Il pensiero transgender riparte dalla sua stessa “presa di parola”: articolo per la rivista Pride

Articolo per la rivista Pride con intervista a Porpora Marcasciano sul seminario “Transiti, tracce e intrecci di rivoluzioni”, tenutosi al MIT di Bologna il 2 dicembre 2017.

Per leggere l’articolo, cliccare sul link sottostante:

LGBT e Diversity. Formazione presso Discovery Italia

 

 LGBT e Diversity: dalla rappresentazione all’inclusione.

L’incontro formativo si terrà giovedì 28 giugno alle 16.30 presso Discovery Italia, Via Uberto Visconti di Modrone, 11, Milano.

 

LGBT Flag Button with Business Concept Stick Figures

 

 

Discovery ha fatto della “capacità di raccontare il mondo attraverso le storie delle persone” la sua mission, individuando nel “real life entertainment” un efficace strumento di intrattenimento intelligente e divulgazione.

Come il racconto di vita delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) può cambiare l’immaginario collettivo e la gestione delle relazioni aziendali, favorendo una maggiore inclusione? Quanto il linguaggio e la scelta delle parole plasmano e modificano la realtà – a partire dai luoghi di lavoro – e risultano determinanti per una  rappresentazione corretta e rispettosa delle differenze anche a livello comunicativo e mediatico? Perché l’inclusione migliora  il team working ed è una pratica virtuosa a tutti i livelli aziendali?

L’incontro sarà tenuto dalla dott.ssa Monica Romano, HR Administrator, attivista per i diritti LGBT e scrittrice.

Al Festival Mix di Milano tre film sull’identità di genere

Come componente della giuria dei lungometraggi della trentaduesima edizione del Festival MIX Milano, sto visionando in queste ore i film che verranno proiettati fino a domenica presso il Piccolo Teatro Milano
Vi anticipo che la rassegna di quest’anno è davvero di alto livello e vi invito a non perdere le proiezioni.
In particolare, mi fa molto piacere segnalare che quest’anno verranno proiettati ben tre film che affrontano il tema dell’identità di genere – “Freak Show”, “Marylin” e “Venus” – che meritano di essere visti.
Ora ritorno a guardare e scribacchiare
Ci vediamo in queste sere al Piccolo!

BOOKCITY: LGBT, la rivoluzione pacifica – Sabato 18 novembre

Lgbt, la rivoluzione pacifica

Con Monica Romano e Anton Emilio Krogh

 

La battaglia per i diritti civili di gay, lesbiche, bisessuali e transgender è una delle grandi rivoluzioni culturali degli ultimi decenni. Un incontro per  conoscere la storia e i protagonisti di questa rivoluzione pacifica per affermare il diritto di esprimere la propria identità sessuale, andando oltre la visione rigida e duale dei generi e mettendo in discussione pregiudizi sociali e culturali.

I protagonisti:

Monica Romano ha una lunga militanza iniziata nel 1999 presso l’associazione Arcitrans. Ha fondato l’associazione «La Fenice» – Transessuali & Transgender Milano, di cui è stata presidente fino al marzo del 2009. Laureata in Scienze Politiche, esperta in amministrazione del personale, scrittrice.

Anton Emilio Krogh, avvocato penalista e scrittore. Organizzatore, per passione, di grandi feste-evento a cui accorrono amici da tutto il mondo.

Sul sedicente “femminismo” TERF (Trans-exclusionary radical feminism)

“Il Trans-exclusionary radical feminism” (o TERF) è un sottogruppo minoritario e radicale del femminismo (ribadiamolo: è solo una parte del femminismo radicale) caratterizzato da transfobia, soprattutto trans-misoginia. Queste persone ritengono che le uniche “vere” donne siano quelle nate con vagina e cromosomi XX, supportando l’essenzialismo di genere.

Nel 2015, Elinor Burkett, giornalista americana, produttrice ed ex docente dell’Università del Maryland, attaccò Caitlyn Jenner, donna transgender, ex campione olimpico di decathlon, che aveva rilasciato un intervista per Vanity Fair dopo il suo coming out, con un articolo dal titolo “Donne e uomini hanno lo stesso cervello?”.

Successivamente Dame Jenni Murray, giornalista inglese della BBC, ha pubblicato un articolo per il Sunday Times Magazine, dal titolo: “Siate trans, siate orgogliose, ma non chiamatevi una donna ‘vera’”.

Fu poi la volta di Germaine Greer, scrittrice australiana, che è stata pesantemente contestata alla giornata internazionale della donna a Brighton per aver animato una retorica trans-escludente

Queste sono soltanto tre delle pensatrici sedicenti femministe che stanno promuovendo un messaggio dispregiativo e discriminatorio rivolto alle donne transgender in tutto il mondo, messaggio che è arrivato anche in Italia.

Nell’agosto 2017, Arcilesbica Nazionale ha condiviso un articolo intitolato: “I Am a Woman. You Are a Trans Woman. And That Distinction Matters.”, scatenando l’indignazione di buona parte del Movimento per i diritti LGBT italiano.

Occorrerà portare avanti in Italia, e con decisione, una nuova battaglia politica e culturale, come del resto sta già succedendo negli Stati Uniti, dove la questione dei bagni che le persone transgender dovrebbero utilizzare è già da tempo nell’agenda politica, con l’amministrazione Trump impegnata già da tempo nel promuovere un nuovo apartheid.

La legge 164/82 ha sancito il diritto legale delle persone transessuali e transgender a vedere riconosciuto legalmente il genere d’elezione senza alcuna distinzione con le persone cisgender: oggi una donna transgender, a seguito dell’iter di transizione, ha infatti diritto alla rettificazione anagrafica del sesso ed è considerata una donna a tutti gli effetti di legge.

Questi diritto potrebbe, un giorno, venire messo in discussione, mettendo in pericolo la nostra libertà e le conquiste fatte fino ad oggi. Non dimentichiamo che la storia contemporanea ci insegna che gli estremismi e le ideologie di parti anche avverse – e penso alle posizioni sulla transessualità espresse da un certo attivismo cattolico estremista che va dalle Sentinelle in Piedi e al movimento Pro Vita – finiscono spesso con l’essere coincidenti.

Diceva Lohana Berkins, attivista trans argentina:

Siamo traditrici del patriarcato, e questo spesso ci costa la vita. (…). Il patriarcato ci punisce perché rinneghiamo i privilegi della dominazione che ci conferiscono i genitali con cui nasciamo. (…) Questa violenza è la conseguenza di un’altra, quella sociale, e ci viene inflitta perché osiamo sfidare il compito che ci è stato assegnato che ci dice cosa dobbiamo essere e fare. A differenza di gay e lesbiche, le persone trans* non hanno scelta in quanto a visibilità.”

Butch/femme Italia

Trovate il gruppo a questo link: Butch Femme Italia
Questo è un gruppo per tutte le lesbiche che si rispecchiano nella dualità Butch e Femme.
Per ‘butch’ si intende tradizionalmente una lesbica che presenta atteggiamenti e abbigliamento definiti maschili dalla cultura dominante e dal senso comune.
La lesbica ‘femme’ è invece conforme all’estetica femminile.
Sono benvenute in questo gruppo anche donne transgenere lesbiche e persone di genere non conforme (genderqueer, genderfluid).
Se tu non ti identifichi come Butch o Femme, o ti consideri oltre e al di sopra di queste etichette, questo NON è il gruppo per te!
Se ritieni che i generi siano soltanto due, questo gruppo NON è per te!
Noi chiediamo e ci aspettiamo rispetto nei confronti delle componenti del gruppo e della loro libertà di scegliere per se stesse la definizione che preferiscono e che più le rispecchia.
Questo gruppo non è stato creato allo scopo di dibattere le etichette Butch/Femme, esistono moltissimi altri gruppi e spazi di confronto nei quali è possibile farlo.
Quella del rispetto delle altre componenti è l’unica regola che chiediamo di osservare, ricordando che il buon senso è alla base di ogni sana interazione fra persone.

Auguriamo a tutte una buona permanenza in Butch Femme Italia.

Le amministratrici

Milano Pride 2017

 

 

 

 

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Monica Romano – Milano Pride 2017

Fiera e orgogliosa di aver prestato il mio volto per la campagna del Milano Pride del 2017.
Vedrete tanti altri volti in questa bella campagna, rappresentativi di diverse condizioni, identità, orientamenti e realtà.
Perché le cose possono davvero cambiare solo grazie alla nostra visibilità e alla voglia di metterci la faccia.
Spero con tutto il cuore che l’anno prossimo la comunità #transessuale e #transgender milanese possa esprimere nuovi e giovani volti, e che le nuove leve possano finalmente mandare le attiviste e gli attivisti di sempre in vacanza (ma non in pensione, of course! 😉 )
Ci vediamo al corteo sabato 24 giugno!
#MilanoPride
#DirittiSenzaConfine

Ad un anno dalla legge sulle unioni civili, tanta è ancora la strada ancora da fare

A un anno dall’approvazione della legge che – con grande ritardo rispetto al resto d’Europa – ha regolamentato le unioni civili fra persone dello stesso sesso, il bilancio sul fronte del riconoscimento dei diritti LGBT in Italia risulta essere ancora molto carente.

Il 17 maggio ricorrerà la Giornata Internazionale contro omofobia, transfobia e bifobia, e peserà dover ancora una volta denunciare – come avviene da ormai da molti, troppi anni ! – la mancanza di una legge contro l’omotransfobia, in questo nostro paese dove le violenze rivolte a persone gay, lesbiche e transgender sono ancora una realtà attualissima e drammatica.

Amiamo pensare e dire ad alta voce – senza mai stancarci – che la tutela delle minoranze rappresenta la cartina di tornasole della civiltà di una democrazia: l’Italia potrà dirsi un paese civile quando il nostro ordinamento prevederà specifiche tutele per chi oggi è più esposto a discriminazione, odio e violenza.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

La persecuzione delle persone LGBT in Cecenia

Apprendiamo con sconcerto dell’esistenza di un campo di concentramento per persone LGBT in Cecenia, a breve distanza dai confini europei, e dell’immobilità del Cremlino rispetto a quanto sta avvenendo in quella regione. I media russi di opposizione riferiscono di ragazzi e uomini sequestrati dai corpi paramilitari e sottoposti a sevizie di ogni tipo. L’associazione ILGA-Europe e la russa “Rete LGBT”, che hanno raccolto le testimonianze di trenta evasi, denunciano decine di morti.
Ci uniamo alle associazioni LGBT italiane nel richiedere urgentemente un riscontro alla lettera depositata dall’associazione Certi Diritti e rivolta all’Alto Commissario Federica Mogherini e al ministro Angelino Alfano. Nella lettera sono stati richiesti l’invio di osservatori internazionali nella regione e l’immediata concessione di asilo politico a chi rischia di diventare vittima di una follia che ci riporta alle pagine più cupe della nostra storia. Una storia che ci ha dolorosamente insegnato che le dittature e i totalitarismi iniziano colpendo con ferocia proprio quelle minoranze che non possono difendersi, spesso nell’indifferenza generale.
Antonio Gramsci affermava che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”: noi non possiamo e non vogliamo restare indifferenti.

Monica Romano per “Sinistra x Milano”

Diversity, inclusion e persone LGBT nel mondo del lavoro

La dott.ssa Monica Romano ha presentato l’intervento che segue, disponibile anche in video, presso il Municipio 3 di Milano il 2 marzo 2017, in occasione dell’incontro Donne, genere e lavoro – Istruzioni per l’uso.

Il quadro italiano delle discriminazioni nel lavoro delle persone LGBT non è semplice da definire, prima di tutto perché mancano i numeri: non conosciamo il numero di persone discriminate e, quando una discriminazione avviene, è molto difficile fornirne la prova. Quando parliamo di discriminazioni – in concreto – ci riferiamo al blocco della carriera, al mobbing orizzontale (quello messo in atto dai colleghi) e a quello verticale (quello messo in atto dai colleghi superiori gerarchicamente o dallo stesso datore di lavoro), alle molestie sessuali, all’esito negativo del periodo di prova, al mancato rinnovo del contratto a tempo determinato, fino ad arrivare al licenziamento.

Ricordo che il licenziamento discriminatorio resta vietato nel nostro ordinamento, ma che l’onere della prova è a carico del lavoratore. Il licenziamento dichiarato discriminatorio in giudizio è nullo e comporta il diritto alla reintegra, il pagamento di tutte le retribuzioni perdute e la regolarizzazione previdenziale (e questo indipendentemente dalla dimensione aziendale). In Italia esiste il decreto legislativo 216/2003 che vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale facendo esplicito riferimento ad essa.

Le discriminazioni si differenziano per intensità a seconda della lettera dell’acronimo LGBT che vanno a colpire.

Ad esempio, spesso sentiamo dire che le lesbiche subiscono una doppia discriminazione, ma io direi che è anche tripla: sono infatti discriminate in quanto lesbiche, in quanto donne e, se lo sono, in quanto mamme. L’attenzione spesso morbosa che una coppia di donne subisce rende difficile il coming out sul posto di lavoro e quella dell’invisibilità diventa spesso una scelta obbligata. La madre sociale, quella non biologica nella coppia, da una parte ha tutti quegli oneri conseguenti alla genitorialità che possono incidere negativamente sulla sua carriera, ma dall’altra ma non gode delle agevolazioni previste perché non il suo status di genitrice non  viene riconosciuto.

Abbiamo poi le persone transgenere o transgender, che restano le più colpite dalle discriminazioni, a causa dell’impossibilità di nascondere quella rivoluzione estetica necessaria e conseguente all’iter di transizione. Le persone transgenere incontrano barriere all’ingresso del mercato del lavoro, dove vengono scartate ai colloqui di selezione, e mobbing sul posto di lavoro, quando iniziano l’iter in azienda. Complessa e non semplice è poi la gestione di rapporti di lavoro autonomo e nello svolgimento di libere professioni, dove è il rapporto con i clienti a presentare criticità.

In questo senso, l’ultima riforma del sistema lavoro chiamata Jobs act non ha migliorato la situazione. Pur avendo portato alcune evoluzioni sul piano della tutela del lavoro prevedendo, ad esempio, maggiori tutele per la maternità delle lavoratrici autonome e delle iscritte alla Gestione Separata Inps e ampliato la platea dei beneficiari di trattamenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, questa riforma ha messo in discussione importanti diritti che storicamente si consideravano acquisiti in Italia, legati soprattutto al lavoro a tempo indeterminato in aziende con più di 15 dipendenti e alle tutele previste dallo Statuto dei lavoratori. Il Contratto a Tempo Indeterminato a Tutele Crescenti (CATUC), ha definitivamente sostituito il Contratto a Tempo Indeterminato che conoscevamo da decenni, rendendo di fatto più facile licenziare per un datore di lavoro.

Quindi, se è vero che la tutela dai licenziamenti discriminatori ancora sussiste, è altresì vero che una generale maggiore agibilità ai licenziamenti da parte del datore di lavoro di norma comporta maggiori rischi per quelle categorie più deboli da un punto di vista sociale e culturale, come le donne e le persone LGBT.

Venendo alla domanda che ha aperto questo nostro evento –  Cosa può fare un’amministrazione cittadina per fronteggiare le discriminazioni? – come potremmo quindi rispondere?

Senz’altro che un’amministrazione cittadina può fare moltissimo. Ad esempio promuovere una diversa cultura aziendale e organizzativa, formando imprenditori e manager aziendali, promuovendo l’idea che il diversity management non il è fumo negli occhi – come molti imprenditori ancora pensano –  ma una politica di gestione del personale che può incrementare la produttività di un’azienda.

Dovremmo seguire l’esempio di città come Londra, Berlino o Barcellona, che hanno politiche di diversity & inclusion molto sviluppate: occorre far sì la giustizia organizzativa divenga strategia organizzativa.

Non si tratta solo di insegnare che discriminare è sbagliato, o che non discriminare ci rende migliori e politicamente corretti, ma anche che scegliere l’inclusione è vantaggioso in termini strategici e di competitività per un’impresa. Si tratta di spiegare che il pregiudizio in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere delle persone può essere un ostacolo al reclutamento e alla promozione del candidato più qualificato per un lavoro e dei migliori talenti che il mercato offre, eccellenze incluse.

Creare un ambiente di lavoro sereno e adatto a qualunque persona risulta vincente per tutti, anche per i collaboratori maschi, bianchi ed eterosessuali. L’assenza di discriminazioni è produttiva.

Mettere l’etica è al centro è insomma più intelligente, oltre che giusto.

Queste sarebbero delle ottime premesse per far sì che, un domani, qui a Milano, si potrà essere persone gay, lesbiche e transgender dichiarate e ambire a fare carriera anche fino ai massimi vertici. Questa potrebbe essere una grande sfida per la nostra città.