BOOKCITY: LGBT, la rivoluzione pacifica – Sabato 18 novembre

Lgbt, la rivoluzione pacifica

Con Monica Romano e Anton Emilio Krogh

 

La battaglia per i diritti civili di gay, lesbiche, bisessuali e transgender è una delle grandi rivoluzioni culturali degli ultimi decenni. Un incontro per  conoscere la storia e i protagonisti di questa rivoluzione pacifica per affermare il diritto di esprimere la propria identità sessuale, andando oltre la visione rigida e duale dei generi e mettendo in discussione pregiudizi sociali e culturali.

I protagonisti:

Monica Romano ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Laureata in Scienze Politiche, esperta in amministrazione del personale, scrittrice.

Anton Emilio Krogh, avvocato penalista e scrittore. Organizzatore, per passione, di grandi feste-evento a cui accorrono amici da tutto il mondo.

Sul sedicente “femminismo” TERF (Trans-exclusionary radical feminism)

“Il Trans-exclusionary radical feminism” (o TERF) è un sottogruppo minoritario e radicale del femminismo (ribadiamolo: è solo una parte del femminismo radicale) caratterizzato da transfobia, soprattutto trans-misoginia. Queste persone ritengono che le uniche “vere” donne siano quelle nate con vagina e cromosomi XX, supportando l’essenzialismo di genere.

Nel 2015, Elinor Burkett, giornalista americana, produttrice ed ex docente dell’Università del Maryland, attaccò Caitlyn Jenner, donna transgender, ex campione olimpico di decathlon, che aveva rilasciato un intervista per Vanity Fair dopo il suo coming out, con un articolo dal titolo “Donne e uomini hanno lo stesso cervello?”.

Successivamente Dame Jenni Murray, giornalista inglese della BBC, ha pubblicato un articolo per il Sunday Times Magazine, dal titolo: “Siate trans, siate orgogliose, ma non chiamatevi una donna ‘vera’”.

Fu poi la volta di Germaine Greer, scrittrice australiana, che è stata pesantemente contestata alla giornata internazionale della donna a Brighton per aver animato una retorica trans-escludente

Queste sono soltanto tre delle pensatrici sedicenti femministe che stanno promuovendo un messaggio dispregiativo e discriminatorio rivolto alle donne transgender in tutto il mondo, messaggio che è arrivato anche in Italia.

Nell’agosto 2017, Arcilesbica Nazionale ha condiviso un articolo intitolato: “I Am a Woman. You Are a Trans Woman. And That Distinction Matters.”, scatenando l’indignazione di buona parte del Movimento per i diritti LGBT italiano.

Occorrerà portare avanti in Italia, e con decisione, una nuova battaglia politica e culturale, come del resto sta già succedendo negli Stati Uniti, dove la questione dei bagni che le persone transgender dovrebbero utilizzare è già da tempo nell’agenda politica, con l’amministrazione Trump impegnata già da tempo nel promuovere un nuovo apartheid.

La legge 164/82 ha sancito il diritto legale delle persone transessuali e transgender a vedere riconosciuto legalmente il genere d’elezione senza alcuna distinzione con le persone cisgender: oggi una donna transgender, a seguito dell’iter di transizione, ha infatti diritto alla rettificazione anagrafica del sesso ed è considerata una donna a tutti gli effetti di legge.

Questi diritto potrebbe, un giorno, venire messo in discussione, mettendo in pericolo la nostra libertà e le conquiste fatte fino ad oggi. Non dimentichiamo che la storia contemporanea ci insegna che gli estremismi e le ideologie di parti anche avverse – e penso alle posizioni sulla transessualità espresse da un certo attivismo cattolico estremista che va dalle Sentinelle in Piedi e al movimento Pro Vita – finiscono spesso con l’essere coincidenti.

Diceva Lohana Berkins, attivista trans argentina:

Siamo traditrici del patriarcato, e questo spesso ci costa la vita. (…). Il patriarcato ci punisce perché rinneghiamo i privilegi della dominazione che ci conferiscono i genitali con cui nasciamo. (…) Questa violenza è la conseguenza di un’altra, quella sociale, e ci viene inflitta perché osiamo sfidare il compito che ci è stato assegnato che ci dice cosa dobbiamo essere e fare. A differenza di gay e lesbiche, le persone trans* non hanno scelta in quanto a visibilità.”

Butch/femme Italia

Trovate il gruppo a questo link: Butch Femme Italia
Questo è un gruppo per tutte le lesbiche che si rispecchiano nella dualità Butch e Femme.
Per ‘butch’ si intende tradizionalmente una lesbica che presenta atteggiamenti e abbigliamento definiti maschili dalla cultura dominante e dal senso comune.
La lesbica ‘femme’ è invece conforme all’estetica femminile.
Sono benvenute in questo gruppo anche donne transgenere lesbiche e persone di genere non conforme (genderqueer, genderfluid).
Se tu non ti identifichi come Butch o Femme, o ti consideri oltre e al di sopra di queste etichette, questo NON è il gruppo per te!
Se ritieni che i generi siano soltanto due, questo gruppo NON è per te!
Noi chiediamo e ci aspettiamo rispetto nei confronti delle componenti del gruppo e della loro libertà di scegliere per se stesse la definizione che preferiscono e che più le rispecchia.
Questo gruppo non è stato creato allo scopo di dibattere le etichette Butch/Femme, esistono moltissimi altri gruppi e spazi di confronto nei quali è possibile farlo.
Quella del rispetto delle altre componenti è l’unica regola che chiediamo di osservare, ricordando che il buon senso è alla base di ogni sana interazione fra persone.

Auguriamo a tutte una buona permanenza in Butch Femme Italia.

Le amministratrici

Milano Pride 2017

 

 

 

 

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Monica Romano – Milano Pride 2017

Fiera e orgogliosa di aver prestato il mio volto per la campagna del Milano Pride del 2017.
Vedrete tanti altri volti in questa bella campagna, rappresentativi di diverse condizioni, identità, orientamenti e realtà.
Perché le cose possono davvero cambiare solo grazie alla nostra visibilità e alla voglia di metterci la faccia.
Spero con tutto il cuore che l’anno prossimo la comunità #transessuale e #transgender milanese possa esprimere nuovi e giovani volti, e che le nuove leve possano finalmente mandare le attiviste e gli attivisti di sempre in vacanza (ma non in pensione, of course! 😉 )
Ci vediamo al corteo sabato 24 giugno!
#MilanoPride
#DirittiSenzaConfine

Ad un anno dalla legge sulle unioni civili, tanta è ancora la strada ancora da fare

A un anno dall’approvazione della legge che – con grande ritardo rispetto al resto d’Europa – ha regolamentato le unioni civili fra persone dello stesso sesso, il bilancio sul fronte del riconoscimento dei diritti LGBT in Italia risulta essere ancora molto carente.

Il 17 maggio ricorrerà la Giornata Internazionale contro omofobia, transfobia e bifobia, e peserà dover ancora una volta denunciare – come avviene da ormai da molti, troppi anni ! – la mancanza di una legge contro l’omotransfobia, in questo nostro paese dove le violenze rivolte a persone gay, lesbiche e transgender sono ancora una realtà attualissima e drammatica.

Amiamo pensare e dire ad alta voce – senza mai stancarci – che la tutela delle minoranze rappresenta la cartina di tornasole della civiltà di una democrazia: l’Italia potrà dirsi un paese civile quando il nostro ordinamento prevederà specifiche tutele per chi oggi è più esposto a discriminazione, odio e violenza.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

La persecuzione delle persone LGBT in Cecenia

Apprendiamo con sconcerto dell’esistenza di un campo di concentramento per persone LGBT in Cecenia, a breve distanza dai confini europei, e dell’immobilità del Cremlino rispetto a quanto sta avvenendo in quella regione. I media russi di opposizione riferiscono di ragazzi e uomini sequestrati dai corpi paramilitari e sottoposti a sevizie di ogni tipo. L’associazione ILGA-Europe e la russa “Rete LGBT”, che hanno raccolto le testimonianze di trenta evasi, denunciano decine di morti.
Ci uniamo alle associazioni LGBT italiane nel richiedere urgentemente un riscontro alla lettera depositata dall’associazione Certi Diritti e rivolta all’Alto Commissario Federica Mogherini e al ministro Angelino Alfano. Nella lettera sono stati richiesti l’invio di osservatori internazionali nella regione e l’immediata concessione di asilo politico a chi rischia di diventare vittima di una follia che ci riporta alle pagine più cupe della nostra storia. Una storia che ci ha dolorosamente insegnato che le dittature e i totalitarismi iniziano colpendo con ferocia proprio quelle minoranze che non possono difendersi, spesso nell’indifferenza generale.
Antonio Gramsci affermava che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”: noi non possiamo e non vogliamo restare indifferenti.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Il flop del centralino “antigender” voluto dalla Regione Lombardia

Certo non stupisce il flop del ridicolo Centralino Antigender, servizio voluto dai leghisti del Pirellone, che permetterebbe alle famiglie lombarde di segnalare l’insegnamento della “teoria gender” nelle scuole. E’ infatti noto che la “teoria gender” non esiste, così come non esiste alcun “complotto globale” volto ad offrire agli studenti “insegnamenti occulti”.

Esistono invece i gender studies, o studi di genere, che rappresentano un approccio multidisciplinare, in ambito sociale e culturale, della sessualità e dell’identità di genere, e che rientrano a pieno titolo negli insegnamenti di molti corsi di laurea in Italia e nel mondo.Esistono poi i progetti di educazione nelle scuole, che si pongono come obiettivo primario la prevenzione del bullismo e l’insegnamento del rispetto dell’altro e di ogni differenza.

Nulla di occulto e inquietante quindi, come gli esponenti di alcuni gruppi e forze politiche vorrebbero farci credere.

Questo centralino, quindi, ha portato solo dei soldi pubblici buttati via – sarebbero stati stanziati ben 30 mila euro per questo servizio – come i dati relativi ai primi tre mesi e mezzo di attività del centralino confermano.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Corte di Appello di Milano: sono trascrivibili integralmente i certificati di nascita di due gemelli nati negli Stati Uniti attraverso la “gestazione per altri”

Il decreto della Corte di Appello rappresenta un passo importante nella battaglia per il pieno riconoscimento delle famiglie arcobaleno.
Va infatti ricordato che la legge 76 del 20 maggio 2016 che regolamenta le unioni civili – o legge #Cirinnà – non riconoscendo il diritto alla genitorialità delle persone #LGBTI, non ha ancora risolto quel vuoto normativo che incide in modo sostanziale sulla vita di tante famiglie.
La magistratura tenta così di sanare questa carenza tutelando e anteponendo l’interesse dei due bambini, nati da maternità surrogata negli Stati Uniti, a presunte ragioni di ordine pubblico, appellandosi alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e disponendo la trascrizione integrale nel registro degli atti di nascita dei loro certificati.
Non è la prima volta che la magistratura si dimostra avanguardia nell’avanzamento dei diritti civili in Italia, andando oltre i limiti di una politica sorda alle richieste di migliaia di famiglie che chiedono riconoscimento e tutela. SinistraxMilano non può che sostenere e incoraggiare tale avanzamento, in attesa di una legge che riconosca il matrimonio egualitario e l’uguaglianza formale e sostanziale di tutte le famiglie.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

In memoria di Alessandro Rizzo

SinistraxMilano si unisce alle tante persone che in queste ore vivono con dolore la scomparsa di Alessandro Rizzo, attivista per i diritti LGBTI e vicepresidente del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano, critico d’arte, operatore culturale e curatore di mostre, giornalista e redattore, consigliere della Lista Uniti con Dario Fo in Zona 4 fino al 2011, candidato alle elezioni comunali per il Consiglio del Municipio 4 nelle nostre liste.
Vogliamo ricordare Alessandro riproponendo le sue parole in chiusura della sua ultima campagna elettorale, pubblicate il 7 giugno, subito dopo le elezioni.
Parole per noi preziose, non solo perché rappresentative dell’impegno di Alesssandro per Milano, della sua serietà, della sua grande passione civica e di quell’amore per le istituzioni ampiamente dimostrati nei cinque anni di consiliatura e nelle numerosissime attività da lui promosse sul territorio milanese, ma anche perché la visione di Alessandro ben rappresenta il nostro laboratorio politico e il senso del lavoro che stiamo portando avanti.
Le idee non muoiono e noi tutti cercheremo di tenerle vive anche in nome di Alessandro e di quanto ha saputo dare alla nostra città.
“Volevo ringraziare tutte e tutti coloro che hanno espresso la fiducia e il voto per il sottoscritto per il rinnovo del Consiglio del Municipio 4 di Milano. Volevo ringraziare tutte e tutti coloro, care e cari amici, che mi hanno sostenuto in questa campagna elettorale. Volevo anche ringraziare tutte e tutti coloro di Sinistra x Milano che hanno lavorato con passione e con dedizione in questa campagna elettorale. Purtroppo per soli 125 voti il Municipio 4 vedrà una maggioranza di destra, non la chiamerei di centrodestra: questo dato dovrebbe indurci ad attente riflessioni politiche. In particolare questo dato, che interrompe un’importante e apprezzabile esperienza di governo del territorio, porta a non vedere più la continuazione di un lavoro egregio e notevole avviato in particolare modo dalla Commissione Cultura del Consiglio di Municipio 4 che, sotto la presidenza della carissima amica Rossella Traversa, ha visto una diffusione della cultura sul territorio, un accesso a un’offerta culturale completa e diversificata, una riappropriazione degli spazi pubblici e, infine, un investimento su libere e meritevoli creatività. Non voglio imputare responsabilità particolari e singole, ma è necessario affrontare, ora, con fermezza e determinazione temi che, forse, potevano essere considerati come già dati per assodati ma che, evidentemente, non lo sono. Innanzitutto da oggi occorrerà, insieme, creare una rete tra soggetti che vogliono che quel progetto di città, in cui abbiamo creduto costruendolo, possa essere non solo confermato ma possa continuare a essere realizzato. Mi riferisco ai temi che riguardano l’ambiente, uno sviluppo ecosostenibile della città, i referendum comunali del 2011 devono ancora trovare una loro attuazione. Mi riferisco ai diritti LGBT e alla laicità nelle istituzioni, temi in gran parte affermati, ma che ancora devono essere completati. Mi riferisco a uno stato sociale e a una rete di servizi sociali, in buona parte egregiamente realizzata, per i ceti più deboli. Mi riferisco alle case popolari e a quartieri periferici più vivibili, in questo caso molto c’è ancora da fare, seppure esperienze interessanti di coesione e di interventi strutturali e sociali nei quartieri ALER siano state avviate.”

Monica Romano e tutta SinistraxMilano

 

Perchè ho deciso di scrivere “Storie di ragazze XY”

Articolo pubblicato dalla rivista di cultura LGBT “Il Simposio”

Nel 2008 pubblicai il mio primo libro dal titolo Diurna. La transessualità come oggetto di discriminazione, con la casa editrice Costa & Nolan.

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Diurna era un saggio che analizzava i temi sui quali  il movimento per i diritti delle persone transgender, in Italia e nel mondo, ormai da decenni cercava (e cerca) di richiamare l’attenzione. Nel  considerare le cause della marginalizzazione delle persone trans* nella società occidentale, mi ero soffermata sui temi che seguono:

* il fenomeno della discriminazione delle persone transgender nel mondo del lavoro, sia per ciò che concerne la ricerca di un lavoro (la discriminazione all’ingresso del mercato del lavoro), sia  per il mantenimento del posto di lavoro (il femoneno del mobbing);

* il femoneno della discriminazione presso le agenzie di socializzazione, come la scuola e l’università;

* il distorcimento e l’alterazione della realtà transgender nell’immaginario colletivo ad opera principalmente dei mass media, che per anni hanno promosso un’idea delle persone trans* ad uso e consumo della morbosità di lettori e telespettatori e tralasciato invece, fatte salve rare eccezioni, un’informazione corretta sulle tematiche legate all’identità di genere;

* il binomio “transgender = prostituta” presente nell’immaginario collettivo, le sue origini e le ricadute sulla vita quotidiana delle persone transgender;

* il tema della transfobia e l’elevatissimo tasso di omicidi di persone transgender, soprattutto donne, silenzioso massacro che ogni anno raggiunge numeri impressionanti;

* l’importanza dell’esistenza di associazioni e gruppi transgender dove le persone possano confrontarsi e interagire;

* l’istanza di despichiatrizzazione della condizione trans*;

* l’elaborazione di una cultura transgender, di nuove visioni e linguaggi, in un’ottica di decostruzione del sistema culturale e di significati binario nel quale siamo immersi;

* la transfobia interiorizzata e la ricerca dell’invisibilità sociale da parte di molte persone transgender;

* l’analisi dell’apporto che ci viene offerto dalla storia e dall’antropologia, di quelle culture anche millenarie che prevedevano generi alternativi al binomio uomo/donna, dell’esistenza quindi di persone e culture transgender ante litteram;

* l’elaborazione di un manifesto politico, il Manifesto per la libertà di genere, che concludeva il libro auspicando una rivoluzione delle coscienze e, conseguentemente, del sistema sociale e culturale.

La pubblicazione di Diurna è stata un’importante esperienza che presentò un limite, dovuto principalmente al linguaggio. Il libro era infatti un saggio, la rielaborazione della mia tesi di laurea dedicata a tema della discriminazione, e aveva una terminologia accademica.

Presentando Diurna presso associazioni, librerie ed università avevo spesso l’impressione che i concetti arrivassero agli uditori, ma che restassero in qualche modo soltanto informazioni, dati, concetti simili a tanti altri per chi li ascoltava.

Ero gratificata da quel lavoro di informazione, ma non mi sentivo pienamente soddisfatta. Da attivista mi sono sempre posta un obiettivo ben più ambizioso, che è la sensibilizzazione delle persone prima dell’informazione, che deriva dalla capacità di fare breccia nelle coscienze.

In una notte d’estate un po’ sottotono del 2008 fu un amico ad aprirmi gli occhi, un uomo transgender che nella mia vita ha una funzione importantissima: da anni mi porta a serate danzanti e molto frivole quando nell’aria si sente un po’ di malinconia. Fu lui a dirmi che il mio libro era certo utile e ben scritto ma inaccessibile alla maggior parte delle persone, perché troppo difficile. Con un sorriso complice, mi invitò a raccontare le nostre storie, i tanti aspetti drammatici come quelli divertenti e tragicomici, sforzandomi di utilizzare un linguaggio accessibile che favorisse  l’empatia, quel processo di identificazione fondamentale ed irrinunciabile per chi alle coscienze altrui vuole arrivare, incoraggiando un viaggio fra le prospettive.

In questo Leslie Feinberg, attivista transgender americano venuto a mancare nel 2014, era riuscito magistralmente. Lessi il suo libro Stone Butch Blues nel 2004. Lo avevo divorato in una notte e, dal giorno successivo, niente per me fu più come prima.

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Avrei avuto l’onore di conoscere Leslie Feinberg solo qualche mese dopo in occasione della presentazione del suo libro in Italia, nel giugno 2004, ma mi era bastato leggere quel libro per amarlo ancora prima di conoscerlo.

Stone Butch Blues è un memoir dove Leslie, attraverso il personaggio di Jess,  una fierissim* butch, racconta la comunità LGBT nell’America degli anni ’60 e ’70 prima e successivamente ai moti di Stonewall.

Senza illudermi di poter  in qualche modo eguagliare il mio ispiratore quanto a potenza esperienziale e narrativa, decisi di darmi anch’io alla scrittura di un romanzo di ispirazione autobiografica, cercando di fare la mia piccola parte in quella che mi piace immaginare come la stesura di una lunga storia corale e scritta a più mani, quella del nostro movimento e delle nostre battaglie di liberazione.

Storie di ragazze XY è quindi nato così, con l’intenzione di concentrare tutti  i temi già affrontati in Diurna in un racconto semplice e che potesse essere accessibile a chiunque.

A ormai più di tre mesi dall’uscita di questo secondo libro sto ricevendo molte domande da chi ha deciso di leggermi, e questo è certo un buon segno. L’aspetto per il momento più curioso è che, ad oggi, la domanda in assoluto più frequente riguarda la veridicità di ciò che ho scritto:

“E’ tutto accaduto davvero?”

Per rispondere scelgo sempre di utilizzare la risposta che Leslie diede a quella stessa domanda relativamente a Stone Butch Blues:

“Oh, certo che è vero. E’ così vero che sanguina. E allo stesso tempo è una ricosctruzione: mai sottovalutare il potere della fitcion di dire la verità. […] Un viaggio che non è identico al percorso della mia vita, ma che irradia la familiarità profonda dell’esperienza vissuta.”

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Articolo di Antonio Steffenoni per “Il Venerdì” di Repubblica

 

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«I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo.»  «Sei maschio o femmina?» È il 1986 quando Ilenia si sente fare per la prima volta questa domanda. Al momento non sa cosa rispondere, non vuole essere diversa, è e basta. La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.  Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.