Arcilesbica Nazionale perde i suoi circoli

La disaffiliazione di #Arcilesbica #Bologna e #Arcilesbica #Udine dal “nazionale” milanese è una buona nuova, che ci fa sperare nel futuro del nostro movimento.
Un segnale importante di emancipazione da visioni oscurantiste, tristemente vicine a quelle di una certa militanza cattolica fondamentalista (Adinolfi et similia) e ormai ossessionate dalla biologia come destino
(Sic! Perché solo chi ha una determinata realtà biologica potrebbe dirsi madre, genitore, donna… Tutto il dibattito è stato ricondotto da AN, senza mezze misure, ai corpi: un’involuzione del pensiero collettivo di movimento che avevamo, soprattutto noi persone trans – peraltro faticosamente – portato su altri piani, come quello del confronto sui #generi, ben distinti dai #sessi, e sulla loro variabilità).

Ora il problema – in vista del Pride – è più che mai presente a #Milano. Ed è un problema politico che non può più essere bypassato – IMHO – con la bella retorica dell’inclusività e dello stare insieme a tutti i costi, perché quei costi poi li pagano sempre i piccoli del movimento, le persone trans in primis.

Che si vuole fare?

Intanto i migliori auguri di buon lavoro a Lesbiche Udine e @Lesbiche Bologna

PS Evviva le “lesbiche pop”!

Una coppia britannica di persone transgender vede rovinato il giorno del matrimonio

https://www.lgbtqnation.com/2018/03/tabloids-transphobic-cover-spoils-couples-magical-wedding-day/#.Wrp_6bkXsSk.facebook

Una coppia britannica di persone #transgender (un donna transgender e un uomo transgender) vede rovinato il giorno del matrimonio da un titolista del #Sun.

Molte sono le coppie di persone trans vittime di #transfobia in quanto coppie: l’idea che due persone trans possano amarsi dà fastidio a molti (l’ho vissuto e subito in prima persona. Anzi, saluto con una sonora pernacchia quei poveracci che hanno criticato, giudicato, ironizzato), perché scardina molte (rassicuranti) convinzioni sulla nostra condizione.
Beh, se ne facciano una ragione… ed evviva gli sposi! :-)

Lui poi, davvero un grande, ha dichiarato:

“Naturally the community is upset, as are myself and Hannah, but we have to remember that their readers will know little to nothing about trans people, so once they get past the front page perhaps they will learn a little more about us and see that we are just like any other couple on our wedding day.

Vladimir Luxuria contro Asia Argento: una riflessione su transfobia e misoginia

In merito allo scontro fra #Vladimir Luxuria e #AsiaArgento alla trasmissione “Carta Bianca” su Raitre, vi ripropongo un mio breve articolo uscito ad ottobre – in tempi non sospetti – sul caso #Weinstein, per SinistraxMilano.

“Il caso di Asia Argento ci racconta, ancora una volta, della misoginia che tutte e tutti introiettiamo fin dalla culla.
Nessuno pare salvarsi da questo condizionamento, a partire dalle tante donne, famose e non, che in questi giorni hanno espresso pubblicamente la loro riprovazione nei confronti dell’attrice, divenendo esse stesse agenti che veicolano un sentimento misogino.
Asia Argento sarebbe colpevole di aver assecondato il potente produttore statunitense Weinstein e di aver denunciato troppo tardi le molestie subite – hanno detto e scritto molte – aggiungendo che ad ogni donna nella vita professionale la molestia può capitare e che sarebbe sufficiente dire di no per proteggersi e uscirne “pulite”.
Insomma, ancora una volta si prende di mira il comportamento della vittima e la si colpevolizza, lasciando intatto un sistema patriarcale e maschilista che rende lecito lo scambio fra una prestazione sessuale e un avanzamento di carriera e dividendo le donne fra “brave” e “cattive ragazze”.
Un divide et impera che da sempre ostacola l’affermazione delle donne nel mondo del lavoro come nelle istituzioni e che finisce col penalizzare tutte quante.
Usciremo mai dal circolo vizioso che ci vede troppo spesso schierate le une contro le altre?”

Non condivido la posizione di Vladimir Luxuria e sto con Asia Argento, senza se e senza ma, e contro ogni #misoginia, inclusa quella interiorizzata di molte donne, #cisgender e anche transgender.

Al tempo stesso ritengo che le tante persone, e fra queste anche alcune #femministe, che – attraverso i social – stanno attaccando Vladimir in queste ore non tanto sulle idee che ha espresso, quanto sulla sua condizione di donna #transgender (la loro “posizione” – spacciata come elevato esercizio di pensiero – è, più o meno, la seguente, da me riformulata in parole più semplici, peraltro citando l’amica Laura Caruso, maestra d’ironia:
“Vladimir Luxuria si è espressa così perché non è una VERA donna, perché – gratta gratta – sempre un uomo rimane”) stiano sfruttando il caso mediatico per dare libero sfogo alla loro #transfobia.
Anche questo è molto sbagliato, e anche questa è una forma di #violenza inaccettabile.

Vladimir ha espresso la stessa opinione che moltissime donne cisgender (ahinoi!) hanno espresso in questi mesi, solo che nel suo caso si attacca la sua identità e non le sue idee, e questo anche è aberrante.

Dovremmo tutti imparare a dare maggiore importanza a ciò che viene detto e non a chi lo dice, valutando le idee prima delle persone.

Sabato 25 novembre: presentazione di “Gender (R)Evolution” a Milano

Insieme all’autrice, interverranno:

Porpora Marcasciano

Anita Pirovano

Condurrà:

Irene Facheris

Evento realizzato in collaborazione con la Libreria Antigone di Milano.

«Le battaglie delle persone transgender hanno portata universale e possono migliorare la vita di tutti, perché le rigide aspettative di genere del nostro sistema culturale opprimono ogni essere umano, senza distinzioni.»

Dalla rivolta di Stonewall all’uccisione dell’attivista trans Hande Kader, passando per le battaglie del movimento LGBT italiano, Monica Romano racconta in prima persona la storia di quel lungo percorso di affermazione delle libertà individuali che ha visto protagonista il movimento e la comunità transgender italiana e internazionale. La sua esperienza di attivista e militante si intreccia a quella di alcuni fra i più noti e principali esponenti del movimento.

Un libro di memorie che invita a riflettere e ad affrontare diffidenze e luoghi comuni, ma anche un testo informativo in cui la storia dell’autrice e dei suoi compagni viene contestualizzata e arricchita da numerose schede di approfondimento, utili a chiarire significati e concetti, contro ogni mistificazione e pregiudizio.
Pagina dedicata: Gender R- Evolution

 

Sul sedicente “femminismo” TERF (Trans-exclusionary radical feminism)

“Il Trans-exclusionary radical feminism” (o TERF) è un sottogruppo minoritario e radicale del femminismo (ribadiamolo: è solo una parte del femminismo radicale) caratterizzato da transfobia, soprattutto trans-misoginia. Queste persone ritengono che le uniche “vere” donne siano quelle nate con vagina e cromosomi XX, supportando l’essenzialismo di genere.

Nel 2015, Elinor Burkett, giornalista americana, produttrice ed ex docente dell’Università del Maryland, attaccò Caitlyn Jenner, donna transgender, ex campione olimpico di decathlon, che aveva rilasciato un intervista per Vanity Fair dopo il suo coming out, con un articolo dal titolo “Donne e uomini hanno lo stesso cervello?”.

Successivamente Dame Jenni Murray, giornalista inglese della BBC, ha pubblicato un articolo per il Sunday Times Magazine, dal titolo: “Siate trans, siate orgogliose, ma non chiamatevi una donna ‘vera’”.

Fu poi la volta di Germaine Greer, scrittrice australiana, che è stata pesantemente contestata alla giornata internazionale della donna a Brighton per aver animato una retorica trans-escludente

Queste sono soltanto tre delle pensatrici sedicenti femministe che stanno promuovendo un messaggio dispregiativo e discriminatorio rivolto alle donne transgender in tutto il mondo, messaggio che è arrivato anche in Italia.

Nell’agosto 2017, Arcilesbica Nazionale ha condiviso un articolo intitolato: “I Am a Woman. You Are a Trans Woman. And That Distinction Matters.”, scatenando l’indignazione di buona parte del Movimento per i diritti LGBT italiano.

Occorrerà portare avanti in Italia, e con decisione, una nuova battaglia politica e culturale, come del resto sta già succedendo negli Stati Uniti, dove la questione dei bagni che le persone transgender dovrebbero utilizzare è già da tempo nell’agenda politica, con l’amministrazione Trump impegnata già da tempo nel promuovere un nuovo apartheid.

La legge 164/82 ha sancito il diritto legale delle persone transessuali e transgender a vedere riconosciuto legalmente il genere d’elezione senza alcuna distinzione con le persone cisgender: oggi una donna transgender, a seguito dell’iter di transizione, ha infatti diritto alla rettificazione anagrafica del sesso ed è considerata una donna a tutti gli effetti di legge.

Questi diritto potrebbe, un giorno, venire messo in discussione, mettendo in pericolo la nostra libertà e le conquiste fatte fino ad oggi. Non dimentichiamo che la storia contemporanea ci insegna che gli estremismi e le ideologie di parti anche avverse – e penso alle posizioni sulla transessualità espresse da un certo attivismo cattolico estremista che va dalle Sentinelle in Piedi e al movimento Pro Vita – finiscono spesso con l’essere coincidenti.

Diceva Lohana Berkins, attivista trans argentina:

Siamo traditrici del patriarcato, e questo spesso ci costa la vita. (…). Il patriarcato ci punisce perché rinneghiamo i privilegi della dominazione che ci conferiscono i genitali con cui nasciamo. (…) Questa violenza è la conseguenza di un’altra, quella sociale, e ci viene inflitta perché osiamo sfidare il compito che ci è stato assegnato che ci dice cosa dobbiamo essere e fare. A differenza di gay e lesbiche, le persone trans* non hanno scelta in quanto a visibilità.”

La persecuzione delle persone LGBT in Cecenia

Apprendiamo con sconcerto dell’esistenza di un campo di concentramento per persone LGBT in Cecenia, a breve distanza dai confini europei, e dell’immobilità del Cremlino rispetto a quanto sta avvenendo in quella regione. I media russi di opposizione riferiscono di ragazzi e uomini sequestrati dai corpi paramilitari e sottoposti a sevizie di ogni tipo. L’associazione ILGA-Europe e la russa “Rete LGBT”, che hanno raccolto le testimonianze di trenta evasi, denunciano decine di morti.
Ci uniamo alle associazioni LGBT italiane nel richiedere urgentemente un riscontro alla lettera depositata dall’associazione Certi Diritti e rivolta all’Alto Commissario Federica Mogherini e al ministro Angelino Alfano. Nella lettera sono stati richiesti l’invio di osservatori internazionali nella regione e l’immediata concessione di asilo politico a chi rischia di diventare vittima di una follia che ci riporta alle pagine più cupe della nostra storia. Una storia che ci ha dolorosamente insegnato che le dittature e i totalitarismi iniziano colpendo con ferocia proprio quelle minoranze che non possono difendersi, spesso nell’indifferenza generale.
Antonio Gramsci affermava che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”: noi non possiamo e non vogliamo restare indifferenti.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Gestazione per altri

Stasera sarò qui, fra il pubblico.
Pur essendo tendenzialmente favorevole ad una GPA (Gestazione per altri) che sia regolamentata, non mercificata e tutelante della piena autodeterminazione della gestante, voglio poter ascoltare anche chi la pensa diversamente da me con la dovuta attenzione, per costruirmi un’opinione consolidata su un tema che può essere divisivo del movimento LGBTI in futuro.
Non vi nascondo di non condividere alcune posizioni espresse dalle relatrici non solo rispetto alla GPA, ma anche su altri temi.
Tuttavia, ho sempre creduto nel valore del viaggio fra le diverse prospettive come pratica e nel confronto fra visioni di uno stesso tema.
Quindi, ci si vede stasera in Casa dei diritti, per chi ci sarà.

Non una di meno!

Ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte al corteo di Non Una Di Meno – Milano.
Il femminismo è tornato nelle piazze, con nostra gioia.
Un femminismo finalmente inclusivo e intersezionale, che rivendica il fatto che quello della diseguaglianza di genere e di tutte quelle ingiustizie che da essa derivano sia un problema (problema che si fa coscienza, che nella protesta diventa, finalmente, istanza!) di tant*, e non solo di poche iniziate.
Perché l’oppressione derivante dalla fallocrazia è trasversale e riguarda tante persone, soggettività, storie.
Il corteo ha reso omaggio alla grande Marcella Di Folco, come potrete vedere nel video, e questo dice moltissimo.

 

#LottoMarzo

 

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Per quanto mi riguarda questa giornata non deve essere di festeggiamenti, ma di lotta. Per questo più tardi scenderò in piazza insieme a tante altre.
Però…
Però oggi ho trovato questo rametto sulla scrivania, da parte di una collega, ed è stato bello e commovente.
Per l’affetto speciale che mi trasmette, che porta in sé anche la volontà di un riconoscimento, da parte sua, del mio essere una donna, e di ciò che a lei e a tutte le altre donne mi unisce.

La mia collega è una ragazza semplice, come ce ne sono tante, eppure ha saputo andare oltre e comprendere.

Ci sono femministe, anche molto conosciute, che in tanti anni non hanno mai saputo comprendere. Puntano il dito verso noi donne transgender, mettono in piedi steccati, perché noi saremmo un nemico espressione del patriarcato. Tentano di escluderci, ignare del fatto che noi, molto spesso, del patriarcato siamo invece le prime vittime, e che insieme si dovrebbe lottare.

Basterebbe mettere da parte idee e teorizzazioni di tanto in tanto, guardarsi in faccia, conoscersi nel quotidiano. Basterebbe ascoltare il cuore, come ha fatto la mia collega.
Ragazze, ci vediamo in piazza più tardi.
#LottoMarzo

Il flop del centralino “antigender” voluto dalla Regione Lombardia

Certo non stupisce il flop del ridicolo Centralino Antigender, servizio voluto dai leghisti del Pirellone, che permetterebbe alle famiglie lombarde di segnalare l’insegnamento della “teoria gender” nelle scuole. E’ infatti noto che la “teoria gender” non esiste, così come non esiste alcun “complotto globale” volto ad offrire agli studenti “insegnamenti occulti”.

Esistono invece i gender studies, o studi di genere, che rappresentano un approccio multidisciplinare, in ambito sociale e culturale, della sessualità e dell’identità di genere, e che rientrano a pieno titolo negli insegnamenti di molti corsi di laurea in Italia e nel mondo.Esistono poi i progetti di educazione nelle scuole, che si pongono come obiettivo primario la prevenzione del bullismo e l’insegnamento del rispetto dell’altro e di ogni differenza.

Nulla di occulto e inquietante quindi, come gli esponenti di alcuni gruppi e forze politiche vorrebbero farci credere.

Questo centralino, quindi, ha portato solo dei soldi pubblici buttati via – sarebbero stati stanziati ben 30 mila euro per questo servizio – come i dati relativi ai primi tre mesi e mezzo di attività del centralino confermano.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”