans dello Stivale: "La legge non considera che l'operazione deve necessariamente essere preceduta da un lungo periodo di prova, chiamato "test di vita reale", in cui s'inizia a vivere nel genere scelto -spiegano a Crisalide-. Ma se il mio aspetto rivela un genere e i miei documenti un altro, la mia vita si complica". Le associazioni dei trans hanno presentato in Parlamento due disegni di legge, sul modello tedesco, in cui è possibile il cambio di genere anagrafico anche solo certificando di sottoporsi a cura ormonali.

 


 

 

Giugno 2004. Intervista rilasciata per "Workers World", giornale di Leslie Feinberg, in occasione della sua tournèe in Italia.

Link: http://www.transgenderwarrior.org/writings/mbitalian.htm

 

'Orgoglio nell’unità,orgoglio nella lotta'

Il tour italiano dell’attivista lesbica e transgender
Leslie Feinberg

di Minnie Bruce Pratt

 

Da sinistra a destra: Antonia Monopoli, Minnie Bruce Pratt ed io, in occasione della tournèe italiana di Leslie Feinberg

 

Dal 2 al 6 giugno, in una settimana di eventi dedicati, il movimento italiano lesbico, gay, bi e trans ha accolto Leslie Feinberg, attivista e autrice transgender e lesbica con tutta la spettacolare profondità e ampiezza di respiro dei colori della bandiera arcobaleno. Feinberg, direttrice del giornale Workers World, ha parlato in incontri nel nord Italia a Milano, Bologna  e Torino, e ha poi proseguito verso sud per presiedere gli incontri a Firenze e a Roma..

I leader dei diversi settori del movimento LGBT italiano hanno invitato Feinberg perché questo è per loro un momento storico in cui si sta cercando di costruire l’unità nelle battaglie comuni. E proprio durante questi incontri, la solidarietà ha cominciato ad emergere, visibile a tutti.

Il tour ha coinciso con la pubblicazione anche in Italia del romanzo di Feinberg "Stone Butch Blues," ambientato nei locali gay e drag della classe operaia di Buffalo, nello Stato di New York, nel periodo pre-Stonewall. Il viaggio attraverso l’identità di genere della protagonista, Jess Goldberg, esplora la relazione tra la lotta contro la discriminazione tra i sessi, il genere, l’orientamento sessuale e altre battaglie contro il razzismo, la guerra e per la liberazione della classe operaia.

I traduttori italiani del romanzo sono Margherita Giacobino, scrittrice femminista e autrice di “Orgoglio e Privilegio: viaggio eroico nella letteratura lesbica," e Davide Tolu, uno dei principali attivisti della comunità transessuale FTM [female-to-male] e autore de "Il Viaggio di Arnold. Storia di un uomo nato donna.”

Francesca Polo de Il Dito e La Luna, editrice dell’edizione italiana di "Stone Butch Blues," ha dichiarato al Workers World: "Credo che il tour di Feinberg sia stato importante specialmente perché ha riunito le lesbiche e le persone transgender. Credo che Leslie/Jess possa rappresentare il collegamento mancante in questa relazione e possa essere strumentale per raggiungere una migliore comprensione reciproca."

Il Coordinamento Nazionale Trans FTM, che ha contribuito ad organizzare il tour di Feinberg, e la casa editrice Il Dito e La Luna hanno coordinato gli eventi, insieme ai gruppi LGBT locali di Milano, Torino, Bologna e Roma, mentre un’organizzazione lesbica nazionale (Lespride, ndT) ha organizzato una conferenza a Firenze in occasione del Pride Nazionale 2004(...)

Per Monica Romano, responsabile di Crisalide Azione Trans Milano, gli incontri hanno rappresentato un’opportunità per costruire l’unità: "Il movimento glbt italiano è,a mio avviso,in grado di fare grandi cose, e porta in sé un grande potenziale di cambiamento della società civile. Cade però sulle troppe divisioni al suo interno. Il messaggio di Leslie riporta l'attenzione sulla necessità di lottare insieme per gli obiettivi comuni."

Milano: 'Mi sento a casa con la bandiera rossa!'

Lo storico incontro di Milano del 2 giugno ha rappresentato la prima occasione di questa cooperazione nazionale tra i gruppi lesbici, gay, bisessuali e transgender. Si è tenuto nella sede del Partito di Rifondazione Comunista (PRC) in una quartiere operaio della città (...).

Il tavolo dei relatori, organizzato per rappresentare il contesto italiano delle idee contenute  in “"Stone Butch Blues," includeva: Francesca Polo, Monica Romano e Marco Romelli, anche quest’ultimo di Crisalide Azione Trans Milano.

Leslie Feinberg all'ncontro organizzato a Milano

 

"Quando vedo queste bandiere rosse mi sento a casa," ha detto Feinberg al pubblico. Ha poi offerto una panoramica marxista della storia dell’umanità, sottolineando il lungo periodo delle società cooperative matrilineari nel mondo in cui le differenze tra sesso, genere e sessualità erano più accettate e rispettate.

Feinberg ha evidenziato come la divisione patriarcale dei sessi, il rafforzamento dell’eterosessualità  e la forte limitazione dell’espressione sessuale da parte dello stato sono diventati componenti dello sviluppo della famiglia nucleare come anello della catena di distribuzione della ricchezza, della proprietà e dei titoli mentre le società si dividevano in classi dominanti e classi dominate.

Feinberg ha sottolineato che attualmente la liberazione della sessualità, dei sessi e del genere è un processo rivoluzionario che non può essere portato avanti senza il rovesciamento della proprietà privata capitalistica e la sua sostituzione con un modello di comunismo mondiale – una società in cui la produzione sia pianificata per andare incontro alle esigenze e ai desideri di tutti. Questo obiettivo di una società senza classi non può essere raggiunto se oggi non si costruisce l’unità di classe riunendo insieme la lotta del movimento LGBT e delle donne, la lotta contro il razzismo e la guerra imperialistica, e la difesa dei diritti degli immigranti come elemento chiave di un fronte unito.

Ha incoraggiato la costruzione di ponti tra le persone presenti in quella sala riunioni – un pubblico formato da un vastissimo spettro politico, sessuale e di genere – come da persone della classe operaia delle vicinanze intervenute perché attirate dai manifesti. Alcuni partecipanti venivano direttamente dall’imponente manifestazione contro la guerra tenutasi a Milano durante la quale è stata bruciata una bandiera americana.

A Bologna, la candidata apertamente trans Marcella Di Folco—che partecipa con i Comunisti Italiani per il Parlamento Europeo—ha organizzato l’accoglienza di Feinberg al centro per la comunità trans (il MIT, ndT).

La stessa sera, l’incontro del 4 giugno si è tenuto al centro gay e lesbico il Cassero all’interno dell’imponente Porta San Stefano (...).

Bologna è detta ‘la Rossa’ perché è riconosciuta tradizionalmente come la regione più pro-comunista d’Italia.

L’incontro è andato avanti fino a notte inoltrata. Feinberg ha sottolineato l’importanza di stabilire forti legami d’unità basati su ideali comuni tra i comunisti di tutto il mondo per la battaglia contro il capitalismo e l’imperialismo.

Porpora Marcasciano, di Bologna, ha dichiarato a Workers World: "Negli anni passati abbiamo cercato di oltrepassare gli stretti confini tra le identità e abbiamo cominciato a riunirci e lavorare su temi come  la sessualità, il genere, la globalizzazione, la guerra."

A proposito dell’incontro del 4 giugno, la Marcasciano ha osservato: "A Bologna hanno collaborato quattro gruppi: MIT Movimento di Identità Transgender, Antagonismo Gay, Arci Lesbica, e LUO Libera Università Omosessuale.

"Possiamo dire che per la prima volta si sia stabilito un lavoro sinergico tra le associazioni/gruppi locali e nazionali che condividono strategie politiche, sociali e  culturali appartenenti alla tradizione di sinistra. Credo che questo tour abbia rappresentato un punto d’arrivo riguardo al dibattito, alle lotte e alle strategie LGBT in Italia, ma è stato soprattutto un punto di partenza per una nuova elaborazione politica e culturale."

Alla fine della serata, Marcasciano ha fatto cantare tutti con il pugno alzato a significare che la lotta continua. Tutti hanno cantato insieme la famosa "Bella Ciao," inno dei partigiani italiani che combatterono contro i nazisti  e liberarono molte parti d’Italia, incluso il nord, prima che arrivassero le truppe degli Alleati, alla fine della seconda guerra mondiale. Ciò è stato particolarmente significativo perché avveniva mentre il presidente degli Stati Uniti George W. Bush era appena arrivato per le commemorazioni del D-Day, vantandosi del fatto che gli americani abbiano liberato l’Italia in modo da ottenere consensi circa le sue manovre per ‘liberare’ l’Iraq.

Firenze e Roma

Due coalizioni nazionali hanno organizzato gli eventi di Firenze del 5 giugno--LesPride e Coordinamento Nazionale FTM—come parte di una tre giorni sulla cultura LGBT.

I partecipanti hanno affollato il Polispazio Queer, un ex convento, per una tavola rotonda sull’esperienza transgender FTM. Tra i relatori: Christian Ballarin, Simone Cangelosi, Adriana Godano, Matteo Manetti, Stefano Alberto Maselli, Saveria Ricci, Monica Romano, e Liana Borghi, una delle organizzatrici della conferenza.

 

Leslie Feinberg e Minnie Bruce Pratt a Firenze, in compagnia dei soci della sede milanese di Crisalide

 

Nella presentazione del tardo pomeriggio, Feinberg ha proposto un escursus storico dal movimento nord-americano del XIX secolo per l’abolizione della schiavitù, al primo movimento femminista, per evidenziare la necessità di combattere insieme contro la supremazia della razza bianca, e contro la discriminazione delle donne e delle persone trans.

Il suo discorso è stato seguito da ciò che Marco Geremia di Antagonismo Gay ha definito “un vitale, forte e persino teso confronto tra i trans/gender FTM  e le lesbiche femministe su una questione a lungo rimasta inespressa", l’analisi femminista del patriarcato e il fatto che gli FTM transizionino verso il genere maschile.

Quando le è stato chiesto di concludere il dibattito, Feinberg ha chiesto a tutti quelli "che sentono sulle proprie spalle il peso della discriminazione, che si sentono solidali per altri gruppi oppressi, anche se non capiscono quell’esperienza e quel dolore, a tutti coloro che hanno voglia di lavorare per costruire un movimento basato sulla solidarietà – sapendo perfettamente che il compito di costruire l’unità è difficile, --alzatevi in piedi con me adesso."

L’intero pubblico formato da centinaia di persone si è alzato in piedi in un ovazione.

Geremia ha affermato che, come uomo gay, "ciò che mi ha arricchito è stato il contributo che Leslie, come guerriera transgender, e altri trans FTM hanno dato al lavoro di de-costruzione dell’identità maschile. Un contributo che reca in sé molta ri-costruzione. In effetti, abbiamo accolto con entusiasmo l’urgenza di analizzare cosa significhi avere un’apparenza maschile."

Roma è stato il capolinea di questa maratona di incontri politici, con una conferenza organizzata dai cinque maggiori gruppi LGBT: ArciLesbica Roma, Arcitrans Libellula, Di'GayProject Onlus, Gruppo GayRoma.it, e Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

L’incontro si è tenuto alla Casa Internazionale delle Donne. L’entusiasmo ha caratterizzato l’umore della serata. L’incontro vedeva relatori di tutte le associazioni organizzatrici, inclusa Helena Velena, la MTF conduttrice del programma televisivo "Gay Rome," (in realtà: “Outing” su Teleroma56, ndT) la cui intervista a Feinberg nel pomeriggio è stata seguita da oltre 200.000 telespettatori.

Feinberg ha parlato delle prove storiche, da lei scoperte durante il suo viaggio in Italia, di antiche espressioni trans che sembrano radicate nelle primordiali società matrilineari. Ha salutato gli organizzatori e le organizzatrici dell’incontro che vedeva  rappresentate molte correnti politiche. "Questo è il tipo di unità necessario per la costruzione di un forte movimento rivoluzionario," ha detto.

Il pubblico ha applaudito quando Feinberg ha citato il proverbio cinese: "Coloro che dicono che non si può fare, dovrebbero lasciare spazio a quelli che lo stanno facendo."

A proposito della discussione che ne è seguita, Monica Romano di Crisalide Azione Trans Milano ha detto che è stata colpita dal "forte interesse espresso dai presenti, specialmente dai più giovani. Erano entusiasti, pronti ad aprire le loro menti e ad ascoltare. Nessuno è rimasto indifferente a quanto è stato detto durante l’incontro. Secondo la mia esperienza, questo non capita molto spesso durante dibattici politici o eventi culturali."

Durante il tour, Monica Romano ha osservato che c’è stato "un grande fermento e un vero interesse ad approfondire gli argomenti emersi durante gli incontri. C’è il desiderio di parlare, scambiarsi esperienze e conoscersi meglio aldilà delle nostre differenze. Questo è molto positivo." La Romano pensa che le persone che hanno letto "Stone Butch Blues" e hanno partecipato agli incontri, si sentano più libere di esprimere se stesse e la propria identità. Non è cosa da poco."

Costruire Ponti

Secondo Davide Tolu, la serie di incontri ha avuto un impatto positivo per la costruzione dell’unità tra i vari segmenti del movimento LGBT italiano. Tolu pensa che adesso esistano "nuovi e più forti legami tra gli individui e anche tra le diverse organizzazioni," così come nuovi "ponti tra gruppi discriminati per il loro sesso, orientamento sessuale, espressione di genere, religione, convinzioni politiche, razza" e che i discorsi di Feinberg servano da ispirazione "per attraversare quei ponti, superare le nostre differenze e costruire un unico gruppo, molto più forte. "

Anche l’editrice Francesca Polo parla del successo della collaborazione tra gruppi LGBT: "Questa è stata un’eccellente occasione per vedere se lavorare insieme sia possibile. Credo che i risultati siano positivi: se gli obiettivi sono condivisi, la collaborazione tra gruppi diversi non solo è possibile, ma anche molto efficiente."

Porpora Marcasciano ha aggiunto: "Tutto questo è successo durante le giornate del Pride e, allo stesso, tempo, della visita di G.W. Bush in Italia, che hanno dato a tutte le iniziative, le azioni e le esperienze un forte significato politico."

Il portavoce di Antagonismo Gay, Marco Geremia ha osservato che gli incontri si sono svolti "nello spirito del movimento LGBT degli esordi." E ha concluso: "Incontrare Leslie Feinberg è stato un grande onore e un’esperienza entusiasmante, che porteremo come un dono nel prossimo LGBT Forum Europeo."

Minnie Bruce Pratt ha tenuto discorsi a Firenze e a Roma, a proposito delle connessioni tra la liberazione della donna e le diversità tra i sessi e i generi. E’ stata ospite di Teleroma56 e ha parlato come rappresentante dell’International Action Center di New York “ANSWER” durante l’imponente manifestazione del 4 luglio che ha portato a Roma 200.00 persone in protesta contro Busch e la guerra in Iraq.

Traduzione italiana a cura di Davide Tolu

Reprinted from the July 1, 2004, issue of Workers World newspaper

 

Da sinistra a destra: Minnie Bruce Pratt, Antonia Monopoli, Leslie Feinberg ed io.

 

 


 

 

Dicembre 2005. Intervista rilasciata ad Elle con Daniele Bocchetti.

 

Daniele, 33 anni, product manager. Tre anni fa ha iniziato il percorso di transizione female to male (dal femminile al maschile, n.d.r.)

 

“Quando ho iniziato la transizione, ho fatto un’ecografia. E ancora, chissà perché, mi aspettavo che quell’esame potesse portare alla luce quella “malformazione fisica congenita” che, da bambino, mi ero convinto di avere. Quel qualcosa che non funzionava e che nessuno riusciva a trovare ma che io, ne ero certo, si nascondeva dentro di me e provocava tutta quella confusione…”.

Per parlare di sé, Daniele usa toni pacati; sapientemente mescolati, però, a una sottile vena di ironia.

Mentre racconta, sorride spesso e ti guarda diritto negli occhi.

Dopo un po’, si toglie la giacca e allenta il nodo della cravatta.

Le mani curate si allungano verso un pacchetto di sigarette.

“Sono un po’ nervoso, per l’intervento di lunedì (un’isterectomia, per rimuovere utero e ovaie, n.d.r.). L’idea di finire sotto i ferri mi spaventa”.

Poi, il ritmo delle parole si fa più intenso e lascia emergere, fra la fermezza e la necessità di una scelta compiuta da tempo, il segno di una sofferenza che porta con sé ferite ormai rimarginate ma di cui, ancora, restano le cicatrici.

“Sono cresciuto in un paesino dove si giocava tutti insieme, senza distinzioni di sesso né d’età.

Per i miei amici, il mio nome era semplicemente una “caratteristica”. C’era il bimbo con i capelli rossi, quello con le lentiggini e quello con le orecchie a sventola. E poi, c’ero io, il bambino “con il nome da femmina”; che, però, come tutti gli altri maschietti, giocava a calcio, correva in bici, si arrampicava sugli alberi.

Io ero vagamente consapevole di alcune “incoerenze” con ciò che sentivo di essere.

All’epoca, però, non ci badavo tanto. Anche se non avere il pisellino mi sembrava strano; e il dover indossare la gonna mi metteva a disagio.

I problemi veri sono cominciati con l’adolescenza.

Alle mie compagne di scuola cresceva il seno. Io pensavo: a me non succederà. E così, finalmente, gli altri si renderanno conto che sbagliano a trattarmi come una bambina.

Il seno, però, spuntò. E poi, fu il momento del mestruo.

Non capivo. E gli altri non capivano le mie lacrime. Pensavano fossi spaventato dall’idea di crescere, ma io piangevo perché mi vedevo diventare donna pur non sentendomi affatto tale.

Il mio corpo, però, sembrava così deciso nel voler andare in quella direzione che, a un certo punto, iniziai a pensare di essere pazzo. Come spiegare, altrimenti, la mia ostinazione nel sentirmi senza ombra di dubbio un maschio nonostante quel corpo femminile?

Io, però, non volevo essere pazzo. Piuttosto, meglio “fare” la femmina…

Eppure, nonostante tutti i miei sforzi, sentire e agire al femminile risultava impossibile per me e poco credibile per gli altri. E la situazione si rese insostenibile soprattutto con i primi approcci alla sessualità: la sola idea di ricevere attenzioni da un ragazzo mi metteva a disagio; ma non riuscivo nemmeno a immaginare di avvicinarmi a una ragazza, perché temevo che anche solo l’approccio avrebbe sporcato le intenzioni, detto di me una cosa che io non ero.

Inaspettatamente, però, alle ragazze io piacevo. Nonostante il mio nome, la mia anatomia, istintivamente mi percepivano come un ragazzo…

Per la prima volta, mi rendevo conto che, al di là delle barriere fisiche, potevo essere visto per quello che ero davvero.

Ma chi ero io? Lo avevo capito, certo. Eppure, non riuscivo a parlare di me come di un transessuale. Quel termine apparteneva a un mondo lontano, indicava trasgressione, perversione…

Per accettarlo ho dovuto modificarne il contenuto comunemente noto attraverso la conoscenza.

E ho avuto bisogno di tempo.

All’inizio, ero chiuso in me stesso. Vivevo un dramma solo mio, di cui mi vergognavo e di cui non volevo parlare con nessuno. Nemmeno con i miei.

Già, i miei genitori. Non capivano; o meglio, mi osteggiavano. Penso che per loro, però, riportarmi sulla strada della “normalità” fosse l’unico modo per proteggermi.

Per loro non era facile capire; forse, non lo è nemmeno ora.

So che non hanno mai smesso di amarmi; eppure, a volte, non posso fare a meno di sentirmi un po’ arrabbiato nei loro confronti; di chiedermi perché nemmeno loro abbiano saputo andare oltre...

Ognuno di noi è alla perenne ricerca dell’approvazione degli altri. E se non sei approvato quando ti manifesti per ciò che senti di essere, è inevitabile che tu tenda a colpevolizzarti.

Soprattutto se tutti ti fanno capire, prepotentemente, che, se tu fossi “normale”, ti accetterebbero.

E allora cominci a chiederti: perché io sono così?

Passi la vita a domandartelo. Finché, a un certo punto, capisci che la domanda giusta da porti è un’altra. Sono così: e ora, che cosa faccio?

Il transessualismo non è una condizione semplice da vivere. Perché accettare ciò che succede dentro di te significa dover mettere completamente in discussione l’ambiente, la cultura nella quale sei cresciuto, l’educazione che ti è stata impartita.

Significa andare contro un modello di “normalità” che, seppur è la causa di tutta la tua sofferenza, resta comunque quello imperante nella società. Quello per cui l’unica cosa “giusta” è che i maschi siano fatti in un certo modo e le femmine in un altro...

Quanto coraggio ci vuole per andare contro questo modello? Non è coraggio. È una necessità.

Arriva un momento in cui ti accorgi che non puoi fare altrimenti.

Perché tu, in quel modello, non ci sei mai stato. E allora, devi cambiare.

Con un’altra prospettiva, però. Perché adesso non vuoi più adeguarti, a tutti i costi, a un modello, maschile o femminile che sia. Cerchi la coerenza con ciò che sei, con il tuo modo di sentirti e di essere un uomo.

Un transessuale non è una persona che “cambia sesso”. Io sono sempre stato un uomo. Magari non nella norma, ma un uomo. Quello che ero prima lo sono anche adesso. Solo che ora gli altri mi vedono secondo i canoni della “normalità”. E allora tutto è come deve essere…

I transessuali female to male sono una realtà ancora quasi del tutto sconosciuta.

Siamo “invisibili”, possiamo tranquillamente mescolarci nella folla.

Una persona come me, con il giusto tono di voce, la cravatta, la barba, che si dice transessuale, ha l’effetto di una bomba.

Perché io sono l’esempio perfetto della normalità, l’esatto contrario dei pregiudizi che in genere ammorbano il termine “transessuale”.

E certo tutto si può pensare di me tranne che io sia trasgressivo, malato, perverso…

Eppure, quando l’immagine che gli altri avevano di me era femminile, anch’io sentivo il pregiudizio. Perché non ero “perfettamente” ciò che avrei dovuto essere…

Il tempo e l’impegno sociale, la sofferenza, la lotta e la capacità di diventare sempre più consapevole di me stesso. Nella mia storia c’è tutto questo.

Ma ci sono anche le perizie psichiatriche. Le cure ormonali. Gli interventi. Il cambio dei documenti.

Quanta importanza hanno le tappe “obbligate” di questo percorso?

È difficile dirlo. Forse, meno che in passato, perché ora io sono cambiato. Sono più tranquillo, più sereno. Forse, anche un pochino più egoista…

Credo che questo, però, sia legato alla transizione: sei troppo concentrato su di te, sulla tua “costruzione” come essere umano, per poterti pensare in relazione ad altri.

E poi, rispetto alle ragazze, ho ancora qualche delusione da metabolizzare.

Ho avuto diverse storie, anche importanti. Qualcuna è finita perché era finito l’amore. Altre, però, prima della transizione, non hanno retto all’urto delle convenzioni sociali. E mi hanno lasciato una certa diffidenza di fondo.

Oggi, mi sento forte a sufficienza per sorridere dell’imbarazzo che colgo sul viso di chi, aprendo i miei documenti, si ritrova davanti un nome che non mi appartiene più.

Non mi vergogno più del mio corpo, non cerco più di nasconderlo.

Non sento più il bisogno di essere “accettato” quasi fossi qualcosa di brutto, negativo.

Sono molto fiero di me. Per questo voglio essere visto per ciò che sono.

Me stesso. Nient’altro che questo.

 

BOX 1

 

“Crisalidi, storie di vita in transito sul confine di genere”. È questo il titolo del cortometraggio realizzato da Crisalide Azione Trans e ALA Milano Onlus con il sostegno della Fondazione Cariplo. Il video, diretto dal regista Federico Tinelli, fotografa emozioni, paure, rabbia e sogni di cinque transessuali milanesi che, raccontando la loro storia quotidiana, evidenziano una realtà molto lontana dall’immagine trasgressiva in genere associata alla transessualità.

“Seppure appartenga da sempre alla nostra storia, la transessualità è “esplosa” circa 30 anni fa, quando, per la prima volta, si è iniziato a parlare di identità di genere, terapie ormonali, interventi chirurgici. E, contemporaneamente, di prostituzione transessuale” spiega Monica Romano.

“Una strada che, per certi versi, all’epoca era quasi obbligata per le transessuali male to female.

L’unico modo per sopravvivere per chi veniva irrimediabilmente cacciata di casa, non riusciva a trovare lavoro, subiva l’ostracismo della società.

Una terribile necessità che - se vogliamo essere davvero obiettivi - ha comunque incontrato una “risposta” decisamente positiva da parte delle cosiddette persone normali…

Oggi, però, la lettura transessualità uguale prostituzione è anacronistica, oltre che superficiale.

Si fonda su una mancanza di informazione che, purtroppo, è ancora molto diffusa.

Il nostro non è un vizio né un capriccio. È un’esigenza reale, sentita.

Se le persone sapessero davvero che cosa dobbiamo affrontare per arrivare a vivere serenamente, sono certa che non sarebbero ostili nei nostri confronti.

L’obiettivo di questo video, allora, è proprio quello di parlare di noi a chi non ci conosce.

Per indurre a riflettere, per far nascere la voglia di capire”.

 

BOX 2

 

Il processo di “riattribuzione di genere” è regolamentato dalla legge 164 del 1982, che prevede innanzi tutto una perizia psicologica per stabilire la reale necessità del cambiamento in termini di miglioramento della qualità di vita. In seguito, si inoltra richiesta al tribunale: solo un giudice, infatti, può autorizzare gli interventi chirurgici. Parallelamente, ci si sottopone alle terapie ormonali.

Per legge, sono obbligatori tutti gli interventi “demolitivi” per eliminare gli organi riproduttivi.

Le persone male to female, inoltre, devono sottoporsi anche alla ricostruzione dell’apparato genitale femminile. 

Solo alla fine di questo percorso si possono modificare i propri documenti.

Il cammino, però, può essere molto lungo. E costoso.

Le operazioni chirurgiche sono a carico del servizio sanitario nazionale. Tutto il resto, no.

Per le cure ormonali si spendono circa 50 euro al mese. Poi ci sono gli interventi estetici (rimozione della barba, ricostruzione del seno, rinoplastica…), i cui costi oscillano fra i 4 e i 9 mila euro; gli specialisti e le spese legali.

“L’aspetto economico ha sicuramente un grande peso. Le motivazioni che inducono a scegliere una strada più personale, però, possono essere anche altre, legate al timore di doversi sottoporre a interventi che sono ancora in fase sperimentale, per esempio, o a una consapevolezza di sé che sa andare oltre le modifiche fisiche definitive” spiega Monica Romano.

“All’epoca, la 164 fu una legge di grande importanza, perché, finalmente, dava legittimità all’esistenza stessa delle persone transessuali. Oggi, però, servono modifiche fondamentali, soprattutto rispetto alla rettifica anagrafica. Anche in Italia - come già avviene in altri Paesi europei - un transessuale dovrebbe poter avere subito documenti conformi al suo modo di essere. Indipendentemente dalle scelte chirurgiche che poi, in libertà, deciderà o meno di fare”.

 

BOX 3

 

A colloquio con Roberta Ribali, psichiatra e psicoterapeuta, perito del Tribunale di Milano per le tematiche di identità sessuale.

 

Da dove nasce la transessualità?

Sono state fatte ipotesi legate alla situazione ormonale della madre durante la gravidanza o a eventuali traumi farmacologici risalenti sempre alla fase prenatale.

Letture psico dinamiche, invece, suppongono che, durante l’adolescenza, possano esserci state identificazioni molto forti con il sesso opposto al proprio, tali da indurre ad “attribuirsi” quell’identità.

La mia esperienza, però, mi induce a pensare che, invece di voler a tutti i costi trovare una causa, bisognerebbe piuttosto accettare queste persone per come sono.

 

Ma perché ci sono così tanti pregiudizi?

Si trovano tracce della transessualità in ogni cultura antica. In passato, questo modo di vivere non aveva difficoltà a manifestarsi. Era socialmente accettato, integrato in un codice etico molto diverso dal nostro.

È diventato un problema nel momento in cui la società ha scelto un percorso, fortemente influenzato dalla religione, spesso impegnato di sessuofobia, definito da regole ben precise.

Regole cui, i transessuali, non possono appartenere. Proprio perché con le loro scelte scardinano quell’ordine sociale così rigido e rigoroso, ne “confondono”, almeno in apparenza, i ruoli.

 

Come si vive questa condizione?

Difficile generalizzare. Ci sono differenze che riguardano il genere d’appartenenza. Le persone female to male hanno una visibilità minore. È molto più difficile accorgersi di loro. Anche perché non hanno desiderio di esibizione. Vogliono essere accettati “al maschile”, ma in maniera quasi inosservata. Pur con tutte le difficoltà che ciò comporta, invece, per una male to female esibire il corpo diventa quasi una necessità, perché serve a verificare la propria femminilità.

E ancora, molto dipende dalla personalità e dal contesto in cui si vive. Una persona sufficientemente sicura di sé, magari sostenuta dalla famiglia o dagli amici, affronta la situazione con più coraggio. Ha molta più forza nel voler raggiungere quella serenità che cerca da tutta la vita.

Nella realtà, però, questo quadro è ancora raro. Molto più comune, invece, è incontrare persone combattute fra sofferenza e smarrimento, senso di colpa e urgenza di reprimere ciò che sentono.

 


 

Febbraio 2007. Intervista a Radio Global Project

Argomento: l'abbandono da parte del governo Prodi della proprosta di legge sulle unioni civile (DICO)

Link: No VATican : Settimana di mobilitazione per una autodeterminazione transgenere!

 


 

Marzo 2007. Lettera aperta sul caso Sircana.

Pubblicata in forma ridotta su "La Repubblica" del 21/03/2007 e "La Stampa" del 22/03/2007 (con risposta di Lucia Annunziata). Pubblicata integralmente su "Liberazione" del 22/03/2007.

Link: Lettera aperta sul caso Sircana

 

Io, trans e stufa di essere sinonimo di prostituta


Ho 27 anni e sono una donna transessuale dichiarata, visibile e "diurna", dal momento che non mi prostituisco per vivere. Sono laureanda in Scienze Politiche ed ho aspirazioni non differenti da quelle della maggior parte dei miei coetanei e colleghi, in primis quella alla realizzazione professionale. Vivo con la mia famiglia, esco ogni mattina come tutti, lavoro part-time in un call center, sto in mezzo alla gente e non in un ghetto. Ogni giorno devo lottare per affermare il mio diritto ad esistere, per difendere la mia dignità a fronte dei tanti pregiudizi legati al mio modo di essere. La mia quotidianità è una lotta costante.
Il mio aspetto è quello di una ragazza, ma il mio nome ed i miei documenti quelli di un ragazzo. Questo significa che in tutta una serie di situazioni quotidiane devo rivelare la mia transessualità a perfetti sconosciuti: per pernottare in un albergo, per noleggiare un film, per utilizzare la carta di credito. Fin qui è il meno.

La maggiore frustrazione arriva quando devo votare e vengo sballottata da una parte all'altra del seggio, quando devo ricoverarmi in ospedale e la caposala mi dice che non sanno in quale reparto mettermi... quando vengono messi in discussione anche i miei diritti elementari, come quello al voto, all'assistenza sanitaria, ad un lavoro. Già, non dimentichiamo la ricerca di un lavoro.
Vorrei sottolineare che in queste condizioni la ricerca di un lavoro qualsiasi è molto difficile, se non impossibile: i tanti colloqui di lavoro da me sostenuti in questi anni hanno avuto esito negativo. Sarò più chiara: molti colloqui hanno avuto esito positivo fino al momento in cui la mia transessualità non veniva rivelata, ovvero fino al momento di formalizzazione del rapporto di lavoro nel quale i documenti venivano richiesti. Alcuni esaminatori mi hanno detto esplicitamente che non sarei stata assunta perchè transgender. Lotta quotidiana, per difendere ed affermare la mia dignità. Resto comunque una privilegiata, intendiamoci. Se non ho mai dovuto prostituirmi lo devo ad una famiglia che mi ha sempre protetto le spalle, permettendomi di condurre una vita dignitosa. Nell'immaginario comune trans è sinonimo di degrado morale, trasgressione, spettacolarizzazione. Eppure io e tanti altri, nella nostra semplicità, ci sentiamo così distanti da questo stereotipo. Nessuno immagina che in Italia esistono tante ragazze e ragazzi come me che faticano ogni giorno per integrarsi.
In tutto questo non veniamo certo aiutati dal messaggio che costantemente viene veicolato dai media sulle persone transessuali e transgender. Molti giornali non hanno neppure titolato che Sircana sarebbe stato immortalato in compagnia di una prostituta transessuale ma semplicemente con "un transessuale", come se esistesse una sorta di equivalenza fra questa condizione personale e la prostituzione, come se io e le tante persone transessuali che aspirano ad una vita "diurna" e ad un lavoro regolare nemmeno esistessimo, come se fosse umanamente corretto declinarci al maschile con tutta la fatica ed il dolore che attraversiamo perché il nostro corpo ci assomigli....
In ambito mediatico veniamo costantemente rappresentate come soggetti devianti, prostitute per vocazione, caricature senza sentimenti ed umanità... mai come persone dotate di umanità, sentimenti, sogni. Sircana, oggi, "colpevole" o non colpevole, sta provando sulla propria pelle tutto lo stigma sociale che noi persone transessuali ci portiamo addosso ogni giorno della nostra vita. Perchè nessuno si chiede quali dinamiche spingano le donne transessuali verso la prostituzione? E' colpa nostra se nessuno oggi darebbe un lavoro ad una persona transgender? Che cosa resta ad una ragazza trans, magari allontanata dalla famiglia, ed impossibilitata ad avere un lavoro regolare? Perchè nessuno si impegna per restituire a queste donne, almeno mediaticamente, la loro umanità?
Io, donna transessuale, chiedo a questo governo una parola in meno a difesa di Sircana ed una sola in favore delle persone transessuali e transgender italiane. Io, donna transessuale, invito le persone transgender italiane a gridare la propria dignità.

Monica Romano

 


 

Giugno 2007. Intervista per il settimanale "A"

Link: http://www.crisalide-azionetrans.it/Anna_06_06_07_monicaromano.pdf

 


 

Luglio 2007. Intervento al convegno dei Radicali Italiani: "Comunità GLBT a confronto. La strada dei diritti da dove passa?"

Links: Comunità GLBT a confronto.

 


 

Viaggio nel mondo trans

 

di Rosella Simone

articolo tratto da Donna Moderna del 1 settembre 2008

 

 

Viaggio nel mondo trans

 

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